26 Ottobre 2021

Da Haiti alla Bolivia: come uccidere un presidente

A sx l’ex presidente di Haiti Jovenel Moise assassinato il 7 luglio 2021, a dx l’attuale presidente della Bolivia Luis Arce

Secondo un articolo di The Intercept, i mercenari coinvolti nell’omicidio del presidente di Haiti Jovenel Moïse, avvenuto lo scorso 7 luglio (vedi Piccolenote: “Haiti: come si uccide un presidente”) sarebbero stati in Bolivia poco prima delle elezioni presidenziali avvenute nell’ottobre 2020.

La loro missione era quella di eliminare l’attuale presidente boliviano Luis Arce, ex Ministro delle Finanze sotto il governo di Evo Morales e candidato alla presidenza della Bolivia per il movimento verso il socialismo (MAS).

In una conferenza stampa, riporta The Intercept, “membri del governo boliviano hanno affermato che i mercenari responsabili dell’uccisione del presidente haitiano erano in Bolivia poco prima delle elezioni dello scorso anno, con l’ordine preciso di assassinare Luis Arce, allora principale candidato di sinistra alla presidenza”.

Il complotto e elezioni boliviane

Da quanto riferito dalle autorità boliviane (e come già ipotizzato dallo stesso The Intercept in un articolo dello scorso giugno), dietro al reclutamento dei mercenari si trovava l’ex ministro della Difesa boliviano Luis Fernando López, il quale avrebbe fatto entrare i entrare mercenari in Bolivia poco prima delle elezioni con lo scopo di “impedire alla sinistra di tornare al potere dopo che Evo Morales, ex presidente boliviano, circa un anno prima, era stato forzato a rassegnare le dimissioni in seguito ad un colpo di stato”.

Come confermato dalle autorità colombiane, a capo della squadra che ha agito ad Haiti si trovava German Alejandro Rivera Garcìa, mercenario colombiano ora detenuto ad Haiti. Prima della missione ad Haiti, Garcia era stato in Bolivia, proveniente dalla Colombia, due giorni prima delle elezioni attraverso l’aeroporto di Viru Viru a Santa Cruz, base della destra boliviana.

The Intercept ricorda che le persone individuate come responsabili dell’omicidio di Moïse, sono state coordinate dalla Counter Terrorist Unit Federal Academy, una “compagnia di sicurezza” privata con sede a Doral, in Florida, e gestita da Antonio Enmanuel Intriago Valera e da Arcángel Pretel Ortiz.

Questi due personaggi, come Rivera, si trovavano in Bolivia tra il 16 e il 19 ottobre, e anche loro sono giunti nel Paese latinoamericano attraverso l’aeroporto Viru Viru di Santa Cruz.

Oltre a loro, altri due uomini coinvolti nell’omicidio del presidente haitiano  tra cui un ex membro della polizia colombiana – sono entrati in Bolivia attraverso lo stesso aeroporto e hanno alloggiato presso l’Hotel Presidente, a pochi isolati da Plaza Murillo, luogo in cui è avvenuto l’insediamento presidenziale di Luis Arce.

In una conferenza stampa, il ministro del governo Carlos del Castillo ha riferito che le autorità sono riuscita a intercettare le e-mail di altri mercenari con cui López era in contatto.

Questi documenti hanno confermato che l’obiettivo della missione era quello di assassinare Luis Arce. Inoltre, dalle email si apprende che Lopez aveva intenzione di assoldare più di 300 mercenari, tra cui un ex collaboratore di Blackwater, il colosso statunitense della milizia privata, e un cecchino addestrato dall’esercito americano.

Ma nelle e-mail i congiurati si dicevano pronti a mobilitare un vero esercito, per prendere il potere dopo l’assassinio di Arce: sarebbero stati in grado, sembra, di mobilitare 10mila uomini e di far arrivare in Bolivia, in incognito, specialisti di ogni risma, professionisti in grado di guidare le forze di polizia di “manipolare le informazioni” e altro.

La rete delle Agenzie di Sicurezza

Le e-mail dettagliano che a organizzare la missione erano in tre, oltre a Pereira, il “progetto” Bolivia, infatti, era supervisionato da David Shearman e Joe Milligan, due statunitensi con “una vasta esperienza nella controinsurrezione all’estero e nelle operazioni segrete” (tutti e tre hanno ovviamente negato ogni addebito).

Il complotto boliviano non si è realizzato e Arce è diventato presidente con il 55% dei voti, sconfiggendo nettamente il candidato di destra.

The Intercept si interroga se la missione boliviana fosse nata su ispirazione degli Stati Uniti, ricordando anche come uno dei congiurati, l’allora ministro dell’Interno Arturo Murillo, prima delle elezioni, avesse allarmato su una possibile insurrezione del Mas in caso di sconfitta.

Motivo per il quale ha incontrato a più riprese alti esponenti del governo degli Stati Uniti, chiedendo e ricevendone pieno appoggio. The Intercept, comunque, non accusa Washington, nonostante l’avversità che certi ambiti Usa nutrono verso Arce e i tanti golpe che hanno contraddistinto la politica sua estera, tristemente nota in America latina.

Piuttosto reputa che si sia trattato di un complotto nato nel caotico ambito della rete di mercenari che infesta il mondo, che avrebbe colluso con potentati locali.

Ma The Intercept non manca di sottolineare la “privatizzazione” delle operazioni segrete americane, che spesso usano questa rete di mercenari e i cui dirigenti provengono più o meno tutti dalle fila della Difesa e della Sicurezza Usa (dove, in genere, hanno lavorato in ambiti specializzati quanto segreti).

Detto questo, sembra alquanto incredibile che Agenzie tanto sofisticate come Cia e Fbi non siano in grado di monitorare l’attività di queste agenzie di Sicurezza private che hanno sede negli Stati Uniti e quelle dei tanti mercenari che vi prestano la loro opera.

Ma al di là degli interrogativi e dei dubbi del caso, la ricostruzione di Intercept fa emergere come l’Agenzia che ha ucciso Moise fosse specializzata nell’assassinio di capi di Stato, avendo provato a uccidere, prima del presidente caraibico, anche quello boliviano. Agenzia di alto livello, dunque, con contatti di alto livello.