28 Ottobre 2021

Afghanistan: la tragedia dell'intervento Usa e i talebani

In una nota precedente ci siamo occupati del “Bacha Bazi”, o “gioco dei ragazzi” così diffuso in Afghanistan, cioè l’abuso dei bambini da parte di adulti, pratica in uso tra i ricchi e potenti, ma non solo, che ha dilagato durante la lunga occupazione del Paese da parte degli Stati Uniti.

E abbiamo riferito di come i soldati americani che hanno provato a denunciare tali abusi, diffusi tra l’esercito e la sicurezza afghana (1), vanivano messi a tacere dai loro superiori o peggio.

La storia del soldato Buckley

Di peggio, ad esempio, è capitato a Lance Cpl. Gregory T. Buckley, ucciso insieme a tre suoi commilitoni in un attacco del 2012. Nella sua ultima telefonata in America, aveva raccontato al padre degli abusi commessi dalla polizia afghana in danno ad alcuni bambini, che avvenivano nei pressi del luogo in cui dormiva. “Di notte possiamo sentirli urlare, ma non ci è permesso fare nulla al riguardo”, aveva detto, dato che i suoi superiori gli avevano intimato di “guardare da un’altra parte” New York Times).

A compiere l’attacco fu un adolescente che lavorava per il capo della polizia locale, quella della quale Buckley aveva parlato al padre. Bizzarro anche quanto avvenuto successivamente, raccontato all’epoca dal Washington Post. Il padre aveva chiesto di assistere al processo dell’attentatore ricevendo rassicurazioni in proposito da parte dell’esercito.

Ma fu avvertito solo a processo finito, quando al ragazzo era stata comminata una pena irrisoria, cioè sette anni e mezzo di reclusione, perché, pur non essendo nota la data di nascita, una perizia aveva stabilito che all’epoca dell’attacco aveva poco più di diciassette anni. Ovviamente la famiglia di Buckley si è detta indignata dell’accaduto…

Nella nota precedente abbiamo anche dato conto di un’inchiesta interna avviata dalle autorità americane per capire se le accuse sulla tacita connivenza dell’esercito Usa – più i graduati che i soldati – fossero vere. Di tale inchiesta sono stati resi pubblici solo pochi stralci, che sembrano confermare la circostanza, ma è stata secretata (presumibilmente per evitare scandali).

Di mujaheddin e talebani

Se torniamo sull’argomento è per l’interessante articolo di Pedro Gonzalez su Chronicles, che spiega come questa ambiguità risalga ai tempi dei famosi mujaheddin afghani, gli eroi che vinsero la guerra contro l’invasore sovietico grazie al sostegno Usa.

“Durante gli anni ’80, i comandanti dei mujaheddin sostenuti dagli Stati Uniti che combattevano nella guerra sovietico-afghana erano regolarmente dediti ad atti di pedofilia”, scrive Gonzalez, riportando anche quanto scriveva nel 2013 Chris Mondloch sull’autorevole rivista Foreign Policy: i mujaheddin “hanno combattuto il comunismo in nome della jihad e hanno mobilitato migliaia di uomini promuovendo l’Islam, mentre abusavano sessualmente di ragazzi” (Bacha Bazi: An Afghan Tragedy).

Quindi arrivano i talebani, prosegue Gonzalez, e siamo a metà degli anni ’90: “La storia racconta che dopo che il fondatore dei talebani, il mullah Omar, intervenne per salvare un ragazzo che stava per essere sodomizzato da due comandanti delle milizie, la gente iniziò a rivolgersi ai talebani per chiedere aiuto [contro questi abusi ndr.]. I talebani si assunsero così il compito di proteggere i minori dai predatori sessuali. Da lì iniziò ad arbitrare anche altre controversie sorte tra la gente, incrementando il suo potere politico”.

Probabile che quella del mullah Omar sia una mera leggenda, dato che la buona azione stride con la sinistra fama del personaggio. E però è certo che i talebani non solo dichiararono illecita quella piaga, ma la perseguirono duramente fino a stroncarla, mossi della loro intransigenza in materia sessuale.

A riferirlo non è solo Gonzalez, ma anche un altro autorevole media americano, The Diplomat, che in un articolo del 2014, scriveva come il Bacha bazi fosse stato “bandito dai talebani”, ma è riemerso e dilagato nel periodo dell’occupazione americana.

Il ritorno del Bacha bazi

The Diplomat spiegava che Amid Kharzai, il primo presidente fantoccio dell’Afghanistan, lo mise fuorilegge, ma aggiungeva che “la lotta agli abusi sui bambini poveri non è considerata una priorità dall’amministrazione di Kabul”. Da cui il suo dilagare a causa delle povertà e della corruzione e perversione dilagante.

Una pubblicazione più approfondita, The Neglected Boys of War: Trapped in a Vicious Cycle of Slavery and Sexual Abuse,, annota: “Il Bacha Bazi è un crimine gravemente sottostimato e il meno perseguito in Afghanistan. Per fare un esempio, in una dichiarazione pubblica sul Bacha Bazi, l’ex presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, ha detto: ‘‘Vinceremo prima la guerra. Poi ci occuperemo di questo fenomeno'” (pagina 183).

Sempre The Diplomat raccontava una vicenda esemplare in tal senso, avvenuta nel 2010 in occasione presentazione del documentario “The dancing boys of Afghanistan” di Najibullah Quraishi, che denunciava il ritorno dell’odioso “gioco dei ragazzi” nel Paese:.

“Quando il filmato fu proiettato per la prima volta in Afghanistan – scrive il media Usa – provocò un grande imbarazzo nella nazione e alcune delle persone presenti in sala furono arrestate”. Cenno che indica come piuttosto che reprimere il fenomeno si reprimesse chi lo avversava, com’è capitato a diversi soldati americani.

I diritti delle donne e quelli dei bambini

Non si tratta, con questa nota, solo di denunciare una tragedia del passato e le connivenze che l’hanno favorita, ma anche di guardare con occhi disincantati il presente.

Oggi l’America ha imposto al mondo di chiedere ai talebani rassicurazioni sui diritti delle donne come condizione per avere un riconoscimento internazionale. Richiesta giusta, ovviamente, ma che stride alquanto con l’afonia sui diritti dei bambini dei decenni passati.

Il niet a tale riconoscimento esclude il Paese dalla rete finanziaria e commerciale internazionale, in danno a una popolazione, che annovera una moltitudine di bambini, già duramente provata. Certo, diffidare dei talebani è lecito, ma si spera che la situazione sia affrontata con la duttilità necessaria a evitare agli afghani ulteriori tragedie.

Una duttilità necessitata anche dalla storia, che non può essere ridotta a una mera contrapposizione tra buoni, gli americani, e cattivi, i talebani. Questa narrazione in bianco e nero è stucchevole e fuorviante, dato che la storia di questo Paese, come evidenzia anche questa nota, è fatta da innumerevoli sfumature di grigio.

(1) In un’altra nota avevamo dato conto di come gli Stati Uniti abbiano evacuato 20mila soldati afghani che usavano per le operazioni segrete. Dopo aver avuto contezza delle tragiche derive della sicurezza afghana di cui sopra, le domande sull’integrità di questo contingente segreto, poste già da The Intercept citato nella nota pregressa, aumentano.