19 Giugno 2021

La Storia: le tragedie della guerra e l'imprevista, speranza

Sul Secondo mestiere, sito dedicato ai grandi del passato che hanno prestato la loro penna ai giornali, la recensione de La Storia ad opera di Natalia Ginzburg, pubblicata nel ’74 dal Corriere della Sera. Romanzo ormai consegnato alla letteratura italiana, quello di Elsa Morante, racconta la tragedia, le tragedie, della Seconda guerra mondiale,

Tragedie raccontante da una voce narrante alla quale la Ginzburg dedica queste righe: “La voce che racconta, nella Storia, è la voce di chi ha attraversato i deserti della disperazione. È la voce di chi sa che le guerre non hanno mai fine, e che saranno sempre deportati gli ebrei, o altri per loro”.

“[…] La tenebra – scrive ancora la Ginzburg – non è nella morte, ma nei poteri occulti della Storia, che decretano la morte e la sventura degli umili, gli stermini e le stragi”.

“Al termine della Storia – conclude la Ginzburg -, quando tutto sembra finito e concluso, e tutto è irrimediabile, sopraggiunge ancora Scimò, ragazzo libero e severo, padrone d’una sveglia e d’una medaglia, evaso dal riformatorio, imprendibile benché ricercato e poi catturato, e la sua breve e rapida apparizione è ancora felicità, e un ultimo dono della sorte per Useppe [il bambino protagonista del romanzo ndr.] e per noi”.

“Scimò porta con sé la felicità senza sorriso dei ragazzi maturati in libertà e per libertà, felicità indifferente e beffarda nei confronti del Potere, e che guizza fuori da ogni imposizione o prigione. Così all’ultimo sembra alzarsi, da questo romanzo disperato, una sorta di strana speranza”.