16 Luglio 2021

Il Moretto, Madonna del Carmelo

di Giuseppe Frangi

“Il fiore più bello del giardino di Dio”: questa era Maria per quei poveri eremiti che a partire dal XII secolo si erano ritirati sulle pendici del Monte Carmelo, lo stesso monte dove Elia aveva ottenuto il perdono di Dio per il suo popolo.

Veneravano Maria e vivevano in piccole cellette come «api del Signore, producendo dolcezza». Nel 1207 avevano ottenuto i loro primi statuti e una regola. Nel 1251 Simone Stock, un religioso inglese che era entrato nell’ordine, aveva avuto in dono da Maria lo scapolare, segno di protezione materna da parte di Maria stessa.

Era il 16 luglio, così quel giorno è diventato per la Chiesa la festa della Madonna del Carmelo. Ma com’era la Signora apparsa a Simone? In una tela di grandi dimensioni custodita alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, un insigne e commovente artista bresciano, il Moretto, l’ha immaginata come una grande icona per il popolo.

Una Signora a braccia larghe e spalancate, pronta a mettere realmente sotto protezione quelli che la invocano. Una Signora magnanima, che apre il mantello in tutta la sua ampiezza, perché nessuno ne resti fuori. Una Signora dallo sguardo dolce e magnanimo, che rivolge a noi i palmi delle sue mani, in un gesto che è già di perdono. Sotto di lei, a sinistra, Simone (che è anche santo) e Angelo da Gerusalemme, carmelitano della primissima ora, morto martire.

Degli altri, assembrati ai piedi della Signora, non conosciamo le identità: sono probabilmente i committenti della tela, chiamati ad una presenza di umiltà, nonostante evidenzino l’appartenenza ad un ceto elevato, al cospetto della Signora. In questa tela povera, quasi usurata dai tanti sguardi che nei secoli l’hanno implorata, colpisce questo senso di larghezza: è l’esperienza del sentirsi accolti al di là dei meriti e anche al di là delle nostre intenzioni.

L’esperienza di sentirci addosso la dolcezza sperimentata per secoli da quegli eremiti. C’è poi un tocco in questa tela semplice e popolare, che colpisce e quasi calamita il nostro sguardo: tra tanti colori quasi consumati, il bianco del velo della Signora ha mantenuto intatta la sua luce e la sua bellezza. È un bianco che abbaglia, come un lampo di purezza che ci viene donato e che la Signora condivide con chi le rivolge lo sguardo. «Mater dulcis, Carmeli domina, plebem tuam reple laetitia qua bearis».