8 Luglio 2021

Inizia il bombardamento sul dialogo Usa-Russia

L’incontro di Ginevra tra Biden e Putin non è piaciuto a tanti falchi, che lucrano sul conflitto permanente e che vedono un’eventuale distensione internazionale come una minaccia al loro attuale potere.

Da qui l’impegno a porre criticità a questo sviluppo. Parliamo di ambiti potenti, sia nella Nato che negli apparati e nella Difesa Usa, con forti addentellati nell’informazione.

Così due giorni fa la nuova accusa del New York Times contro la Russia, la cui mano si celerebbe dietro l’ennesimo attacco hacker contro l’America avvenuto sabato scorso.

Attacco che ha colpito la Kaseya, un’azienda che fornisce software a più di 40.000 imprese sparpagliate nel mondo, tra cui la più importante catena di generi alimentari della Svezia, e il partito repubblicano, anche se in questo caso senza esito.

A svelare al mondo le responsabilità russe sull’hackeraggio due cronisti del Nyt, Nicole Perlroth e David Sanger, che, senza alcuna esitazione, hanno scritto che le “prime indicazioni degli investigatori” hanno individuato il colpevole nell’agenzia “di intelligence russa SVR”.

La Perlroth si dichiara esperta di informatica, mentre più interessante appare Sanger, penna di punta del quotidiano della Grande Mela, sul quale si sofferma un commento scritto per Antiwar da Ray McGovern, per 27 anni analista della CIA.

L’archivio fantasmagorico di Sanger

McGovern ricorda che Sanger accreditò la responsabilità dei russi riguardo “l’hacking delle e-mail” del partito democratico avvenuto nel 2017, che avrebbe fornito materiale scandalistico a wikileaks.

McGovern ricorda che il 5 dicembre del 2017 i membri del Comitato di intelligence della Camera hanno dichiarato sotto giuramento che “che nessuno – né i russi, né altri – ha violato quelle e-mail”.

McGovern ricorda poi come sempre Sanger, nel luglio del 2020, abbia messo la sua firma in calce a un altro pesante atto di accusa contro la Russia, che, secondo fonti Cia, avrebbe avuto contatti con talebani per spingerli a uccidere soldati americani in Afghanistan, sui quali avrebbe messo delle taglie.

Un’accusa brandita all’epoca contro Trump, proprio in un momento in cui la sua amministrazione aveva iniziato un difficile dialogo con i talebani per ritirare i fantaccini Usa dall’Afghanistan (la storia si ripete uguale a sé stessa…) e per rimproverare al presidente la sua amicizia con Putin, che aveva accompagnato quello sviluppo.

In una nota avevamo scritto di tali asserite taglie, definendo la storia “ciarpame da film western“, come in effetti poi si è rivelato (Time), che quelle accuse sono poi state negate dalla Nsa, l’intelligence militare, che certo non poteva smentire in toto i colleghi della Cia, accusandoli di mentire, limitandosi a riferire che non avevano elementi che corroborassero la cosa (va sottolineato che la Nsa, essendo parte integrante della Difesa, è l’apparato più direttamente a contatto con i militari).

Né potevano mancare nell’archivio di Sanger articoli sulle famose armi di distruzione di massa di Saddam: McGovern rimanda a uno di questi, nel quale per ben sette volte il cronista riferiva senza ombre di dubbio l’esistenza certa di tali fantasmatiche armi.

Il Wsj implora Biden di “rispondere” a Mosca

Sanger non si limita ad accreditare ai russi il crimine informatico di sabato scorso, ma addirittura spiega che era rivolto verso uno dei 16 obiettivi che nell’incontro di Ginevra Biden avrebbe indicato a Putin come linee rosse che, se superate, avrebbero comportato una dura risposta americana.

McGovern ironizza sul punto, accennando a quanto sia aleatorio lo scritto di Sanger, che probabilmente non sa nemmeno quali siano le 16 criticità in questione, che peraltro, si potrebbe aggiungere, potrebbero anche non esistere, dato che difficilmente nell’incontro tra i due presidenti, durato due ore e mezza e che aveva come orizzonte il mondo, si poteva scendere in dettagli simili.

Ma al di là del particolare, e dell’ironia di McGovern sulla necessità di riscontrare i dossier prima di renderli pubblici, cosa che evidentemente non appartiene alla storia di Sanger, resta che le accuse del Nyt sono cadute a bomba sul momento di distensione Usa-Russia.

Lo dimostra l’editoriale del Wall Street Journal, giornale di riferimento della Finanza internazionale, il cui contenuto è stato sintetizzato da The Hill: “La redazione del Wall Street Journal implora Presidente Biden di agire rapidamente per inviare un messaggio forte ai russi e ad altri avversari stranieri che gli Stati Uniti non tollereranno il crimine informatico né quanti danno rifugio ai criminali informatici”.

L’incidente del Mar Nero

D’altronde che il momento di distensione di Ginevra non avesse vita facile lo indicava anche un altro avvenimento, precedente all’hackereraggio, cioè l’incidente avvenuto nel Mar Nero subito dopo l’incontro tra i due presidenti, quando l’incrociatore britannico Defender aveva navigato nel Mar Nero in acque che Mosca  considera di sua giurisdizione e proprio durante un’esercitazione della Marina russa.

Una manovra che i russi non avevano preso bene, tanto che, dopo gli avvertimenti di prassi, inascoltati, avevano deciso di scacciarla sparando colpi di avvertimento.

Sull’inutilità e pericolosità di questo “test” sulle capacità di reazione della Marina russa, o provocazione che dir si voglia, rimandiamo a un articolo del National Interest, in questa sede ci limitiamo a registrare che l’incidente ha inutilmente, o meglio forzosamente, turbato quell’inizio di dialogo Est-Ovest avvenuto a Ginevra.

L’articolo di Sanger e l’editoriale del Wsj arrivano a ruota. Si ripete quanto avveniva ai tempi di Trump, quando ai tentativi del presidente di tendere la mano a Mosca seguivano incidenti di percorso volti da affondarli. Vedremo.