26 Novembre 2021

La pandemia, tra isteria e irresponsabilità

A quanto pare la lotta alla pandemia ha invertito rotta: se prima si concentrava sul contrasto al virus ora si concentra sul contrasto a quanti sono contrari al vaccino, identificati come no-vax, sigla che ormai è sinonimo di pericolosa follia.

Il nostro sito non è mai stato oppositivo alla campagna di vaccinazione, e questo va chiarito a scanso di equivoci, anche perché ormai è stata adottata da tutti i governi del mondo, non tutti legati a Big Pharma e ai tanti interessi, non solo finanziari, che vi interagiscono.

Isteria

E però la campagna mediatica contro i cosiddetti no-vax, che ha prodotto la criminalizzazione di tante persone, lascia basiti. Come lascia interdetti l’adozione di mezzi più che coercitivi per costringere tale fascia di popolazione ad accettare il vaccino.

Non redendolo obbligatorio, si evitano responsabilità, come da responsabilità sono esenti anche le Case Farmaceutiche. Bizzarro che tali Irresponsabili bollino come irresponsabili le persone che rifiutano il vaccino. Ironie pandemiche.

Al di là, se è vero che una frangia di questa minoranza ha atteggiamenti estremi è vero che l’estremismo non risparmia neanche certa comunicazione che li condanna, con un crescendo di isteria che desta preoccupazioni, perché si somma all’isteria collettiva che sta accompagnando la pandemia fin dalla sua insorgenza.

In questo contesto suonano in controtendenza le parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che parlando della campagna contro il virus in corso in Russia, fatta anche lì di restrizioni e vaccini, ha però messo in guardia: “Sarebbe sbagliato trasformare tutto in una caccia alle streghe. Queste cose richiedono un approccio molto calmo, sobrio ed equilibrato”.

Si dice che la campagna vaccinale sia stata compromessa dalle Fake News che hanno allarmato contro pericoli immaginari di tipo sanitario e politico. Ma a tale campagna antagonista hanno contribuito non poco i gestori della pandemia, sia sanitari che politici.

Quasi tutti i virologi, gli immunologi e i tuttologi (e i media mainstream che hanno fatto da cassa di risonanza, spesso anche precedendo i loro vaticini) pandemici hanno creato confusione con le loro “ricette” contraddittorie e i loro isterismi da “fine del mondo”, arrivati ben prima degli isterismi oggi attribuiti ai no vax.

Sempre a proposito di confusione, si può ricordare con certa ironia come il primo annuncio del vaccino Pfizer, del 9 novembre 2020, dichiarava che il vaccino aveva un’efficacia del 90%. Il 16 dello stesso mese, Moderna annunciava il suo vaccino, con efficacia al 95%. Il 10 dicembre del 2020 Pfizer rivedeva l’efficacia del proprio farmaco, che saliva al 95%, equiparandosi a Moderna.

O al fatto che per lungo tempo non furono fatti esami autoptici per paura del virus – nonostante si facciano anche per virus molto più pericolosi, come l’ebola -, analisi che avrebbero chiarito prima di tanti morti sulla relativa efficacia degli anti-coagulanti.

Per non parlare della mitica immunità di gregge, che immunologi, virologi e affini davano ora al 70%, poi all’80% e adesso pare al 90%, anche se ormai tutti sanno che non si otterrà, rimanendo parte del mondo non vaccinata (Financial Times).

Poi c’è la terza dose, sulla quale la “comunità scientifica”  sarebbe “concorde” riguardo la durata, che dovrebbe essere a10 anni, mentre in Israele si sta pensando già alla quarta dose. Chi più ne ha più ne metta…

La pandemia politica

Di esempi del genere se ne potrebbero fare a centinaia, come centinaia di esempi si potrebbero fare sulla strumentalizzazione politica del virus. Basti pensare che il vaccino Pfizer fu annunciato solo dopo (e subito dopo) la sconfitta di Trump, per evitare che il sollievo per tale annuncio potesse pregiudicare l’opera devastatrice che la pandemia stava producendo sulla sua campagna elettorale.

E di come, secondo i medici ai quali i media mainstream davano spazio, mentre le manifestazioni pro-Trump  alimentavano la pandemia, le manifestazioni di segno opposto non procuravano rischi analoghi.

Non solo la politica interna degli Stati Uniti, anche quella internazionale. In un momento tanto critico per l’umanità, il mondo avrebbe dovuto coordinarsi e unire le risorse. Ricordiamo, in proposito, il decisivo intervento di Bill Gates nell’aprile 2020 per proteggere la proprietà intellettuale (di Big Pharma) e distruggere sul nascere il piano dell’OMS per una risposta coordinata a livello mondiale contro la nascente pandemia.

Usa, Cina e Russia avrebbero dovuto cercare convergenze, invece la pandemia è diventata un’arma da brandire nella lotta contro la Cina, impedendo tale coordinamento, e si sono rigettati i vaccini cinesi e russi non tanto perché se ne lamentava l’efficacia, almeno per quanto riguarda lo Sputnik, ma perché si aveva paura che, attraverso i vaccini, i cosacchi arrivassero ad abbeverare i loro cavalli a San Pietro.

