31 Dicembre 2021

Anche una mano britannica nell'omicidio di Rasputin

[Lunga lettura] Nella storia russa è difficile trovare una figura più controversa e misteriosa di Grigory Rasputin . I suoi ammiratori lo reputavano un santo, per i suoi avversari era l’ennesimo truffatore intrufolatosi nella corte reale. Sulla misteriosa morte dell’arcinoto “vecchio”, un articolo di Ria Novosti che ripubblichiamo in una traduzione non letterale (il russo è semplice e complesso allo stesso tempo), che disegna una spy story d’altri tempi, di certo interesse anche per capire dinamiche attuali.

Delitto senza castigo

La notte del 30 dicembre (il 17 secondo il vecchio giuliano allora in uso in Russia) del 1916, gli spari  riecheggiarono sull’argine della Moika. Il poliziotto Stepan Vlasyuk, che era in servizio in quella zona, si precipitò nel palazzo dei principi Yusupov perché, a quanto pareva, gli spari provenivano da là.

Sulla porta d’ingresso incontrò il maggiordomo, il quale gli disse con calma che i signori, per sbaglio, avevano sparato al cane –  questo la banale causa delle detonazioni. Dopo aver esaminato attentamente il cortile, il poliziotto si dispose ad andar via. Ma il cameriere lo invitò a entrare.

Il poliziotto fu così ricevuto dal proprietario del palazzo, Felix Yusupov, e da uno sconosciuto in uniforme militare che si presentò come Purishkevich, membro della Duma di Stato, il quale chiese all’ospite se fosse russo, se credeva in Dio e se onorava lo zar, aggiungendo: “Grigory Rasputin è appena stato ucciso in questo luogo e se Vlasyuk ama la sua patria, dovrebbe tenere il segreto”.

Il poliziotto, sorpreso, si guardò intorno e pensò: “I signori devono aver bevuto troppo”. Non trovando nulla di sospetto, tornò a ispezionare la casa. Prese nota di quello che era successo sul verbale e rimase sul posto fino al mattino. Le parole di Purishkevich, tuttavia, non erano delirio da ubriaco.

Santo o demone

Tre giorni dopo, nella Neva ghiacciata , non lontano dal Palazzo Yusupov, fu ripescato il cadavere di un uomo. Legato mani e piedi, con la faccia sfigurata, il defunto si rivelò davvero Grigory Rasputin. Da qui iniziò un’indagine e la polizia identificò quasi immediatamente i colpevoli.

Tra questi, oltre al già citato principe Yusupov e a Purishkevich, c’erano il medico militare Stanislav Lazovert, il tenente dell’esercito Sergei Sukhotin e il Granduca Dmitry Pavlovich Romanov. I cospiratori non avevano nemmeno pensato di nascondersi, dichiarandosi con orgoglio “salvatori della Russia”.

Essi ricevettero il plauso di tutta la società laica della capitale. Nei salotti di San Pietroburgo a quei tempi si parlava solo della “impresa del granduca” […].
Di conseguenza, il processo agli assassini non ebbe luogo. Furono semplicemente espulsi in fretta e furia dalla capitale. E, poco dopo, Nicola II ordinò personalmente di interrompere il procedimento penale. Dopotutto, nell’omicidio erano coinvolti membri della famiglia reale: Yusupov era il marito della nipote dell’imperatore e il principe Dmitry Pavlovich [del quale scriveremo di seguito ndr.] era il cugino del monarca.

Perché la congiura aristocratica rimase impunita? Per la scandalosa reputazione di Rasputin, Il contadino della provincia di Tobolsk che, dopo aver a lungo vissuto  come un pellegrino presso vari luoghi santi, era giunto a San Pietroburgo nel1905. Qui iniziarono a invitarlo a eventi sociali finché, a uno di questi ricevimenti, fu presentato alla famiglia reale.

In questa occasione si manifestarono le abilità insolite del ‘”vecchio” siberiano. Si scoprì, infatti, che egli poteva alleviare le sofferenze del giovane erede al trono, affetto da emofilia sin dalla nascita.

“Prima della prima guerra mondiale, si può parlare di un’influenza di Rasputin più in senso psicologico che altro. Lo zar credeva che fosse l’unica garanzia che l’erede sarebbe rimasto in vita”, spiega Alexander Puchenkov, dottore in scienze storiche e professore dell’Università Statale di San Pietroburgo.

Tutto cambiò con lo scoppio della guerra. Nell’agosto 1915, l’esercito russo subì catastrofiche sconfitte. L’imperatore assunse personalmente l’alto comando dell’esercito e partì per Mogilev . In sua assenza, fu l’imperatrice ad assumere la funzione di primo ministro, ma naturalmente non aveva alcuna esperienza di governo. Fu in quel momento che la malattia dell’erede si aggravò e l’influenza di Rasputin iniziò a crescere.

“La società credeva che il paese stesse precipitando verso il disastro. E che i responsabili di tutto ciò fossero l’imperatrice e Rasputin, che consigliava un re dalla volontà debole”, osserva lo storico.

