21 Settembre 2021

La vittoria di Putin e la base navale russa in Sudan

Putin vince ancora una volta le elezioni: la sua Russia Unita ha ottenuto una maggioranza utile per cambiare la Costituzione. Al solito, le vittorie di Putin per i media occidentali sono frutto di brogli elettorali, ma dopo quando avvenuto in America nelle ultime presidenziali, che un terzo dei cittadini Usa (e forse più) le reputa truccate in favore di Biden, si tratta di accuse ormai spuntate.

E peraltro condivise, bizzarra sintonia, con il partito comunista russo, che tra l’altro ha registrato una crescita significativa. Detto questo, si conferma che l’unica alternativa a Putin è appunto il partito comunista, che l’Occidente dovrebbe temere più dell’attuale zar…

Le elezioni russe e le accuse a Putin

Certo, sulle elezioni pesa l’eliminazione del movimento di Navalnyj, focus di tante critiche, al quale non hanno giovato i troppo stretti rapporti con l’Occidente.

In Russia, infatti, è avvenuto qualcosa di analogo a quanto avvenuto in America con Trump, con il presidente accusato di alto tradimento per asseriti flirt con i russi.

Al di là delle differenze del caso, è proprio la feroce contrapposizione Est – Ovest a determinare certe spinte repressive, con il neo-maccartismo americano che fa il paio con l’anti-americanismo russo.

Ma al di là delle controversie, l’ampia popolarità di cui gode Putin in patria è riconosciuta anche dai suoi più feroci critici. Così l’esito delle elezioni, funestate dall’attentato di uno studente che ha sparato sui suoi colleghi dell’Università di Perm (otto le vittime), era alquanto scontata.

Meno scontati i nuovi strali che si sono abbattuti sullo zar il giorno successivo: la Gran Bretagna ha accusato un terzo uomo per il tentato omicidio di Sergej Skripall e la Corte europea per i diritti dell’uomo ha accusato la Russia per l’omicidio Litvinenko.

Su questi gialli ci siamo dilungati in altre note, evidenziando talune criticità delle narrazioni. Quel che interessa in questa sede è la coincidenza temporale tra queste due determinazioni convergenti e la vittoria di Putin, che è un dato politico.

Un modo per sporcare la vittoria di Putin e un evidente segnale per far capire allo zar che il futuro dei rapporti tra il resto dell’Europa e la Russia rimarranno tesi, in contrasto con i processi distensivi in atto.

Da segnalare che lo scontro Oriente – Occidente, che sta montando nel Pacifico con la nuclearizzazione dell’esercito australiano ha un altro fronte caldo in Africa, continente nel quale gli Usa intendono contrastare l’espansionismo cinese.

Non solo la Cina, anche la Russia ha ripreso a guardare all’Africa, dopo averla abbandonata nel post Guerra Fredda per concentrarsi sulla ricostruzione del Paese, incenerito dall’era Eltsin.

La base navale in Sudan e il fallito golpe di Karthum

La nuova direttrice africana della Russia si è palesata per la prima volta nel complesso scontro libico, con Mosca che ha svolto un ruolo di mediazione tra le varie forze in campo, e  potrebbe vedere un’iniziativa piuttosto forte: la realizzazione di una base navale russa in Sudan.

Le basi navali militari sono un tassello importante della geopolitica di uno Stato, come dimostra la superfetazione di tali infrastrutture Usa nel mondo. Basti pensare, per fare un altro esempio, che la costruzione di una base navale cinese a Gibuti segnalò al mondo la nuova proiezione africana del Dragone.

Così non dovrebbe sfuggire l’importanza che potrebbe assumere per la Russia la possibilità di avvalersi di una tale infrastruttura in Sudan, la seconda base navale al di là dei suoi confini oltre quella siriana (particolare che ne accredita ancor più la rilevanza).

A dara notizie di questa base, una nota di ieri dell’agenzia Itar Tass che iniziava così: “Le forze armate russe e sudanesi stanno dialogando per stabilire la base navale russa in Sudan e gli ultimi negoziati si sono svolti con la partecipazione del viceministro della difesa russo, del rappresentante presidenziale speciale della Russia per il Medio Oriente e l’Africa, come riferito lunedì dal viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov”.

Insomma, un vertice di alto livello quello intercorso tra le due nazioni. L’agenzia faceva notare che già esiste un accordo tra Mosca e Karthum in tal senso. Infatti, un’intesa del dicembre 2020 stabiliva che i russi potevano stabilire una base navale in funzione logistica nel Paese, allo scopo di effettuare “riparazioni, fare rifornimento e per far riposare gli equipaggi delle navi militari russe”. Ma poteva ospitare la massimo quattro navi.

“Il Capo di stato maggiore sudanese Muhammad Othman al-Hussein – aggiungeva Itar Tass – a giugno ha dichiarato […] che il Sudan era ‘in procinto di rivedere l’accordo firmato tra l’ex governo del Sudan e la Russia sul progetto militare russo sulla costa del Mar Rosso in Sudan’.

Da qui il dialogo di questi giorni. Si può notare, en passant, che se alla revisione dell’intesa hanno partecipato esponenti di così alto livello vuol dire che le funzionalità della base saranno allargate, per realizzare, presumibilmente, una base navale tout court.

Questo ieri, oggi il Sudan è stato teatro di un tentativo di colpo di Stato, fallito. Sembra sia stato organizzato dalla vecchia guardia dell’ex presidente  Omar al-Bashir, che negli anni ’90 aveva ospitato Osama bin Laden, quando ancora lavorava per la Cia, per conto della quale aveva organizzato la legione straniera (nota come al Qaeda) che aveva affiancato i mujaheddin afghani nella lotta contro l’invasore sovietico.