24 Settembre 2021

Covid: Israele dà fiducia a Regeneron

A integrazione della nota di ieri, nella quale scrivevamo dello sconcertante lassismo col quale è stato affrontato il problema delle terapie per il Covid-19, riferiamo quanto scrive Ronny Linder su Haaretz oggi 24 settembre 2021.

Israele ha acquistato una “fornitura di REGN-COV2, prodotta da Regeneron Pharmaceuticals”, considerato un farmaco efficace per il trattamento del coronavirus.

“REGN-COV2 – si legge su Haaretz -, utilizzato con successo per trattare l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è stato approvato per l’uso di emergenza dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti a seguito di risultati impressionanti nei primi studi clinici”.

“Lo studio principale, non ancora pubblicato su una rivista peer-reviewed, ha coinvolto 4.000 pazienti a rischio di sviluppare casi gravi di COVID-19 . Sono stati divisi casualmente in due gruppi, con metà che ricevevano il farmaco e metà un placebo”.

“Dopo 28 giorni, coloro che hanno ricevuto il farmaco avevano il 70% in meno di probabilità di essere ricoverati in ospedale o di morire rispetto a quelli che avevano ricevuto il placebo. Inoltre, i loro sintomi sono terminati in media quattro giorni prima”.

Il fatto che a ricorrere a tale farmaco sia Israele garantisce sul fatto che non si tratta di una Fake news, dato che la sanità e la salute pubblica è parte della Sicurezza nazionale. Certo, non siamo alla Terapia con T maiuscola, e certo, i casi gravi ne sono esclusi, ma i risultati sono più che positivi (a quanto pare, peraltro, il farmaco, e/o altri simili, è somministrato anche in Italia, anche se non ancora approvato da Aifa ed Ema, vedi nota a margine).

Come si sa, Trump si è ammalato nell’ottobre dello scorso anno, guarendo in breve tempo. Ma quando annunciò la cura, con i suoi soliti modi da spaccone (che non hanno giovato), dicendo che se avesse vinto l’avrebbe proposta gratis per tutti, si attirò i feroci strali dei Custodi della pandemia.

Il farmaco allora era ancora sperimentale e non ancora approvato delle autorità sanitarie statunitensi, cosa avvenuta nell’agosto scorso. Tra i tanti che hanno dichiarato immediatamente il loro disprezzo per la trovata pubblicitaria del presidente americano, un Custode della pandemia britannico, interpellato da Vox. Riportiamo il suo commento di allora.

“La dimensione del campione è pietosa”, ha affermato David Nunan , ricercatore senior presso il Center for Evidence-Based Medicine dell’Università di Oxford, riferendosi ai 106 partecipanti allo studio che hanno registrato un alleviamento dei sintomi nei risultati intermedi. “C’è un’enorme incertezza ed è improbabile che le differenze che vediamo nel [gruppo trattato rispetto al gruppo placebo] siano statisticamente significative, il che significa che potrebbero essere solo effetti casuali”.

Date le premesse, si può capire perché la ricerca non ha attirato  finanziamenti massivi, neanche le briciole di quanto destinato altrove, cosa che ne ha rallentato la sperimentazione, lo rende ancora piuttosto costoso e poco reperibile.

Ecco, il Custode della pandemia in questione, e i tanti altri Custodi omologhi che hanno contribuito a tale omissione (e a tante altre), privando gli ammalati di possibilità, non avrà nessun nocumento dalla frettolosa presa di posizione di allora, anzi continuerà a pontificare come i suoi colleghi. Così accade per i misteri dolorosi della pandemia sanitaria.

 

Nota a margine. In Italia non è autorizzato, come  d’altronde anche altre tipologie di anticorpi monoclonali, in linea con le direttive Ema. Ma, come per altri monoclonali, ha avuto autorizzazione temporanea con uno degli ultimi decreti firmati dal governo Conte il 21 febbraio 2021. E se ne fa uso in fase clinica, con incremento progressivo.

Non essendo autorizzato, gli ordinativi sono relativi, con incremento ovvio dei costi (più alta la quantità di ordini, più bassi i prezzi, così il mercato).