5 Gennaio 2022

Covid: la variante Omicron e la variante ragione

Mentre la omicron si diffonde per il mondo, si moltiplicano i segnali della sua minore perniciosità, anche se la sua grande contagiosità resta una variabile della quale tenere conto, dal momento che le ospedalizzazioni dei casi severi, benché minori in percentuale, potrebbero mettere sotto pressione le strutture sanitarie.

Da qui la domanda ovvia: dal momento che le ospedalizzazioni in passato hanno riguardato per la maggior parte dei casi la fascia sociale più fragile, fenomeno che dovrebbe accentuarsi con la omicron, non si comprende perché non vaccinare esclusivamente tale fascia di popolazione.

Si sarebbe evitato di stressare ulteriormente la popolazione, evitando nuove perniciose pressioni sociali e raggiungendo con maggiore efficacia tale fascia sociale, che nel richiamo generalizzato e stolido per la terza dose è invece trattata più o meno come le altre.

Anche perché si è ormai capito che la vaccinazione generalizzata non produce l’immunità di gregge tanto sbandierata a inizio pandemia, ché il mondo è grande e non vaccinato, da cui le varianti globali.

Tali domande avrebbero dovuto porsi i nostri virologi al sorgere della omicron, invece si sono limitati a martellare sulla necessità di un booster generalizzato, una campagna che a quanto pare non può conoscere ripensamenti successivi, nonostante le evidenze del caso. La macchina in corsa è irrevocabile e non si può fermare.

In sintesi, prima di dare il booster a tutti sarebbe stato necessario uno studio minimale sulla variante omicron o quantomeno interpellarsi su di essa. Come è accaduto, ad esempio, in Israele dove il varo della quarta dose – che si sta somministrando in parallelo alla terza dose di altri Paesi – almeno è stato ampiamente discusso, ovviamente a porte chiuse.

In tale ambito riservato sono state sollevate diverse obiezioni, anche se alla fine si è deciso di procedere egualmente anche senza evidenze riguardo la omicron per non essere colti impreparati dall’ondata in arrivo.

Non solo, come riferisce il New York Times, in tale dibattito, “la raccomandazione per una quarta dose alle persone più a rischio da parte degli esperti ha suscitato le critiche di altri scienziati e medici israeliani, secondo i quali la decisione era prematura e forse anche controproducente. Alcuni di loro hanno avvertito che fare troppe iniezioni può portare a una sorta di affaticamento del sistema immunitario, compromettendo la capacità del corpo di rispondere al virus”.

Tanta confusione, come al solito, e la presa di coscienza postuma dei virologi d’attacco nostrani riguardo alla minore dannosità della nuova variante, con Bassetti e Crisanti che ora si interpellano sul da farsi, non fa altro che evidenziare come ci si muova al di fuori di una logica scientifica, nonostante ci si faccia  scudo della scienza per giustificare decisioni dettate da altro (e dai signori dei vaccini, che a quanto pare menano le danze).

Detto questo, prendiamo atto che una variante nuova è entrata nel mondo pandemico. E non si tratta della omicron, che è parte integrante dello sviluppo del virus – che come ogni virus muta -, quanto piuttosto che ci si inizia a domandare se si può convivere con il virus attuale e successive varianti, che è altro che convivere con una pandemia, e se la strada di una vaccinazione provvisoriamente definitiva sia davvero quella giusta.

Così Andrew Pollard, presidente del Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione del Regno Unito: “Non possiamo vaccinare il pianeta ogni quattro-sei mesi. Non è sostenibile o conveniente. In futuro, dobbiamo prendere di mira i più vulnerabili” (Washington Examiner).

Barlumi di speranza sono giunti dal Sudafrica, dunque, che però non ha avuto altrettanta fortuna. dal momento che annunciando la nuova variante è stata isolata dal mondo per evitare il contagio.

Un isolamento che ha causato non pochi problemi al Paese, tanto che il governo ha parlato di una decisione ingiusta, quasi una punizione per una scoperta che pure ha reso un servizio al pianeta (si rischia che altri Paesi, temendo di subire eguale sorte, possano chiedersi se sia meglio tacere). Sfortuna che è proseguita con l’incendio che ne ha devastato il Parlamento, con fiamme di nefasto auspicio.