23 Dicembre 2021

Gli strani protagonisti dell'assalto a Capitol Hill

Nuove rivelazioni sull’assalto a Capitol Hill da parte del sito di destra Revolver. Già in altra nota avevamo ripreso quanto riferiva questo sito – con filmati incontrovertibili – su Ray Epps, il misterioso individuo in divisa mimetica che in quel giorno e nei giorni precedenti arringava la folla per incitarla a prendere d’assalto l’edificio istituzionale e sembrava dirigere la prima violazione del suo perimetro.

Il Comandante

L’anomalia annotata da Revolver stava nel fatto che, a differenza di tanti altri manifestanti molto meno attivi, Epps, nonostante il ruolo da protagonista, non solo non è stato inquisito, ma non risulta neanche tra i ricercati, suscitando interrogativi sulla reale funzione svolta in quel giorno.

In questa seconda puntata, Revolver pubblica altri filmati di quanto avvenuto il 6 gennaio scorso, che mostrano altri personaggi chiave dell’assalto non inquisiti né ricercati.

Il primo è individuato col nome in codice ScaffoldCommander ed è un signore dall’apparenza paciosa, che però ha avuto un ruolo più che strategico quel giorno.

 

Appollaiato sull’impalcatura eretta davanti Capitol Hill nell’occasione, posta proprio davanti alle transenne dov’è avvenuta la prima violazione del luogo pubblico (operazione supervisionata da Epps), megafono in mano, ScaffoldCommander  ha costantemente incitato la folla ad “andare avanti”, di fatto dirigendo il flusso dei manifestanti verso l’interno di Capitol Hill.

Sul punto, Revolver accenna anche alla strategia adottata nell’occasione. Quel giorno Trump doveva tenere, e ha tenuto, un comizio in una zona adiacente. Finito il comizio, la folla avrebbe dovuto dirigersi verso Capitol Hill per manifestare il suo sostegno al presidente che stava contestando l’esito delle elezioni (viziate, a suo dire, da brogli). E attestarsi fuori dall’edificio.

Ma per dirigersi verso Capitol Hill la folla doveva fare una strada ben precisa, che l’avrebbe portata proprio nella zona in cui è avvenuta la prima violazione, quella dominata dalla torre in cui si era attestato ScaffoldCommander (attorniato da gente ben addestrata, come si può vedere dai filmati, che inquadrano individui aitanti aggrappati alla struttura).

La rete divelta e il bus esplosivo

Revolver spiega che quell’area normalmente è aperta al pubblico e le transenne erano state messe nell’occasione, proprio per evitare che i manifestanti si appressassero troppo all’edificio istituzionale, come accade in queste occasioni.

Per questo non solo occorreva rimuovere quelle transenne, ma anche la rete stesa a recintare l’area, così che la gente non si accorgesse di violare una zona interdetta.

Così, mentre le prime transenne venivano abbattute sotto la direzione di Epps, altri individui, con fare professionale, si adoperavano a togliere la rete di recinzione stesa all’intorno, che non solo veniva rimossa, ma anche arrotolata con metodo, per nasconderla agli occhi dei manifestanti.

Tra questi individui intenti in questa opera di metodica rimozione, Revolver ne individua uno in particolare, che identifica con il nome in codice BlackSkiMask, la cui storia è davvero strana.

L’individuo era stato fermato il giorno precedente dalla polizia: un filmato inquadra il suo autobus multicolore e con scritte inneggianti a Trump e di protesta contro i brogli elettorali, in mezzo a uno sciame di auto delle forze dell’ordine con i lampeggianti accesi.

L’autobus di BlackSkiMask era stato fermato perché sospetto e, sul veicolo, parcheggiato davanti al Dipartimento di Giustizia, erano stati trovate armi ed esplosivo, come spiegano i poliziotti a un cronista locale accorso a documentare il fermo.

Eppure, non solo nessuno ha mai saputo niente di questo fermo, nonostante ben corroborasse la narrazione anti-Trump, ma BlackSkiMask, il giorno dopo, era ancora a piede libero e scorrazzava tranquillamente sul prato adiacente a Capitol Hill, intento a tagliare e arrotolare la rete di recinzione posta a presidio dell’edificio.

Operazione psicologica?

Nei filmati, inoltre, si può vedere come sia Epps che ScaffoldCommander e altri individui che potrebbero essere loro complici, si trovassero a ridosso delle recinzioni di Capitol Hill ben prima dei manifestanti, mentre ancora era in corso il comizio di Trump. Filmati e foto li inquadrano mentre osservano il prato, come a studiare un’ultima volta la situazione.

Non solo loro, altri filmati inquadrano un altro individuo, identificato col nome in codice BeCivilGuy, che, durante l’assalto, dirige, ammonisce e dà consigli alla folla che stava investendo Capitol Hill.

Altre immagini inquadrano BeCivilGuy  ben al di là delle transenne, prima ancora che esse fossero violate, intento a un qualche misterioso dialogo con la polizia che presidia la zona.

Un altro piccolo particolare accomuna Epps, BeCivilGuy e ScaffoldCommander: hanno tutti l’identico megafono bianco e azzurro, come se fosse una sorta di dotazione.

Nei filmati pubblicati da Revolver di tutti questi individui si vedono perfettamente i volti, eppure nessuno di essi risulta nel novero dei ricercati, da qui l’anomalia.

Abbiamo riportato un’estrema sintesi dell’articolo di Revolver, lunghissimo e ben documentato, che vale la pena leggere per intero, dal momento che spiega non solo il ruolo di questi individui e di altri, ma dettaglia come si è svolta l’azione, che il cronista denuncia come una classica “operazione di intrappolamento”, usate per indirizzare una folla ignara verso un obiettivo preciso.

Conclusioni e annunci

Secondo Revolver, dietro questa operazione si celerebbero agenti federali e sarebbe una sorta di operazione psicologica di cui gli americani sono maestri (le forze PsiOps Usa hanno il loro quartier generale a Fort Bragg). Un’operazione volta a creare il casus belli che avrebbe travolto Trump, come poi accaduto.

Non partecipiamo delle conclusioni del media americano, ovviamente, ci limitiamo a riferire un articolo che appare invero interessante, opera evidente di professionisti del settore e che dimostra la vivacità dello scontro che si sta consumando in America tra destra ed establishment.

Non sappiamo se e come tale denuncia, insieme alla pregressa su Epps, evolverà. Ad oggi è ignorata dai media mainstream, che non ne riferiscono neanche per bollarla come Fake news (farebbero pubblicità a un documento davvero difficile da contestare).

E certo è difficile che essa possa esser ripresa in futuro, data la sua enormità. Ma sta circolando egualmente negli Stati Uniti e non è detto che prima o poi quel che oggi è ignorato o sarebbe bollato come fake news un domani abbia accoglienza diversa.

Trump ha annunciato che il 6 gennaio terrà una conferenza stampa a Mar-e-lago. Possibile che voglia dare visibilità a questa documentazione, dal momento che, avendola letta, ha detto di aver imparato cose. Ma una denuncia pubblica è passo pericoloso e molto a rischio. Vedremo.