24 Novembre 2021

Nuova crisi in Ucraina: il summit Biden-Putin a rischio

L’Ucraina si riprende la scena. Dopo la tentata, e sventata, Terza guerra mondiale dell’aprile scorso, quando all’attivismo ucraino, supportato dalla Nato, venne a contrapporsi un massiccio schieramento di truppe russe sui confini.

Momento a rischio che fu ricomposto dopo un discorso di Putin, a suo modo storico, nel quale disse per la prima volta in modo inequivocabile che l’Ucraina rappresentava una linea rossa che, se superata, avrebbe comportato l’intervento russo (cioè un conflitto atomico).

Dopo un lungo stallo, dominato dal confronto Usa-Cina, il fronte ucraino è di nuovo in fermento e a rischio. Secondo indiscrezioni filtrate sui media dal Pentagono, Mosca si appresserebbe ad attaccare il Paese confinante, da cui deriverebbe la legittimità di nuovi invii di armi e consiglieri americani e Nato agli ucraini.

In realtà, come scrive Responsible Statecraft, la Russia non ha alcun interesse a invadere il Paese confinante. Tanti i motivi per non farlo: “l’Unione Europea imporrebbe sanzioni molto più dure che danneggerebbero l’economia russa già travagliata; il gasdotto Nord Stream verrebbe abbandonato; la Russia sarebbe costretta a dipendere quasi completamente dalla Cina; una parte dell’esercito ucraino combatterebbe molto duramente e potrebbe infliggere pesanti perdite ai russi; infine, se occupasse questi nuovi grandi territori, la Russia affronterebbe la sfida di governare non più popolazioni filo-russe come accade in Donbass e nella Crimea, ma tanti ucraini infuriati e ribelli”.

In realtà, ormai la Russia si è assestata sulla difesa dello status quo. Vista l’impossibilità di portare a compimento gli accordi di Minsk (ridefiniti nel cosiddetto Minsk II) che chiuse il conflitto aperto del 2014, le basta conservare la Crimea, ormai russa, e l’influenza sulle regioni autonome del Donbass.

Influenza che ha addirittura aumentato, concedendo a tali popolazioni la possibilità di prendere la cittadinanza russa e, più di recente, di partecipare senza vincoli all’economia russa, eludendo così le restrizioni imposte loro da Kiev (mossa che ha fatto infuriare il governo ucraino).

Ma lo status quo non è accettato da Kiev, che continua a reclamare la Crimea e vuol riprendere il controllo delle regioni del Donbass, perso dopo la guerra civile (o incivile che sia) di cui sopra. Aspirazioni che gli Stati Uniti e la Nato supportano, anche se sono sempre pronti a tirare il freno a mano quando la situazione rischia di andare fuori controllo.

Uno stop and go rischioso, come dimostra quanto avvenuto nell’ultimo mese, nel quale i bombardieri strategici americani si sono appressati ai confini russi per ben trenta volte, come denunciato, senza trovare smentita, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu.

Alcune di queste missioni sarebbero avvenute a meno di venti chilometri dai confini russi, ha dichiarato, aggiungendo che l’Air Force ha simulato un attacco nucleare contro la Russia (Reuters).

Una chiara provocazione: si può immaginare cosa accadrebbe se i bombardieri strategici russi si avvicinassero così tanto ai confini americani…

Non solo. Mosca ha lamentato l’acquisto da parte di Kiev dei droni kamikaze turchi, risultati decisivi nella recente guerra tra Azerbaigian e Armenia (Paesi che peraltro sono di nuovo ai ferri corti, con la Russia a mediare per impedire un conflitto ai suoi confini).

E non solo l’Ucraina: Washington ha anche deciso di imporre nuove sanzioni al North Stream 2, bypassando la scelta precedente, fortemente voluta da Biden, di abbandonare il boicottaggio del gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Germania.

Una decisione che colpisce nel profondo Mosca, che ha puntato tanto su quest’opera, ma anche l’Europa, che senza il gas russo è letteralmente… alla canna del gas, non avendo modo di rifornirsi altrove. Tale boicottaggio sta causando un aumento dei prezzi di questo combustibile, a nocumento dei cittadini europei.

Ma al di là del benessere dei cittadini europei, del quale importa nulla ai potenti, val la pena sottolineare che la nuova criticità ucraina giunge in un momento particolare, cioè mentre si stava apprestando un nuovo incontro tra Putin e Biden, che per preparare tale summit ha inviato a Mosca il capo della Cia William Burns.

Al solito, i falchi sono al lavoro per tagliare le vie della distensione che, se raggiunta, li lascerebbe disoccupati, ma soprattutto priverebbe il complesso militar-industriale del quale partecipano dei finanziamenti stellari assicurati loro dalle conflittualità globali, aperte o potenziali che siano.