14 Gennaio 2022

Russia - Nato: altisonanti minacce e accordi sottobanco

I colloqui tra Russia e Nato non hanno portato a nulla. Anzi la situazione si è talmente deteriorata che il rischio di una guerra è più alto di prima.

Torna così il refrain dell’invasione russa dell’Ucraina, che fa di Putin, a cui anche i nemici riconoscono certa intelligenza, un mero idiota, dal momento che non gli servirebbe a nulla perché la situazione attuale garantisce ugualmente una zona cuscinetto ai confini russi (il Donbass) e creerebbe problemi enormi al suo Paese, in quanto l’esercito russo dovrebbe affrontare una successiva guerriglia di logoramento che l’estenuerebbe, tanto da debilitare l’intero sistema difensivo russo; con Mosca, infine, consegnata a un destino di paria internazionale, con conseguenze disastrose sull’economia.

Ma al di là delle boutade, forse l’analisi più intelligente di quanto davvero avvenuto nei colloqui Russia-Nato-Ue è quella di Ray McGovern, per quasi trent’anni analista della Cia con focus sul Cremlino, in un articolo pubblicato sul sito Antiwar.

Allargamento a Est della Nato?

Per McGovern, anticipiamo, sarebbe davvero ingenuo immaginare che Putin si aspettasse che la Nato accettasse la sua richiesta di non associare l’Ucraina a sé, richiesta avanzata come cortina di fumo per ottenere ciò che davvero gli interessava.

Così Mc Govern: “Gli esperti occidentali credevano davvero che Putin si aspettasse un’acquiescenza immediata a quella proposta “non iniziale” [cioè solo di prospettiva ndr.] sull’espansione della NATO? Molto più facile far credere che l’abbia fatto, raccontare come sia stato sconfitto e ignorare i segni di un reale progresso rispetto su quelle che sono le effettive priorità di Mosca (e del presidente Joe Biden)”.

I media hanno menzionato tali priorità solo per inciso, come dettagli irrilevanti, e “di solito dopo la parola ‘ma’. Ecco come ha giocato NPR : ‘Gli Stati Uniti e la NATO hanno respinto le principali richieste di sicurezza russe per allentare le tensioni sull’Ucraina, ma mercoledì  hanno lasciato aperta la possibilità di futuri colloqui con Mosca sul controllo degli armamenti, il dispiegamento di missili e i modi per prevenire incidenti militari tra Russia e Occidente'”.

“Allo stesso modo, il Washington Post : ‘Lunedì gli Stati Uniti e la Russia sono rimasti bloccati nei colloqui relativi alla crisi sulla richiesta di Mosca di bloccare future espansioni della NATO a Est, ma entrambe le delegazioni hanno deciso di continuare i colloqui su altre questioni ad alto rischio per la sicurezza…”.

La sicurezza internazionale

Di seguito, McGovern ricorda come, nelle due recenti conversazioni telefoniche, i due presidenti hanno accennato a tali problemi. Questo il bollettino ufficiale, della Casa Bianca: “I presidenti hanno accettato di supervisionare personalmente questi percorsi negoziali, soprattutto bilaterali, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente a dei risultati. In questo contesto, Joseph Biden ha sottolineato che la Russia e gli Stati Uniti condividevano una responsabilità speciale nell’assicurare la stabilità in Europa e nel mondo intero e che Washington non aveva intenzione di dispiegare armi d’attacco offensive in Ucraina”.

Enunciato sul quale convergeva il commento di Yuri Ushakov, il più autorevole consigliere di Putin, il cui commento è stato sintetizzato così da McGovern: “La promessa di Biden di non dispiegare armi offensive in Ucraina equivaleva a un riconoscimento delle preoccupazioni della Russia riguardo la sua sicurezza. Parlando ai media russi, Ushakov ha sottolineato che questo è anche uno degli obiettivi che Mosca spera di raggiungere con le sue proposte agli Stati Uniti e alla NATO riguardanti le garanzie di sicurezza”.

E, nelle sue conclusioni, McGovern ricordava come da tempo Putin batteva sulla necessità di ripristinare un accordo con gli Stati Uniti che ponesse fine al pericoloso collasso dei meccanismi di controllo reciproci.

“Devo ricordarvi, anche se già lo sapete, – diceva Putin in una conferenza stampa – che negli ultimi decenni i grandi conflitti globali sono stati evitati grazie all’esistenza di un equilibrio geostrategico di potere”.

“Le due superpotenze nucleari hanno sostanzialmente deciso di smettere di produrre sia armi offensive, sia armi difensive. È semplice come funziona: quando una parte diventa dominante nel suo potenziale militare, è più probabile che voglia essere la prima a poter usare tale potere”.

“Questo è il fulcro assoluto della sicurezza internazionale. Il sistema di difesa antimissilistico [come precedentemente proibito dal diritto internazionale] e tutti gli accordi relativi. Non è nella mia natura rimproverare qualcuno, ma quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dal Trattato ABM del 1972 hanno inferto un colpo colossale all’intero sistema di sicurezza internazionale”.

Queste le reali preoccupazioni di Putin, che sono anche, come scrive giustamente McGovern, anche di Biden, e sulle quali si andrà a trovare un qualche accordo.

Il North Stream 2

Da notare che, mentre suonano alte le minacce reciproche, i democratici hanno bocciato una proposta di legge avanzata dai repubblicani volta a ripristinare le sanzioni contro il North Stream 2, dichiarate decadute dall’amministrazione Biden. (Reuters). Ed è probabilmente uno dei risultati più concreti dei colloqui bilaterali, dato che la Russia punta forte sul gasdotto.

Per pararsi da eventuali critiche interne, i dem che hanno votato contro hanno dichiarato di preparare un’alternativa, con sanzioni alzo zero se la Russia si produrrà in azioni ostili contro l’Ucraina (che non ci saranno, a meno di strani incidenti).

Da notare che l’alternativa, che di fatto ha sotterrato la proposta Cruz, ha avuto il sostegno di Biden e che a compattare i voti dem necessari a bocciare la legge è stata Victoria Nuland, noto falco che ha volato alto sui cieli ucraini, orientando gli eventi di Maidan.

Tale bocciatura aiuterà la Germania a essere più propensa ad aprire i rubinetti del gasdotto, completato ma bloccato da Berlino, il cui governo è dilaniato tra la necessità impellente – le bollette stanno andando alle stelle – e la fedeltà atlantista.

Da notare che la disfida sul gasdotto russo non è solo di natura geopolitica. Così la Reuters: “Gli Stati Uniti sono destinati a diventare il più grande esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL) nel 2022, superando Qatar e Australia, e potrebbero detenere tale titolo negli anni a venire”. Al solito, la propaganda cela sempre più concreti interessi.