Annotiamo, per inciso, che in questa campagna volta a dividere il mondo in (vaccini) buoni e cattivi, si è usato anche l’argomento della trasparenza, che sarebbe mancata nelle produzioni orientali. Per inciso, i contratti tra l’Ema, ente europeo del farmaco, e la Pfizer-Byontech e Astrazeneca sono pieni di omissis (ma sulla mancanza di trasparenza ci torneremo nella conclusione).

La caduta di Astrazeneca

Una guerra feroce è stata poi fatta al vaccino Astrazeneca, sia perché prodotto dalla reproba Gran Bretagna della Brexit sia perché costava troppo poco rispetto alla concorrente Pfizer.

In questa guerra, ormai vinta, si rimproverava ad Astrazeneca che non impedisse il contagio, al contrario del vaccino Pfizer. Accuse alle quali Astrazeneca rispondeva che però conteneva le forme gravi di malattia, risposta che ora dà la Pfizer, dopo che si è scoperto che anche questo vaccino non impedisce il contagio (ma nel frattempo Astrazeneca è stata appunto sotterrata).

Ad Astrazeneca sono state rimproverate anche le reazioni avverse, miocarditi e pericarditi in particolare, pur se in un esiguo numero di casi e spesso in forma lieve, ma meglio non rischiare ed escludere il vaccino (che però la Gran Bretagna ha usato, senza che i suoi cittadini siano stati sterminati..:).

Sul punto è interessante un passaggio di un articolo del Wall Street Journal, non certo un media complottista o anti-vax: “I ricercatori non sono sicuri del motivo per cui i vaccini con RNA messaggero, uno di Pfizer […] BioNTech […] e l’altro di Moderna […] sono probabilmente la causa delle condizioni infiammatorie cardiache miocardite e pericardite in un esiguo numero di casi”.

Il WSJ annota che i ricercatori della Pfizer stanno cercando di capirci qualcosa e conclude spiegando che, comunque, il rapporto tra rischi è benefici del vaccino è positivo. Senza mettere in discussione la conclusione, ovviamente, ci limitiamo a segnalare come Astrazeneca sia stata massacrata proprio per questo motivo.

L’articolo del WSJ veniva pubblicato nei giorni in cui usciva una denuncia, fatta da un addetto ai lavori, di alcune disfunzioni registrate durante la sperimentazione del vaccino Pfizer da parte di una delle società alle quali era stato dato il compito di monitorarne l’efficacia e le reazioni.

Denuncia che veniva pubblicata sul British Medical Journal, altro organo di informazione non certo no-vax, e veniva derubricata in fretta come banale perché avrebbe evidenziato semplici problematiche “burocratiche”. Un po’ minimalista come lettura, ma va bene così (se fosse stata una banalità, non si capisce perché i ricercatori della società fossero “terrorizzati” da possibili ispezioni inviate degli organismi di controllo…).

Inoltre, val la pena ricordare le e-mail deil’Ema hackerate e pubblicate dall’autorevole Le Monde, che evidenziavano “obiezioni importanti” avanzate in seno all’Agenzia riguardo al vaccino Pfizer, bypassate però in fretta.

La trasparenza può attendere

Più strano il caso dei 30 professori e scienziati di alcune delle Università più prestigiose d’America (Yale, Harvard, UCLA e Brown) che hanno chiesto alla FDA, l’agenzia del farmaco statunitense, di rendere pubblici i dati sulla sperimentazione del vaccino Pfizer.

Una richiesta basata sulla legge sulla trasparenza degli atti amministrativi (FOIA), motivata dal fatto di rassicurare i cittadini sul fatto che il vaccino fosse “sicuro ed efficace e, quindi, per accrescere la fiducia nel vaccino Pfizer”.

La FDA ha risposto che i dati saranno disponibili nel 2079… Una risposta talmente paradossale che l’autorevole Reuters, nel darne notizia, titola così: “Aspettare cosa? La FDA chiede 55 anni per elaborare la richiesta FOIA sui dati del vaccino”.

La tempistica monstre, ha spiegato la FDA, sarebbe motivata dal fatto che la documentazione inviata dalla Pfizer consta di 329.000 pagine, che loro rilascerebbero con una scadenza di 500 pagine al mese.

Ma i richiedenti, ovviamente, esigono tempi più brevi: la documentazione dovrebbe essere resa pubblica entro il 3 marzo 2022. Infatti, “questo periodo di 108 giorni è lo stesso tempo impiegato dalla FDA per rivedere tale documentazione per un motivo certo molto più delicato, cioè quello di autorizzare il vaccino COVID-19 di Pfizer”.

Tanta confusione sotto il cielo pandemico, che non aiuta i cittadini ad avere fiducia nei vaccini e nelle autorità, sia sanitarie che politiche.

Ps. Sulla piattaforma Disney, la serie “Dopesick”, tratto da un’inchiesta del New York Times, che offre uno spaccato, seppur edulcorato, di certe dinamiche proprie di Big Pharma…