12 Novembre 2021

Cina - Usa: lunedì possibile un incontro virtuale Biden - Xi

La Reuters ha annunciato un incontro virtuale tra Biden e Xi per il prossimo lunedì. Ancora nulla di ufficiale, dato che l’annuncio si basa su indiscrezioni interne alla Casa Bianca, non confermate né da Washington né da Pechino, ma val la pena riferirla perché anche se non in quella data, il summit è ormai nell’aria.

La notizia arriva dopo che ieri, a sorpresa, Cina e Stati Uniti hanno annunciato una convergenza sul clima, con un comunicato ufficiale che ha lasciato interdetti tanti, date le tensioni tra le parti.

E però avevamo accennato in una precedente nota come proprio il tema climatico potesse favorire quella distensione tanto necessaria per evitare che le tensioni vadano fuori registro, ponendo criticità non gestibili agli antagonisti globali, a nocumento del mondo intero. E il comunicato suddetto, pur nella sua vaghezza, ha confermato la linea che avevamo prospettato.

Anche l’incertezza del comunicato congiunto, che non dettaglia le modalità con la quale procederanno i due Paesi responsabili della maggior parte dell’inquinamento globale, aiuta a comprendere che a tema non è tanto la lotta al clima, ma quella ai costruttori di guerra, che sono stati spiazzati da questa iniziativa tessuta nel segreto e annunciata precipitosamente in via ufficiale, per evitare sabotaggi dell’ultima ora (di incidenti di percorso, sulla via della distensione, se ne possono creare a iosa).

Per quanto riguarda il clima è ovvio che le due potenze si sono accordate per seguire una via realistica, al di fuori delle follie green del tutto e subito, dato che ambedue hanno ripreso a macinar carbone per far fronte all’emergenza energetica che rischia di mettere Washington e Pechino, e con loro il mondo, in ginocchio in un breve lasso di tempo.

D’altronde non si può fare altrimenti: alcune città cinesi hanno registrato inattesi quanto catastrofici blackout e l’America, come l’Europa, sta registrando un preoccupante aumento dei prezzi delle merci a causa dal combinato disposto crisi energetica-rottura delle catene di approvvigionamento globali (ci torneremo), che rischia di incenerire la classe media e il comparto industriale.

L’annuncio del vertice, sempre se confermato, giunge a conclusione del plenum del partito comunista cinese, che ha conferito nuovo potere a Xi, che è stato paragonato addirittura a Mao Zedong e Deng Xiaoping, i due patri della patria.

Nello spiegare il risultato del plenum, il South China morning post riporta che, al di là dell’ovvia enfasi sui traguardi raggiunti dal presidente, il plenum gli accredita la genesi di una nuova dottrina, che coniuga il marxismo-leninismo allo spirito cinese, atta a portare la Cina verso una nuova grandezza.

Al di là dell’ovvia retorica, questo comunismo in salsa cinese, o meglio, l’accettazione del partito a questa nuova versione – in format comunista – dell’antico Impero cinese, rende Xi pronto a candidarsi per un terzo mandato, come si addice a un vero imperatore.

Un rafforzamento che lo rende capace di frenare ancor più le spinte del nazionalismo interno, forti soprattutto in ambito militare, dato che egli è fautore di un soft power che spesso ha dovuto mascherare sotto parvenze assertive.

Ma al di là degli interna corporis della Terra di Mezzo, è interessante notare anche che, mentre accadeva tutto ciò, Xi ha messo in guardia contro il ritorno della Guerra Fredda, dichiarando: “La regione Asia-Pacifico non può e non deve ricadere nel confronto e nella divisione dell’era della Guerra Fredda” (France24).

Interessante notare che, praticamente nelle stesse ore, il Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan, molto vicino a Biden, ha dichiarato che «”la dura concorrenza” tra Stati Uniti e Cina nell’Indo-Pacifico non deve trasformarsi in una nuova Guerra Fredda» (Us News).

Concordia discors perfetta, dunque, tra i due antagonisti globali, in attesa che la ripresa del dialogo riesca finalmente a tracciare quelle linee rosse che ancora mancano nel loro confronto, e che lo rendono molto più a rischio del vecchio antagonismo tra Usa e Urss.