11 Gennaio 2022

Russia - Usa - OSCE: il summit di Ginevra e quello di Vienna

Victoria Nuland

I cruciali colloqui tra Russia e Nato a Ginevra si sono conclusi. E l’esito resta ancora incerto. Le due delegazioni, indicavano i resoconti iniziali, si sono affrontate senza concedere nulla all’altra parte, con un’annotazione del tutto pleonastica, come se davvero i due contendenti si potessero sedere a un tavolo e scambiarsi subito baci e abbracci.

Al di là delle ovvietà, qualcosa è invece accaduto, com’era naturale che fosse, dal momento che il vertice sarà stato preceduto da un fitto scambio di vedute sottotraccia, con le parti a studiare le rispettive proposte e con le idee chiare sulla necessità di cedere qualcosa in cambio di altro.

Il dialogo tra la Russia e le due anime dell’America

Negoziati difficili per l’America, dal momento che l’amministrazione Usa deve vedersela con i falchi che si annidano nell’apparato militar-industriale, che alimentano uno scontro a tutto campo con la Russia.

Jake Sullivan, il Consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, ha fatto una cosa davvero inconsueta, interpellandoli prima di volare a Ginevra. Lo riferisce Axios, che ne spiega il motivo, cioè saggiare le reazioni di tale ambito a eventuali concessioni e tenerseli buoni durante i negoziati e ad accordi eventualmente conclusi. I panni sporchi si lavano in famiglia…

Un’indiscrezione di alto livello, riferita da Sputnik, informa che al termine dei colloqui di Ginevra la delegazione americana avrebbe riportato le proposte russe a Washington per produrre una risposta scritta, dopo un consulto ad alto livello.

Pratica anche questa non molto consueta, ma si spiega con quanto avvenuto nell’Europa dell’Est dopo la caduta del Muro di Berlino. L’adesione alla Nato dei Paesi liberati dal giogo dell’Unione sovietica, infatti, ha suscitato irritazione e paure a Mosca.

Così lo spiega Ted Galen Carpenter su Responsible Statecraft: “Tale espansione violava le promesse informali che l’amministrazione del presidente George H.W. Bush aveva fatto a Mosca quando Mikhail Gorbaciov aveva accettato non solo la riunificazione della Germania, ma anche la sua associazione alla NATO. L’equivoco implicito in tali promesse era che la NATO non si sarebbe spostata oltre il confine orientale della Germania unita”. 

Insomma, Mosca vuole un accordo formale, scritto, e forse Washington ottempererà. Detto questo, è probabile che si vada a un’intesa più che minimale, che però potrebbe aprire la via ad altre future, più che necessarie per una de-escalation globale.

Il summit Russia – OSCE e il North Stream 2

I colloqui tra Oriente e Occidente proseguiranno giovedì, quando Mosca si confronterà anche con i partner europei, essendo previsto un round di negoziati con l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea (OSCE).

Tale vertice sembra marginale rispetto a quello tra Usa e Russia, ma è probabile che abbia importanza per un particolare non secondario, cioè il North Stream 2, il gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Europa, attualmente bloccato dalle autorità tedesche (motivo dell’impennata delle bollette di tanti cittadini europei).

Nella contesa, due dati rilevanti. Anzitutto la disposizione del nuovo Cancelliere tedesco, che pur perseverando nelle usuali diffidenze nei confronti della Russia, ha parlato della necessità di un “nuovo inizio” tra Berlino e Mosca.

Non solo, e qui torniamo ai falchi americani (che sanno dosare follia e pragmatismo), Victoria Nuland, uno dei più accesi sostenitori del confronto con Mosca, in un’assise interna al partito democratico, ha sostenuto la necessità di proseguire nella linea intrapresa da Biden, il quale ha revocato le sanzioni contro il North Stream 2.

C’è in ballo una proposta di legge dei repubblicani tesa a reintrodurre i dazi alla quale alcuni democratici sono propensi a dare il proprio voto. Da qui la riunione per convincere tali ambiti a non aderire alla proposta del partito antagonista (Politico).

La Nuland è un esponente di rilievo dell’amministrazione, essendo sottosegretario di Stato per gli affari politici, ma soprattutto è stata un’accesa sostenitrice della rivoluzione, o colpo di Stato, di Maidan, pietra dello scandalo nei rapporti con Mosca. Da cui la rilevanza del suo endorsement pro North Stream 2 (nell’ottobre scorso la Nuland si recò a Mosca per degli incontri riservati, che indicano, insieme alla sua odierna disposizione sul gasdotto, come il dialogo sottotraccia spesso è più importante delle altisonanti grida).

Il nucleare iraniano

Ma forse il dato più importante del summit tra Russia e OSCE è quello topografico, dal momento che si terrà a Vienna. Una sede che appare non casuale, dal momento che nella capitale austriaca si stanno svolgendo i negoziati sul nucleare iraniano, il vero focus dell’attuale geopolitica globale.

In una nota precedente avevamo scritto che il dialogo tra Stati Uniti e Russia a Ginevra riguardava certamente l’Ucraina, ma in realtà aveva un altro e più segreto focus, il nucleare iraniano appunto, alla cui riuscita è sottesa la pace o la guerra nel mondo.

Alcune righe di un articolo di Axios sui negoziati russo-americani di Ginevra conforta tale lettura: “Guiderà la squadra statunitense Il vicesegretario di Stato Wendy Sherman, che si è scontrato con la sua controparte russa durante i negoziati per l’accordo nucleare iraniano del 2015”.

In realtà non si è affatto scontrato, dal momento che l’intesa con l’Iran fu raggiunta solo grazie alla convergenza tra Mosca e Washington, che ha avuto la meglio sulle asperrime resistenze dei falchi anti-Teheran.

Così chiudiamo questa nota con un titolo del Timesofisrael: “Crescono le aspettative che emerga un accordo dai colloqui sul nucleare iraniano”. Sottotitolo: “Dopo mesi di pessimismo, entrambe le parti parlano di progressi e mostrano segni di flessibilità”.

 

Ps. Sul summit di Ginevra è esplosa la bomba della crisi del Kazakistan (vedi Piccolenote). Ma al di là delle usuali accuse reciproche tra russi e americani, non ha avuto nessun impatto sul vertice. Le convergenze parallele hanno disinnescato la bomba.