20 Luglio 2021

Coronavirus: torna potente la Paura

La pandemia conosce una nuova criticità: dopo certo sollievo prudenziale, torna la Paura. Non si tratta della sindrome in sé, la cui evoluzione resta misteriosa anche per gli addetti ai lavori (che comunque consigliano la vaccinazione per evitare la possibilità di mutazioni resistenti ai vaccini), quanto della sua gestione, che avviene per via politica, ma soprattutto mediatica.

In altra nota avevamo accennato alla decisone della Politica, a iniziare da quella anglosassone, di tentare di voltar pagina, cercando di spezzare il circolo vizioso  pandemia-paura che flagella da oltre un anno, consegnando la gestione della crisi all’irrazionalità, se non alla follia.

Avevamo così accennato al cambio di passo segnalato nel discorso di Biden per l’Indipendence Day, che correva in parallelo alla decisione di Boris Johnson di riaprire la Gran Bretagna.

Passo azzardato, quello di Johnson? Forse sì, forse no, ma non entriamo nelle accese controversie che hanno polarizzato il dibattito politico tra fautori delle restrizioni, con gli estremismi del caso, e fautori della primazia della libertà personale, anche qui con gli estremismi del caso.

Contagi

Quel che interessa in questa sede è segnalare che proprio nel giorno in cui Johnson ha rimosso le restrizioni i media segnalano un aumento esponenziale dei contagi in Gran Bretagna.

Ora, è vero che da tempo si allarma sulla potenzialità diffusiva delle varianti, ma certo circuito, o cortocircuito, mediatico sembra presentare tale picco dilagante come discendente dalle aperture di cui sopra.

E qui sta il problema, dato che è impossibile che in un solo giorno di rimozione dei blocchi il virus dilaghi in maniera tanto fantasmagorica. Non si tratta di un errore, ma di una cialtroneria, dato che non solo non c’è la possibilità di un rilevamento tanto immediato, ma è anche necessario un lasso di tempo ragionevole per mettere in relazione contagi e aperture, perché, come hanno ripetuto allo sfinimento in passato tutti i virologi, serve almeno una settimana-dieci giorni per rilevare gli effetti di una decisione di questo genere.

Insieme a questo, e in parallelo, suscita certa curiosità il fatto che lo stesso giorno delle aperture il premier britannico sia costretto a un isolamento domiciliare a causa di un contatto con una persona contagiata.

Una coincidenza invero infelice, ci limitiamo registrare (evitando di indulgere in facili dietrologie), che costringe il fautore delle aperture a casa e forse a rivedere le scelte.

Le Olimpiadi

Le controversie britanniche sulla fine delle costrizioni corrono in parallelo a quelle che riguardano l’Estremo Oriente, con focus sulle Olimpiadi.

Una fortissima campagna stampa ha martellato affinché non si svolgessero, campagna che ha spesso fatto leva sul rigetto dei cittadini giapponesi per la decisione opposta presa dal premier Suga.

C’è in questo richiamo al valoroso popolo nipponico un che di familiare, in quanto riecheggia certa retorica che accompagna le rivoluzioni colorate, in cui si esalta il popolo in lotta contro il tiranno di turno.

Nel caso specifico vengono brandite le ragioni della salute pubblica contro i torti del Capitale e della Politica, che non vogliono rinunciare ai Giochi per loro lucro.

Un martellamento sempre più forte man mano che si avvicina il giorno dell’apertura. Ormai è impossibile fermare la macchina, ma il rischio che questi Giochi siano ricordati più per i contagi che per le medaglie è serio.

La NBA nella bolla

In realtà, la possibilità di dar corso alle Olimpiadi, blindando il villaggio degli atleti come in una bolla, non era un’ipotesi così astrusa e sanguinaria come da cronache mediatiche. Ha infatti un precedente negli Stati Uniti, dove il campionato della NBA si è svolto in tale modalità, senza alcun frastuono mediatico a seguito e con successo.

Difficile, però, che il miracolo si ripeta, come testimoniano i contagi segnalati che, seppur limitati, sono riferiti con un’enfasi che pone criticità su tutto il circuito olimpico.

Si può osservare che se tutto fosse filato liscio, per qualche giorno le performance degli atleti sarebbero state la prima notizia del mondo, scacciando dal podio il coronavirus e proiettando una luce positiva sulle prospettive globali. Non andrà così: la battaglia tra ragione e follia nella gestione della pandemia è destinata a durare.

La lotta al Terrore

Non si tratta di negare alcunché, ché il virus è una bestia che va combattuta, ma far dettare i tempi e i modi di questa battaglia dalla Paura non solo non aiuta, ma rende la bestia più devastante.

Un po’ quel che è accaduto nella lotta contro il terrorismo globale, che ha avuto nella Paura un fattore non secondario, impedendo un contrasto razionale.

Infatti, non solo non ha visto una convergenza tra Oriente e Occidente, ma ha visto addirittura inasprirsi tali distanze, così com’è accaduto anche nella lotta alla pandemia.

Secondariamente, il contrasto al Terrore avrebbe dovuto concentrarsi anzitutto sul tagliare i finanziamenti alle bande armate, cosa non avvenuta, con un’analogia, forzata ma non troppo, anche qui con la crisi pandemica, che doveva essere gestita impedendo agli interessi di Big Pharma di prevalere sugli interessi dei popoli.

Bollettini

Infine, e a margine di tali considerazioni, va registrato che negli ultimi bollettini globali della pandemia si dà conto solo del numero dei contagiati, quasi non siano importanti le condizioni degli stessi.

Numeri orrorifici che però non dicono nulla della situazione sanitaria. Non si tratta di derubricare i cosiddetti “casi” a banalità, ma di sperare in un’informazione che eviti il sensazionalismo terrorizzante.

Si tratta di capire se la gente si ammala veramente, se ai vaccinati è risparmiata l’ospedalizzazione e la morte e tanto altro, con spiegazioni articolate, non consegnate ai titoli a effetto. Tant’è.