11 Dicembre 2021

Come i falchi Usa hanno creato l'asse Russia - Cina

“La politica estera degli Stati Uniti per l’Europa e l’Asia dalla seconda guerra mondiale può essere racchiusa in una frase: Tieni l’Europa lontana dalla Russia e la Russia dalla Cina”. Così Ted Snider  su Antiwar sintetizza in maniera mirabile le direttrici principali della politica estera americana di questi ultimi decenni e spiega quanto è avvenuto nel mondo in tali anni.

Tali direttrici hanno impedito la nascita di un centro di potere capace di competere con gli Stati Uniti, come avrebbe potuto avvenire attraverso l’unione della tecnologia europea e delle risorse russe o dalla combinazione delle risorse di due giganti geopolitici come Russia e Cina.

Queste le due linee di fondo della politica estera americana nella metà del secolo scorso e di inizio millennio, da cui si comprende come l’Unione Sovietica sia stata funzionale a tale prospettiva (tale la segreta funzione della contrapposizione Usa- Urss), distaccando in maniera netta l’Est dall’Ovest europeo.

Una prospettiva che era stata minata dalla meteora Gorbacev e dal suo sogno di un’Europa che respirasse a due polmoni, unita dagli Urali all’Atlantico. Una meteora spazzata via dallo strano golpe avviato dalle forze conservatrici che avrebbero dovuto sostituirlo e che invece fecero il gioco dell’allora ignoto Boris Eltsin, il quale profittò della loro follia per sostituirsi al presidente russo.

Un avvenimento dai contorni strani, sui quali potrebbero far luce le recenti dichiarazioni di Putin, che in un forum riservato ha dichiarato come l’amministrazione russa negli anni di Eltsin fu affollata da agenti della Cia.

Ma al di là dei retroscena del caso, veri o falsi che siano, resta che anche l’era esltsiniana conobbe un distanziamento della Russia dal resto d’Europa, dal momento che la superpotenza fu letteralmente incenerita dal nuovo regime e i suoi pezzi pregiati venduti per due soldi ai ricchi oligarchi legati ad altri Paesi.

Sempre nell’era Gorbacev ebbe a consumarsi l’unico vero tentativo di avvicinamento della Cina alla Russia. Benché ambedue rette da governi comunisti, e benché di fatto alleate durante la guerra coreana e quella del Vietnam, Pechino aveva conservato una sua linea di indipendenza con Mao, mentre, successivamente, con la rivoluzione culturale, si era chiusa in se stessa, riaprendosi solo con Deng Xiao Ping, che aveva posto fine a quell’epoca cruenta e trovato un appeasement con gli Stati Uniti, allontanandosi di fatto da Mosca.

Fu appunto con Gorbacev che, per la prima volta, i due giganti tentarono di trovare un connubio reale sempre sfuggito, ma il tentativo si infranse sul nascere: durante la visita del presidente dell’Unione sovietica a Pechino, le piazze di diverse città cinesi si sollevarono contro il governo.

E fu Tienanmen, che richiuse di nuovo la Cina al mondo e alla Russia. Né le cose sono cambiate di seguito, con la Cina più propensa a fare affari con Washington che a giocare in tandem con Mosca.

Così le due direttrici della politica estera americana sono state rispettate per decenni. In questi ultimi anni, spiega Snider le cose son cambiate.

Le sanzioni durissime imposte a Cina e Russia, infatti, e, più in generale, l’aggressività della politica americana nei loro confronti, hanno di fatto costretto le due potenze a far fronte comune come mai prima, mentre il gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Germania (il Nord Stream 2), agli occhi degli analisti americani rischia di creare un’asse tra Mosca e il resto del Vecchio continente.

Al contrario di quanto sostiene Snider, appare arduo che nel breve periodo si possa realizzare una distensione reale in Europa, sia che il Nord Stream 2 viva sia che muoia (esito che potrebbe essere prodotto dalle tensioni in Ucraina o dal cambio di regime in Germania). E, però, ha ragione Snider nel reputare che l’asse Mosca – Pechino sia ormai irrevocabile.

Anzi, tale asse sembra destinato a svilupparsi e a rendere le due potenze sempre più interconnesse, dando vita a un duopolio planetario Oriente – Occidente di nuova fattura, totalmente diverso da quello prodotto dall’egemonia Usa – Urss.

Quello pregresso, infatti, non minava la primazia globale degli Stati Uniti, non minacciandone la superiorità tecnologica e finanziaria. Superiorità che attraeva i Paesi di non stretta osservanza sovietica verso di essa e che, nel tempo, gli ha assicurato l’egemonia planetaria.

Non è più così, anche perché il centro economico del mondo si è ormai spostato in Oriente, dove si concentrano gli interessi del polo Cina – Russia.

Da cui i tanti rischi della Nuova Guerra Fredda, che seppure rende arduo come in precedenza un conflitto globale, non lo esclude del tutto. La sfida con l’Unione sovietica era, di fatto, di carta, quella contro il nuovo blocco Orientale è percepita come esistenziale perché mina nel profondo l’egemonia globale Usa.

Tutta la responsabilità di questo sviluppo, sostiene Snider, ricade sui politici americani, sia democratici  clintoniani che i falchi repubblicani, i quali, con la loro politica aggressiva verso Mosca, hanno creato un’asse orientale che poteva essere evitato.