20 Gennaio 2022

Il processo Maxwell e la scomparsa di Epstein

Com’era evidente, il processo a Ghislaine Maxwell, la compagna di Jaffrey Epstein, il miliardario pedofilo dai mille rapporti, è stato una farsa. Nonostante alla fine la figlia del magnate Robert sia stata condannata, non ha fatto alcuna luce sul “sistema Epstein”.

Quando Epstein fu arrestato il mondo venne a conoscenza della vasta rete di rapporti del miliardario, il quale, già condannato per pedofilia nel 2005, aveva continuato a frequentare gli uomini più potenti del mondo, da Bill Gates a Bill Clinton ad altri ancora più potenti.

Insomma, tanti della lista dei potenti che si sono arricchiti durante la pandemia, insieme a figure influenti di Hollywood e dei media mainstream. A frotte si radunavano nelle sue lussuose ville, a Manhattan o nel New Mexico, dove usava far feste galanti. Ma convenivano con lui anche per incontri più riservati nella sua isola privata, Saint James, chiamata dai locali l’isola dei pedofili.

Il processo alla Maxwell avrebbe potuto, in teoria, cercare di comprendere le dinamiche di queste feste, i motivi per cui tanti frequentavano Saint James,  impreziosita da un tempio di qualche occulta religione che certo non era stato eretto per il solo uso personale… Ma ovviamente non è andata così.

Il processo ha riguardato la sola Maxwell e le sue malefatte al seguito del compagno, nulla importando se ai suoi amici altolocati offrisse altro. Non si poteva, dal momento che poteva crollare il mondo.

Per evitare questo, anche i magistrati hanno evitato di allargare il caso, concentrandosi semplicemente sulla colpevolezza o meno della Maxwell.

Questa, peraltro, ha avuto sin dall’inizio un trattamento di favore. Nonostante fosse conclamato il suo ruolo nelle vicende del compagno, ha potuto lasciare indisturbata l’America.

Giunta in Gran Bretagna, ha fatto sapere che aveva tanta documentazione, chiamando così il mondo che aveva frequentato Epstein a difenderla, per poi consegnarsi alla giustizia americana solo mesi dopo l’arresto e la scomparsa del compagno.

A vigilare che il processo procedesse senza disturbare i potenti, tra i procuratori è stata scelta Maurene Comey, figlia di James, potente direttore dell’Fbi che grazie al suo ruolo era entrato in rapporti con gli stessi ambiti che frequentavano Epstein.

Non solo, per evitare incidenti di percorso, il processo si è tenuto in forma più che riservata: sebbene i giornalisti potessero assistervi di lontano, era vietato fare fotografie e registrare quanto vi avveniva, sia in forma audio che video.

Così leggendo gli articoli sul procedimento (pochi in verità, che dei crimini di certi potenti si scrive con cautela), sembrava di scorrere qualcosa avvenuto decenni fa, con i giornali costretti a ricorrere ai vignettisti per illustrare quanto avveniva nel segreto dell’aula.

E tutta l’informazione, fedelmente a quanto stabilito, si concentrava sui crimini della Maxwell e del principe Andrea, non certo un capro espiatorio, ma neanche l’unico a godere dei benefici concessi a tanti dal giocattolaio Epstein.

Insomma, tutto è andato secondo copione, come anche la condanna, che non poteva non arrivare e che, peraltro, potrebbe esser ribaltata per vizi di forma.

Ma anche se ciò non avvenisse, la Maxwell ha tante frecce al suo arco, potendo ricattare, a torto o ragione (distinzione importante), tanti, come ha dimostrato dopo la condanna, quando ha dichiarato di esser disposta a fare otto-nomi-otto degli illustri compagni di merende del marito.

Al di là dei misteri del presente, restano misteriosi anche gli ultimi giorni del compagno. Arrestato il 7 luglio 2019, Epstein viene trasferito nel carcere di Manhattan, dove si mostra ottimista e di “ottimo umore”.

Suo compagno di cella è Nicholas Tartaglione, ex poliziotto con a carico quattro omicidi, che è un prigioniero intraprendente, tanto che alcuni giorni prima di essere trasferito nella cella del pedofilo lo scoprono con un cellulare, col quale evidentemente comunicava con l’esterno.

Poi un giorno Epstein viene trovato privo di sensi. Tentativo di suicidio, secondo i medici del carcere, che lo trasferiscono nella sezione ad hoc, dove è monitorato ogni mezz’ora. Un regime che cambia inspiegabilmente a pochi giorni dalla sua scomparsa, anche se resta sotto stretta vigilanza.

I secondini che dovrebbero vegliare sul pedofilo in realtà sono un po’ distratti, anzi non vegliano affatto, tanto che dopo la sua scomparsa si scopre che hanno falsificato i registri che avrebbero dovuto documentare la loro vigilanza.

Un peccato veniale, nonostante la loro distrazione fosse risultata fatale, tanto che patteggiano una pena irrisoria.

Non sappiamo nulla della notte fatale, quella tra il nove e dieci agosto, quando Epstein scompare, perché il video della telecamera della cella scompare né è possibile reperire le registrazioni delle videocamere piazzate nei corridoi a causa di un malfunzionamento.

La perizia medica stabilirà che Epstein si è suicidato in carcere. Ma i detenuti non sono affatto convinti della versione ufficiale. Anzi, il suo primo compagno di cella, Tartaglione, sembra dica cose che non soddisfano le guardie carcerarie e denuncia anche di essere stato minacciato da queste per i dubbi espressi.

Poco male,  trova subito l’ausilio di un avvocato d’eccezione per difendere la sua  causa criminale: Bobbi Sherman, che la Maxwell inserirà successivamente nel suo team legale.

La vicenda è chiusa, come anche il carcere dove si è consumata, che chiuderà nell’agosto 2021, a un anno esatto dalla scomparsa di Epstein, rendendo così impossibili ulteriori possibili perizie.

Ps. Nota di colore, scritta tenendo presente la “Scomparsa di Patò” di Camilleri.