23 Settembre 2021

Pandemia e potere

L’Italia è un Paese modello per l’approccio al coronavirus. A spendere parole di elogio per il Bel Paese addirittura Anthony Fauci, lo zar pandemico degli Stati Uniti. Si spera di non far la fine dell’Argentina, indicato come Paese modello per quanto riguarda le ricette dettate del Fondo monetario internazionale, poi affondata.

Un elogio guadagnato grazie ai provvedimenti che rendono obbligatorio il vaccino, tale lo scopo della dilatazione del green pass, una scaltra trovata normativa che ha lo scopo di evitare contestazioni riguardo la costituzionalità di tale obbligo.

Ci chiamiamo fuori dalla controversia su tale obbligatorietà, ché la nostra opinione vale altre, dato che l’Italia farà quel che chiede l’America, come denota l’allineamento sulla terza dose, ad oggi è prevista per le fasce di popolazione a rischio come negli Usa.

L’atlantismo senza limitismo del governo non prevede deroghe sulle determinazioni che gli Usa ritengono inderogabili.

Possibile, però,  che la fascia interessata alla terza dose si dilati, dato che in tal senso spinge Pfizer. E si sa che a Big Pharma è stata affidata la gestione sanitaria della pandemia.

Su questo punto c’è però dibattito, dato che l’Organizzazione mondiale della sanità sta chiedendo ai Paesi ricchi di evitare di accaparrarsi i vaccini, come avvenuto per la prima e la seconda dose, per fornirne ai Paesi poveri, ancora di fatto non vaccinati.

Non solo per mera solidarietà, valore del tutto assente nella gestione della pandemia da parte dei Paesi ricchi (finora risultata feroce nonostante i toni paternalistici), ma perché se i Paesi poveri resteranno privi di vaccini produrranno nuove e forse più pericolose varianti.

Non è una ipotesi, ma sano realismo, dato che in tali Paesi finora sono state generale le varianti, dall’India al Brasile al Sudafrica. D’altronde uno degli argomenti principi dei padroni della pandemia è proprio quello che se il virus circola su una popolazione solo in parte vaccinata, si rischiano varianti.

Su scala globale, tale eventualità si dà se il virus circola in un mondo solo in parte vaccinato, dato che immaginare che l’Occidente possa evitare tale possibilità blindandosi è puro irenismo. Basti ricordare che le varianti provenienti dai Paesi poveri sono giunte sino a noi durante i ferrei lockdown pregressi.

Ma chiedere la sanità mentale a chi sta gestendo questa emergenza sanitaria a livello globale è fatica inane.

Si può ricordare in proposito, la proposta avanzata da Biden di concedere a Paesi terzi la possibilità di produrre vaccini attraverso l’esenzione dai gravami della proprietà intellettuale.

Una proposta prima avanzata dall’Oms, alla quale avevano aderito anche diverse industrie che si erano rese disponibili alla produzione, e che non ha avuto alcun esito a causa dell’opposizione di Big Pharma, che ha invece sponsorizzato, come alternativa, il Covax, entità che dovrebbe acquistare vaccini da loro per distribuirli ai Paesi bisognosi (a profitto della stessa Big Pharma).

Questa l’alternativa risultata vincente e che è risultata del tutto inutile, con il Covax che ha fallito miseramente.

Infine, va rilevato che ad oggi, mentre sono stati spesi miliardi per produrre e comprare vaccini, di soldi per trovare una cura alla patologia derivante dall’infezione da coronavirus ne sono stati spesi ben pochi o forse niente.

A giugno Biden annunciò che l’amministrazione Usa avrebbe investito 3 miliardi per cercare una cura, ma, come l’annuncio sulla liberalizzazione dei vaccini, è rimasto lettera morta. Né si ha notizia, almeno tra quelle principali, di iniziative analoghe da parte di altri Paesi, i cui sforzi si concentrano sull’acquisto di vaccini e sulle restrizioni.

Tale mancanza di iniziativa riguardo le cure fa il paio con la ferocia con la quale sono stati approcciati finora gli annunci di possibili terapie. Ogni qual volta un medico si è prodotto in tale incauto esercizio è stato distrutto dagli scherani della gestione pandemica e la sua asserita terapia subitamente asfaltata.

In proposito, si può ricordare come sono accolte, in genere, terapie su altre patologie. I lettori potranno facilmente riportare alla memoria articoli enfatici su team di scienziati che annunciavano nuove terapie per il cancro o altro.

Ecco, colpisce, e interpella, questo disinteresse, anzi si può tranquillamente parlare di avversione, per le terapie, affidate alla professionalità dei singoli medici io dei singoli team in prima linea, che per fortuna, almeno in Italia, sono bravi.

E si può ricordare che per mesi, al primo apparire della pandemia, i gestori della stessa abbiano ordinato di non far praticamente nulla per contrastare il virus nei contagiati, che dovevano esser trattati con la tachipirina e, all’aggravarsi della crisi, consegnati alle terapie intensive.

Come si può ricordare che a inizio pandemia le mascherine furono trattate con assoluta sufficienza, essendo bastevole il distanziamento sociale.

I gestori globali della crisi, quelli che oggi pontificano sulla necessità di un obbligo vaccinale e sulla necessità della terza dose, sono gli stessi che hanno incenerito ogni possibile terapia e che all’inizio della pandemia pontificavano di tachipirina e inutilità delle mascherine.

Eppure tali pontefici vogliono esser trattati da tali: ogni opinione divergente dal dogma è trattata da eretica e, come tale, è anatema, cioè non è concessa la sua circolazione nella comunità.

In questo sono aiutati dai certe frange no vax: al solito, al potere serve una contrapposizione estrema, irragionevole e, del caso, violenta (reale o estremizzata che sia).

L’antagonista estremo e il caos rendono più facile la gestione del potere, potendo assimilare l’opposizione critica e ragionevole a tale estremismo. Esempi in tal senso abbondano anche su altri piani, nel passato e nel presente.

 

N.B. è notizia di ieri, riportata da La Stampa, che “secondo il rapporto della società di analisi e informazione scientifica britannica Airfinity” i paesi “avanzati” (G7 ed Unione Europea) “avranno, entro la fine dell’anno, 1 miliardo di vaccini in più del necessario: la disparità con le zone più povere del mondo è spaventosa”.  

Abbiamo già capito che la solidarietà non è tema che centri nulla con la pandemia ma ci saremmo aspettati che i rispettivi governi fossero almeno in grado di calcolare il numero di vaccini necessario. Evidentemente la corsa all’accaparramento ha altre ragioni.