2 Settembre 2021

Ucraina: l'alleato più bellicoso degli Stati Uniti d'America

Mentre imperversava la tempesta afghana, in America si svolgeva l’incontro tra Joe Biden e Volodimir Zelenskij, fortemente voluto dal presidente ucraino e che l’Imperatore aveva rimandato più volte, nella speranza di logorare il petulante quanto insidioso alleato.

Insidioso perché Zelenskij, dismessi i panni del pacificatore che l’hanno portato al potere (avendo egli promesso un rapporto meno conflittuale con la Russia) si è consegnato al nazionalismo ucraino, che da tempo è usato da mestatori e guerrafondai per creare nuove opportunità di scontro tra Occidente e Russia.

Una criticità che i tanti pompieri che si sono impegnati a spegnere l’incendio ucraino, dalla Merkel a Trump allo stesso Biden, non sono ancora riusciti a risolvere. E sulla quale Biden ha poche carte da giocare, come dimostra il suo imbarazzato attendismo.

Su tale incontro scrive Ted Galen Carpenter per il National Interest, allarmando sul fatto che se gli Usa continueranno a trattare l’Ucraina come un importante alleato, si rischia un disastro globale (titolo dell’articolo: Ukraine: Washington’s Bellicose Security Client).

“I presupposti chiave alla base della politica statunitense nei confronti dell’Ucraina sono errati – scrive Carpenter – il governo di Kiev piuttosto che essere impegnato a costruire una democrazia vira verso l’autoritarismo e la sua politica estera è pericolosamente bellicosa nei confronti del suo vicino molto più grande e potente. L’Ucraina è un partner non degno e pericoloso per gli Stati Uniti”.

Carpenter descrive come le forze di governo dell’Ucraina usino l’allarme di una possibile influenza russa nel Paese per perseguire l’opposizione, prendendo di mira anche tanti liberali che nulla hanno a che vedere con Mosca: Ma quel che più preoccupa è, appunto, il suo antagonismo irriducibile nei riguardi della Russia.

Così, lo scorso aprile, scrive Carpenter, “Zelenskyy ha dichiarato esplicitamente che l’unico modo per porre fine all’aggressione’ russa nel Donbass, e all’annessione della Crimea da parte di Mosca, sarebbe stato quello di concedere all’Ucraina di aderire alla NATO” .

“Ma un passo del genere sarebbe estremamente pericoloso – scrive Carpenter -Il Cremlino ha chiarito in più occasioni che l’adesione alla NATO di Kiev oltrepasserebbe una delle sue linee rosse, dal momento che pone a rischio la sicurezza nazionale della Russia e non sarà tollerato”.

“L’Ucraina nella NATO significa anche che gli Stati Uniti sarebbero obbligati, ai sensi dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, a difendere Kiev. Sarebbe semplice per l’Ucraina sfruttare un incidente militare e farlo passare per un atto di aggressione russa. Anche perché già adesso i leader ucraini sostengono che l’annessione della Crimea e il sostegno di Mosca ai ribelli del Donbass costituiscono atti di aggressione”.

“L’unica cosa peggiore di un ‘cliente’ [alleato subordinato ndr] debole e vulnerabile in termini di sicurezza – conclude Carpenter – è un ‘cliente’ debole e vulnerabile che cerca di perseguire una politica aggressiva che non può sostenere con le proprie risorse militari confidando nel sostegno del suo potente benefattore”.

“Nel 1914, la Serbia ha coinvolto la Russia zarista nelle sue sconsiderate ambizioni e ha innescato un conflitto su vasta scala che ha distrutto il suo protettore e tanto altro”.

“Visto il comportamento di Kiev. L’Ucraina potrebbe diventare la Serbia degli anni ’20. L’amministrazione Biden non deve replicare la follia dello zar e cadere in una trappola tanto simile. Washington dovrebbe abbandonare l’Ucraina a se stessa e lasciare che badi da sola i suoi interessi”.

Poco da aggiungere, se non che in effetti la bellicosità dell’Ucraina verso una nazione tanto potente si giudica da sola e ha davvero pochi precedenti. Uno su tutti, la Georgia, che fece la follia di attaccare la Russia, contando, come Kiev, sul sostegno dell’Occidente che però non arrivò, evitando così uno scontro atomico.

A guidare le decisioni della Georgia, allora, e ad assicurare ai suoi governanti il sostegno mancato, furono i neocon, che oggi hanno legami indissolubili con la leadership ucraina e gestiscono tramite i loro terminali locali le sue unità militari più aggressive. Per questo tale follia può ripetersi e per questo occorre trovare con urgenza correttivi per evitare i rischi nei quali il mondo era precipitato allora.

Dopo l’Afghanistan è questo il nodo che Biden dovrà sciogliere con maggiore urgenza. Ma gli servono sponde europee, soprattutto tedesche, dal momento che finora il Paese occidentale risultato più decisivo per frenare la bellicosità ucraina è stata la Germania.

Per questo sono così importanti le prossime elezioni tedesche, nella cui contesa si è inserita la variabile verde, partito la cui leader ha più volte dichiarato di voler chiudere la stagione del dialogo con Mosca. Da seguire.