18 Gennaio 2022

La crisi ucraina e la pretesa Usa di controllare il mondo

Ron Paul

Nuove tensioni in Ucraina, che verranno rafforzate dalla visita di una delegazione bipartisan di esponenti politici americani, che recatasi nel Paese per sostenere il governo contro la cosiddetta aggressione russa, implementando la possibilità che Kiev si senta le spalle coperte tanto da fare qualche azzardo.

E la narrazione dell’imminente aggressione russa trova nuova linfa dalla decisione di Mosca di smobilitare la propria ambasciata a Kiev, nulla importando che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, avesse spiegato che i diplomatici del suo Paese hanno subito minacce tali da renderne necessario il rimpatrio delle famiglie dei funzionari.

Difficile che si arrivi a un conflitto, dal momento che sia la presidenza russa che l’amministrazione Usa sono determinati a evitarlo. Ed è indicativo che nella sua visita a Mosca, la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, benché alquanto russofoba, abbia detto che “non ci sono alternative a delle relazioni stabili con Mosca“.

Detto, questo, la spinta a creare un incidente sta rafforzando. Il mondo è in una crisi economico-finanziaria profonda, che al momento è celata solo grazie a grossolani giochi alchemici. Anche la stretta pandemica, che ha consentito a certa élite di gestire il potere globale  rischia di andare in crisi se l’emergenza perpetua avrà un termine (nonostante il dottor Fauci, lo zar antivirus americano, abbia rilanciato l’allarme e la sfida al mondo).

Un conflitto, in Ucraina o in Iran che sia, potrebbe essere visto da certe élite come possibile strada per proseguire nella via dell’emergenza globale. Tentativo che al momento appare velleitario, ma la guardia va tenuta alta. Creare incidenti è facile. Sulla crisi ucraina riportiamo un intervento di Ron Paul.

Ron Paul, gli Usa e il controllo del mondo

L’aggressione alla Russia è un’attività bipartisan a Washington. Entrambi i partiti pensano che li faccia sembrare “duri” e “pro-America”. Ma mentre i politici repubblicani e democratici continuano a confrontarsi sulle minacce “prive di rischi” alla Russia, stanno sempre più rischiando una devastante guerra nucleare.

È tutto un divertimento e un gioco, almeno finché i missili non iniziano a volare. E in questo caso si rischia la distruzione totale per chi governa l’Ucraina orientale! Si è mai rischiato così tanto per così poco?

Il problema con tutti questi discorsi duri è che i politici iniziano a credere alla propria retorica e propaganda. Di conseguenza non prendono decisioni giuste, basate su fatti oggettivi, ma piuttosto decisioni avventate basate su informazioni sbagliate.

Quando i politici statunitensi parlano della Russia che ammassa truppe al confine ucraino, ad esempio, tralasciano il fatto che queste truppe sono in realtà all’interno della Russia. Con le truppe statunitensi stanziate in circa 150 paesi esteri, penseresti che Washington dovrebbe pensarci su prima di criticare l’“aggressione” da parte di truppe che operano all’interno dei confini del proprio paese.

Tralasciano anche i motivi per cui la Russia potrebbe essere preoccupata per la sua vicina Ucraina. La CNN ha riferito di recente che l’amministrazione Biden il mese scorso ha approvato altri 200 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina, arrivando quindi a stanziare quasi mezzo miliardo di dollari in armi nell’ultimo anno [in Ucraina ndr].

Immagina se la Cina stesse inviando mezzo miliardo di dollari in armi al Messico per rafforzare e incoraggiare un regime anti-americano e iper-aggressivo. Gli Stati Uniti non avrebbero “ammassato truppe vicino al confine messicano”?

C’è anche la questione del rovesciamento sostenuto dagli Stati Uniti del governo ucraino eletto democraticamente nel 2014, che poi è il punto di partenza di tutti i problemi recenti. E questa settimana Yahoo News ha riferito che la CIA sta addestrando paramilitari ucraini sul suolo statunitense!

I recenti colloqui tra gli Stati Uniti e la Russia sono falliti prima ancora che iniziassero, con la parte statunitense che si rifiutava persino di considerare di porre fine all’inutile e provocatoria espansione della NATO verso Est.

La NATO è una reliquia della Guerra Fredda che avrebbe dovuto essere sciolta insieme al Patto di Varsavia. Non serve a nulla e il suo continuo tintinnio di sciabole ci mette a rischio di entrare in conflitti che non hanno nulla a che fare con la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

È stato imbarazzante sentire Blinken ridicolizzare la Russia per essere venuta in aiuto dell’alleato Kazakistan mentre si stava preparando una rivoluzione colorata (con il probabile sostegno degli Stati Uniti). “Penso che una lezione della storia recente sia che una volta che i russi sono a casa tua, a volte è molto difficile convincerli ad andarsene”, ha detto Blinken ai giornalisti.

Lo ha detto con una espressione seria nonostante gli Stati Uniti continuino ad occupare illegalmente gran parte della Siria, parte dell’Iraq contro la volontà del parlamento di quel paese e hanno occupato buona parte dell’Afghanistan per 20 anni!

Per inciso, non appena il tentativo di regime-change in Kazakistan è stato represso, le truppe russe e dei suoi alleati hanno iniziato a lasciare il paese. Ma, naturalmente, i media statunitensi favorevoli alla guerra non riportano nulla al di fuori della narrativa ufficiale.

Cosa fare con la Russia? Smettila di sostenere i regime-change lungo i suoi confini, come successo in Bielorussia, Kazakistan e altrove. Smettila di intrometterti nelle elezioni di altri Paesi. Guarda come abbiamo sprecato quattro anni inseguendo false narrative secondo le quali i russi si sono intromessi nelle nostre.

Occorre porre fine all’invio di armi e e altri aiuti in Ucraina. Porre un termine alle sanzioni. Ripensare il budget della difesa degli Stati Uniti in modo che possa servire effettivamente alla sola difesa degli Stati Uniti. Non è poi così complicato: basta farla finita di cercare di dominare il mondo.

Ps. Il testo non esamina la disquisizione sulla Crimea, che l’Occidente vuole a tutti i costi sia restituita all’Ucraina. Bizzarro che, allo stesso tempo, quando Trump ha “regalato” il Golan siriano a Israele nessuno degli attuali censori della Russia abbia protestato, né siano state imposte analoghe sanzioni a Tel Aviv.