27 Novembre 2021

Metaverso: la follia irreversibile

di Eleonora Piergallini
Tempo di lettura: 4 minuti

Sul Metaverso, la nuova frontiera della tecnologia, abbiamo scritto in altra nota. Ci ritorniamo per riportare quanto scrive Louis B. Rosenberg su BigThink, in un articolo interessante quanto inquietante.

Rosenberg, ingegnere informatico e CEO della Unanimous AI, un’azienda californiana che si occupa di intelligenza artificiale, sa bene cos’è il Metaverso, avendoci lavorato per anni, da cui l’interesse per quanto scrive: “Personalmente, trovo tutto ciò terrificante. La realtà aumentata cambierà tutti gli aspetti della società e non necessariamente in modo positivo”.

“Lo dico in quanto pioniere nel campo dell’Agumented Reality (AR). Trent’anni fa ho partecipato in qualità di ricercatore a un progetto pionieristico condotto dall’Air Force Research Laboratory (AFRL) con il sostegno dell’Università di Stanford e della Nasa. Durante l’esperimento, chiamato progetto Virtual Fixtures, gli utenti hanno avuto la possibilità di interagire con una realtà mista, fatta di oggetti reali e virtuali”. […].

La realtà aumentata, ma virtuale

“La ricerca è stata un successo, e ha dimostrato che è possibile aumentare le prestazioni umane fino a oltre il 100 per cento rispetto ad ora se si combinano il reale e il virtuale in un’unica realtà”. 

“[…] Trent’anni dopo, sono sempre più convinto che l’AR diventerà centrale in tutti gli aspetti della vita […] allo stesso tempo, però, sono molto preoccupato per le conseguenze negative di uno strumento simile. E non parlo tanto dei ‘cattivi’ attori che dirottano verso il peggio le nostre altrimenti buone intenzioni. Sono preoccupato per l’uso legittimo che dell’AR verrà fatto dai proprietari delle piattaforme che controlleranno questa potente tecnologia”. 

“Ammettiamolo: viviamo in una società dove innumerevoli ‘strati’ di tecnologia intersecano la nostra vita quotidiana. Questi strati filtrano il nostro accesso a notizie e informazioni, il nostro rapporto con amici e familiari, le nostre impressioni su prodotti e servizi”.

“Tutti noi dipendiamo sempre più dalle aziende che forniscono e mantengono attivi questi strati intermedi e che definiscono questa manipolazione ‘marketing’. Il marketing, però, non è usato solo per vendere prodotti, ma anche e soprattutto per diffondere falsità e per promuovere divisione sociale. Di fatto, l’AR potrebbe amplificare tutti questi pericoli, raggiungendo livelli mai visti”. 

Il Metaverso potrebbe far scomparire del tutto la realtà

“L’esperienza condivisa che chiamiamo ‘società civile’ si sta mano a mano disintegrando, per lo più perché ognuno vive nella propria bolla, ognuno assorbe notizie e informazioni personalizzate (così come bugie) ritagliate su misura in base alle proprie convinzioni”.

“Questo rafforza i nostri pregiudizi e consolida le nostre opinioni. Eppure, ad oggi, possiamo sempre spegnere il telefono, e stare nel mondo reale senza mediazioni. Con l’AR, tutto questo potrebbe cambiare. La realtà potrebbe essere il risultato di contenuti che rafforzano le nostre opinioni personali, portandoci a credere che tutti la pensino come noi”.

“Consideriamo, ad esempio, la tragedia dei senzatetto. Ci saranno persone che non vorranno vedere le baraccopoli per ragioni politiche [o emotive… ndr]. Le loro cuffie AR genereranno paraocchi virtuali e nasconderanno le mense per i poveri e i rifugi per i senzatetto dietro muri virtuali”.

“Altri sceglieranno di non vedere le cliniche della fertilità o i negozi di armi da fuoco o qualsiasi altra cosa il potere li incoraggi a ‘rimuovere dalla realtà’. Consideriamo poi l’impatto sui più poveri. Se una famiglia non può permettersi l’hardware AR, vivrà in un mondo diverso, con contenuti diversi. Stiamo parlando di un vero e proprio problema epistemologico”, cioè dell’approccio alla realtà e della conoscenza del reale.

Il Metaverso non si può spegnere

“Ebbene no, non basta togliersi gli occhiali AR o togliersi le lenti a contatto per evitare questi problemi. Perché no? Perché più velocemente di quanto possiamo immaginare, diventeremo completamente dipendenti dalle informazioni proiettate intorno a noi”.

“Partecipare o meno a questa nuova realtà non sarà una scelta, così come non è più un’opzione nel mondo attuale avere o meno l’accesso a internet; non potremo mai spegnere il nostro sistema AR, perché se lo facessimo non avremmo accesso ad aspetti importanti di ciò che ci circonda e ci troveremo in una posizione di svantaggio dal punto di vista sociale, economico e intellettuale”.

Dopo aver descritto questo scenario terrificante, Rosemberg conclude che comunque il Metaverso è un’opportunità, che può creare nuove possibilità all’uomo. Ed essendo note le sue criticità, si può intervenire preventivamente per mettere dei paletti che le prevengano.

In realtà, è alquanto irenico immaginare che si possano mettere freni o imporre regole, come evidenzia in maniera più che eloquente l’impossibilità di porli alle attuali piattaforme.

Il punto è che a gestire la nuova realtà – ché di questo si tratta dal momento che internet è ormai parte integrante della realtà – saranno le solite o nuove élite, che non devono rendere conto a nessuno, come avviene anche oggi, dove al massimo, si fanno operazioni di maquillage, che vedono le aziende in questione mettere su organi di controllo controllate da loro.

Peraltro, è il sistema stesso che ormai non può prescindere dal potere del digitale, da cui una interdipendenza e dipendenza reciproca, che crea una collusione impossibile da scalfire. Il futuro distopico sembra ormai destino irreversibile, con rischi molto (e sottolineiamo questo molto) più devastanti di quelli citati dall’autore dell’articolo.

Come in Matrix, l’unica reale possibilità è un errore di sistema, una variabile non prevista e non prevedibile dai creatori di tale follia.