12 Giugno 2021

L'elusione del fisco dei super ricchi messa a nudo. E stavolta si arrabbiano

di AA.VV.

L’8 giugno scorso ProPubblica, una sito di informazione americano, edita un rapporto basato sui dati dell’IRS (Internal Revenue Service) che dimostra che alcuni dei più famosi Paperoni del pianeta pagano pochissime tasse e spesso e volentieri non le pagano affatto.

Direte voi: “Dove sta la novità? Sono cose che già si sapevano”.  Noi stessi su questo sito ne abbiamo scritto più volte. Ma la novità c’è, questa volta non si tratta di illazioni o ricostruzioni giornalistiche  ma di dati ufficiali. L’Internal Revenue Service (IRS) è infatti è l’agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi negli Stati Uniti d’America.

Secondo  i dati in possesso di ProPubblica “nel 2007 Jeff Bezos, allora solo multimiliardario e ora l’uomo più ricco del mondo, non ha pagato un centesimo di tasse federali sul reddito. È riuscito nell’impresa di nuovo nel 2011. Nel 2018 anche il fondatore di Tesla, Elon Musk, la seconda persona più ricca del mondo, non ha pagato le tasse sul reddito”.

L’elenco di ProPubblica prosegue con altri campioni di questo sport tre cui  Michael Bloomberg e l’immancabile Georges Soros che vanta il record di salto dell’imposta per tre anni consecutivi.

Nell’articolo si sottolinea però come non si stia parlando di reati, ma di abile navigazione nel mare delle normative fiscali :”I miliardari americani si avvalgono di strategie di elusione fiscale al di fuori della portata della gente comune. La loro ricchezza deriva dal valore alle stelle dei loro beni, come azioni e proprietà. Questi guadagni non sono definiti dalle leggi statunitensi come reddito imponibile a meno che e fino a quando i miliardari non vendono”.

Questo ovviamente però non basta a percepire come giusto e equo un sistema fiscale che favorisce, in maniera tanto sfacciata i miliardari e spreme i cittadini comuni.

ProPublica, inoltre, confronta e commenta i dati IRS con quanto scrive Forbes, che ogni anno stila la classifica dei più ricchi del mondo: “I risultati sono netti. Secondo Forbes, quelle 25 persone (le più ricche n.d.r.) hanno visto il loro valore aumentare di 401 miliardi di dollari dal 2014 al 2018. Hanno pagato un totale di 13,6 miliardi di dollari in tasse federali sul reddito in quei cinque anni, come mostrano i dati dell’IRS. È una somma sbalorditiva, ma equivale a una vera aliquota fiscale di solo il 3,4%”.

E tutto questo al netto della pandemia che come ben sappiamo, e come profetizzò l’immancabile Soros, per questi signori è stata un’opportunità senza pari, consegnando loro nuove e inusitate vagonate di soldi.

Ma la notizia più interessante è che questa volta i Paperoni si sono arrabbiati per la lesa maestà.

Molto spesso le ricchezze degli Zuckerberg o dei Gates finiscono sulle prime pagine dei giornali,  persino dei loro giornali. Qualcuno si è preso il lusso di criticarli anche a casa loro, come ad esempio è avvenuto al forum di Davos,  quando Rutger Bregman si è permesso di dire loro: “Smettete di parlare di filantropia e cominciate a pagare le tasse” (dirottare gli utili verso enti di beneficienza, tra l’altro, serve a eludere le tasse). Ma tutto questo non ha mai fatto arrabbiare i plurimiliardari.

Questa volta è diverso, Michael Bloomberg ha minacciato: “Intendiamo utilizzare tutti i mezzi legali a nostra disposizione per determinare quale individuo o entità governativa abbia fatto trapelare questi dati e assicurarci che siano ritenuti responsabili”.

Jeff Bezos irride e minaccia a sua volta: ”Pensateci due volte prima di cambiare le regole fiscali per incastrare i miliardari” titola il suo giornale, il Washington Post,  in un l’articolo tragicomico in cui l’autrice Megan McArdle, ovviamente dipendente dello stesso astro-miliardario patron del giornale, cerca di sostenere che sia preferibile lasciare i trastulli spaziali nelle disponibilità dei miliardari  piuttosto che inventarsi complicati meccanismi perché paghino le tasse come tutti (o almeno tanti).

Probabilmente nei dati pubblicati è contenuto qualche cosa di realmente scomodo, oppure, più semplicemente, a costoro non piace che si vada fugare nelle segrete stanze. Ma può anche essere che tale irritazione nasconda un certo nervosismo per quanto sta avvenendo in America.

Ultimamente, infatti, il presidente Biden, ispirato dalla sinistra del partito democratico, avrebbe cambiato orientamento in merito a tali “privilegi fiscali” e sembrerebbe intenzionato a cambiare qualcosa, come accennava Ezra Klein in un interessante articolo del New York Times (Piccolenote).

Per quel che ci riguarda, faremo il tifo perché l’esito dei prossimi voli spaziali di Bezos e Mask sia positivo, così che i loro giornalisti “indipendenti” possano continuare a vergare epiche pagine sulle loro imprese, mitici icari dei tempi moderni.

Ma saremo altrettanto ansiosi di vedere se la nuove propensione di Biden prenderà una qualche forma, temperando certi squilibri. Che non vuole dire eliminare i miliardari, che sempre sono esistiti è sempre esisteranno, ma attutire certo delirio di onnipotenza che fa di tali oligarchi gli attuali padroni del mondo, potendo contare su un potere immane che pone serie minacce alla tenuta democratica non solo degli Stati Uniti, ma dell’intero Occidente.