22 Settembre 2021

La nuova Guerra Fredda e la Paura

Toni concilianti tra Xi Jinping e Biden all’Assemblea dell’Onu, ma Biden, nonostante abbia tenuto a dire che l’America non vuole una Guerra Fredda, ha anche chiesto ai suoi alleati di osservare con attenzione l’Indo-pacifico. Siamo cioè in una Guerra Fredda non dichiarata.

D’altronde l’accordo per la vendita di sottomarini nucleari americani all’Australia ha segnato una dura svolta nel conflitto col Dragone.

La Guerra Fredda e la Paura

Per Patrick Laurence, per anni corrispondente dell’International Herald Tribune, tale accordo riecheggia un oscuro passato. Un suo scritto, riportato sul sito del Ron Paul Institute, ricorda come la prima Guerra Fredda iniziò con l’appoggio statunitense alla monarchia greca, dichiaratamente fascista, impegnata a contrastare una rivolta interna, il cui successo, paventavano alcuni ambiti americani, avrebbe spinto Atene tra le braccia dell’Unione sovietica.

Il sostegno alla Grecia si concretizzò con un finanziamento di 400 milioni di dollari, l’equivalente di 5 miliardi di oggi, da parte del Congresso degli Stati Uniti, che Truman portò all’approvazione dell’assemblea legislativa americana il 12 marzo 1947.

Truman doveva superare un grosso ostacolo: gli Stati Uniti e il mondo erano appena usciti dalla Seconda Guerra mondiale e c’era una diffusa voglia di pace. Come convincere il Congresso a sostenere quel finanziamento che ingaggiava nuovamente gli Usa in un conflitto?

A dare al presidente il suggerimento giusto fu il senatore Arthur Vandenberg, che gli consigliò: “l’unico modo per ottenerlo è fare un discorso che spaventi a morte il popolo americano”.

E fu il “famoso discorso della ‘paura infermale'” quello di Truman, quello in cui venne descritta la “dottrina Truman”, che divideva il mondo tra buoni e cattivi. Un discorso pauroso… e  “l’opinione pubblica americana rimase spaventata per i successivi 40 anni, gli anni della Guerra Fredda”, commenta Laurence.

Tutto ciò, secondo l’ex cronista dell’Herald, si è ripetuto mercoledì scorso, quando il summit online tra il presidente Biden, il premier britannico Johnson e quello australiano Morrison ha suggellato l’intesa sui sottomarini nucleari.

“Le idi di settembre: ricorda la data”, prosegue Laurence, “Il 15 settembre 2021 è il nostro 12 marzo 1947”. In quell’assise i tre Capi di Stato hanno dichiarato “che la seconda Guerra fredda è la nostra nuova realtà in carne e ossa, acciaio e bombe, propaganda e paranoia“.

Da ora in avanti, e più di prima, “le cricche politiche (e i loro impiegati della stampa)” distorceranno talmente la realtà, che nessuno potrà più vedere la Russia e la Cina per quel che sono, ma attraverso i filtri della propaganda.

E conclude: “Cosa promette tutto ciò per noi tutti? Come sarà la vita durante la Seconda Guerra Fredda? Rabbrividisco a porre queste domande, avendo vissuto tutta la prima guerra fredda […] Quelli che sono troppo giovani per condividere i miei ricordi mi credano sulla parola: non sarà divertente”.

La nuova Guerra Fredda

Così, se da una parte Biden ha dichiarato finita l’era delle Guerre infinite, cosa ribadita nel discorso all’Onu, dall’altra ha iniziato una nuova Guerra Fredda.

In ciò superando addirittura Trump, che con la Cina aveva ingaggiato “solo” una guerra commerciale, aperta per raggiungere con un’intesa vantaggiosa per gli Usa, nella prospettiva, dunque, di un accordo globale col Dragone.

E dire che la sua guerra commerciale contro la Cina fu duramente criticata dai suoi oppositori americani (vedi Bloomberg), oggi regnanti, e dai suoi alleati europei, ancillari a tali ambiti, proprio perché metteva a repentaglio la pace mondiale… bizzarrie della propaganda.

Resta che la nuova Guerra Fredda sarà ingaggiata dagli stessi ambiti che hanno condotto il mondo nell’abisso delle guerre infinite, dato che l’apparato militar-industriale Usa che la guiderà sarà lo stesso che ha prodotto quei disastri.

Un complesso che si è arricchito scandalosamente in questi venti anni di Guerra al Terrore, avendo incassato, ed elargito ai tanti ambiti affiliati, 8 trilioni di dollari, come stimato dalla Brown University. Tale complesso, con la nuova Guerra Fredda, incasserà nuovi finanziamenti che accresceranno vieppiù la sua influenza.

Peraltro, nel corso delle guerre al Terrore tale ambito ha dato prova di non poco squilibrio, come documenta, in maniera icastica, l’ultima pagina di tale conflitto, degna della cronaca nera: l’eliminazione, tramite attacco preventivo, di una cellula dell’Isis a Kabul, che ha invece sterminato una famiglia innocente, tra cui 7 bambini.

Un attacco che il repubblicano Peter Meijer, un veterano dell’esercito, ha commentato così: “Ciò evidenzia il raid di Kabul è che, nonostante tutte le nostre capacità tecniche, siamo davvero bravi a colpire e uccidere le persone ma ancora incapaci di sapere se le persone che stiamo uccidendo sono quelle giuste” (Washington examiner).

Non solo non sono capaci di gestire un conflitto, ma hanno inventato nuove modalità di guerra. La Tecnica consente, infatti, nuove e più elaborate forme di aggressione, dai regime-change via social agli attacchi informatici; e le nuove strategie militari prevedono un largo impiego di proxi, milizie apparentemente autonome che, in quanto tali, sono a rischio di derive (vedi al Qaeda, creata come proxi Usa per l’Afghanistan).

Infine, al contrario della dottrina militare pregressa, che si basava sulla deterrenza, seppur spesso aggressiva, durante questi anni ha trionfato una visione esistenziale della guerra, che prevede non solo l’eliminazione della minaccia, ma l’eliminazione definitiva del nemico. Un fondamentalismo pericoloso.

Si spera che tale deriva possa trovare freni. Non tutti i poteri del mondo sono entusiasti di entrare in questo bipolarismo globale. Per riprendere Laurance, dopo la fine delle Guerre infinite, prendendo per buone le rassicurazioni di Biden, il mondo vorrebbe un momento di distensione, non cadere nell’incubo di una nuova Guerra Fredda.