3 Agosto 2021

Far-Web senza regole, tranne che per le fake news

«La mattina in cui ha deciso di ingerire il nitrito di sodio era collegato in chat con una decina di altri ragazzi che l’hanno sostenuto nella sua scelta». Matteo Cecconi, 18 anni, è morto così lo scorso aprile. Prima chiedendo consigli su come avrebbe potuto togliersi la vita, e poi appoggiato da una decina di utenti della community Sanctioned Suicide” [=SS ndr] (Open).

Sembra strano, ma esisteva un sito, in realtà uno dei tanti attivi nel web, che sotto la patina della “libera discussione” si concentrava sulle velleità suicide dei suoi frequentatori, con tanto di suggerimenti e più o meno velati incitamenti al gesto fatale da parte della community.

In questo caso il sito è stato oscurato dalla procura nell’ambito delle indagini sulla morte di Matteo Cecconi, anche se il provvedimento è arrivato un po’ tardi, solo dopo la denuncia di un articolo di Open in cui si meravigliava che il portale dei suicidi fosse ancora aperto.

Lentezza che suggerisce quanto sia impreparata la legge e la magistratura, come anche la polizia, a combattere questo fenomeno relativamente nuovo e sotterraneo.

Tanto scivolosa la questione, che la “censura” della pubblica autorità non si è potuta abbattere sul profilo twitter del sito dei suicidi, che col suo suggestivo, e  azzeccato Logo SS, è ancora attivo.

In un tweet dell’11 giugno, che pure sembra condannare quanto avvenuto a Cecconi (vittima di “coaching”, in parole italiane induzione al suicidio), gli amministratori SS arrivano a irridere alla giustizia italiana.

“L’Italia, come paese, può fare quello che vuole, ma non siamo vincolati dalle loro leggi in quanto non siamo cittadini dell’Italia o dell’UE per quella materia. Se si è verificato un presunto “coaching”, quei membri dovrebbero essere puniti nella misura massima consentita dalla legge”.

Già, sono potenti, dato che godono della libertà illimitata, cioè la protezione, degli amministratori di Twitter, ai quali però forse la magistratura italiana avrebbe dovuto inviare un avviso sulla pericolosità della community, o, cosa più tragica, forse l’ha fatto senza alcun esito.

Il caso di Cecconi non è unico, come hanno confermato anche gli inquirenti che hanno seguito la vicenda. Sembra, infatti, che diverse procure stiano lavorando su tragedie simili.

Le SS si definiscono “una community a favore della discussione su suicidio e malattie mentali”, che “sostiene il tuo diritto alla vita, ma anche il tuo diritto a porvi fine”. Questa la mission pubblica, che evidentemente ha il placet degli occhiuti censori della rete, pronti invece a bannare idee non conformi ai dogmi mainstream e a bollare come fake qualunque notizia non sia in linea con la politica editoriale mondiale.

Evidentemente l’istigazione al suicidio, o almeno la criminale leggerezza nel trattare una materia così delicata con persone che hanno evidenti fragilità (per i quali servirebbero psichiatri o psicologi e non cialtroni da tastiera), è considerato un esercizio liberale e rispettabile.

Le tragedie come quelle di Matteo sono purtroppo molto più diffuse di quanto si possa pensare e il Covid, con il suo tragico pendant di informazioni impazzite e lockdown, ha alimentato disagi e difficoltà, soprattutto tra i più giovani, come abbiamo avuto modo di raccontare in un precedente articolo.

In questo mondo pandemico, le Big Tech hanno accresciuto il loro potere e la loro presa sull’informazione globale. Constatare come tale potere accrediti come legittimi degli ambiti che spingono al suicidio e contrasti a colpi d’accetta il pensiero critico – dato che nessun distinguo viene fatto tra critiche ragionevoli alla gestione del momento pandemico e l’informazione fuorviante – è inquietante.

Anche perché tale potere, avendo ri-creato il mondo attuale, realizzando un ambito virtuale che si interseca e interagisce sempre più profondamente con la realtà, si appresta a modellare il futuro prossimo venturo, sempre più virtuale, sempre meno collegato alla realtà, cioè sempre più folle, ché l’uomo, scollegato dalla realtà, impazzisce. Questa la vera posta in gioco della guerra attuale, ché di questo si tratta.

Sotto. botta e risposta su twitter tra una persona che critica il sito delle SS e gli amministratori dello stesso, che spiegano i benefici del loro lavoro.