Fu nella più alta aristocrazia che sorse un piano per eliminare il “vecchio”. La nobiltà, infatti, vedeva nel “padre Gregorio” venuto dal nulla la causa di tutti i guai della patria.

L’invito all’esecuzione

La versione ufficiale degli eventi della notte di dicembre è stata delineata nelle sue memorie da Felix Yusupov. Egli dichiarò di aver invitato personalmente Rasputin nel suo palazzo, promettendogli di presentarlo alla bella moglie.

Mentre gli altri cospiratori, al piano di sopra, simulavano una chiassosa festa, Yusupov accompagnava Grigory nel seminterrato, dove invitava l’ospite ad assaggiare l’eccellente Madeira e i pasticcini, che Il dottor Lazavert aveva avvelenato con cianuro di potassio.

Rasputin in un primo momento rifiutò, dicendo: “Non ne mangerò, sono dolci”, ma in seguito mangiò alcuni pasticcini. Il veleno però non ebbe effetto. In preda al panico, Yusupov corse di sopra, afferrò un revolver e tornò di sotto. Un colpo alla schiena e il “vecchio” senza vita giacque sul pavimento.

Ma pochi minuti dopo accadde qualcosa che i cospiratori non si aspettavano affatto.

Rasputin, continua il racconto di Yusupov, “si alzò in piedi di scatto. Dalla bocca gli usciva della schiuma. Urlando con una voce cattiva e agitando le mani si precipitò verso di me. Le sue dita affondarono nelle mie spalle nel tentativo di raggiungere la gola. I suoi occhi erano schizzati fuori delle orbite, Poi dalla sua bocca iniziò a uscire sangue”…

In questo stato, Rasputin sarebbe uscito dal palazzo per darsi alla fuga. Ma, una volta in strada, Purishkevich lo finì con due colpi alla schiena. Successivamente, apparve l’agente di polizia Vlasyuk.

La versione di Yusupov, tuttavia, pone interrogativi. Molte testimonianze concordano sul fatto il “vecchio” seguisse una dieta rigorosa. In particolare, non mangiava dolci, perché mangiarne, secondo la quanto la voce popolare, avrebbe recato nocumento alle sue capacità miracolose.

Inoltre, secondo la testimonianza degli assassini, la vittima avrebbe ricevuto tre proiettili: uno di Yusupov e due di Purishkevich. Ed entrambi avrebbero sparato alle spalle. Ma nelle fotografie del cadavere, dove le ferite da arma da fuoco sono chiaramente visibili, una è proprio al centro della fronte.

L’esperto forense Dmitry Kosorotov, che ha eseguito l’autopsia, nelle sue memorie ha ricordato dettagli interessanti. “Il primo proiettile ha colpito il lato sinistro del torace e ha attraversato lo stomaco e il fegato. Il secondo è penetrato da dietro, nel lato destro della schiena, e ha colpito il rene.

Il terzo ha perforato la fronte ed è penetrato nel cervello. I tre colpi sono partiti da armi di calibro diverso”. Quindi, c’era anche un terzo tiratore.

L’impronta britannica

Per molto tempo, gli storici hanno creduto che il terzo assassino fosse il principe Dmitry Pavlovich. Ma un ufficiale del reggimento di cavalleria [si fa riferimento al sunnominato Sukhotin], che aveva dato prova di eroismo nel corso delle operazioni militari condotte nella Prussia orientale del 1914, era molto più preciso nel tiro di Purishkevich, che non aveva mai prestato servizio nell’esercito. Di conseguenza [a colpire Rasputin altrove fu Sukhotin, mentre] il cugino del sovrano sparò il colpo mortale alla testa.

Ma 90 anni dopo la morte di Rasputin, gli specialisti britannici – il detective di Scotland Yard, ormai in pensione, Richard Cullen e lo storico Andrew Cook – hanno svolto una loro indagine giungendo alla conclusione che nell’omicidio del “vecchio” fosse coinvolto “l’inglese Oswald Reiner”, un agente del Secret Intelligence Service, il precursore dell’MI6

“Il primo argomento a favore di questa tesi è la lunga amicizia che legava Reiner a Yusupov. I due, infatti, si conoscevano fin dai tempi in cui il principe frequentava l’Università di Oxford . In secondo luogo, l’analisi dell’unico proiettile recuperato ha dimostrato che è stato sparato da un revolver dell’esercito inglese”, scrivono Cullen e Cook…

Il motivo di tale operazione, secondo gli investigatori britannici, era essenzialmente questo: “La Gran Bretagna temeva che Rasputin, usando la sua influenza su Nicola II e la moglie, persuadesse il sovrano a concludere una pace separata con la Germania”.

Reiner, però, non ha mai fatto cenno a tale cospirazione. Lasciò la Russia nel 1920 e prima di morire bruciò tutti i documenti in suo possesso, portandosi nella tomba il segreto della morte di Rasputin. Uno degli omicidi più noti del XX° secolo resta ancora un mistero.