27 Maggio 2021

Covid-19: la "variante Inter" non è contagiosa

Che i profeti di sventura ancora una volta abbiano provato ad agitare inutilmente la bandiera del terrore era abbastanza chiaro. Il tentativo è stato palese in piazza del Duomo anche perché altrettanto chiaro era stato in piazza del Plebiscito, un anno fa, quando toccò ai tifosi napoletani incassare i peggiori insulti per aver festeggiato la propria squadra.

Ovviamente a Napoli la scorsa estate non accadde nulla di quanto profetizzato dai vari Guerra, Locatelli, Pregliasco etc.  La Gazzetta dello Sport che il 4 maggio 2021 ha dedicato un circostanziato articolo, completo di dati ufficiali, per smentire le Cassandre che avevano vaticinato disastri a seguito della festa partenopea per la vittoria della Coppa Italia. Vaticini a cui, come al solito vennero dedicate paginate, mentre nemmeno una riga è stata spesa per informare i lettori sull’erroneità delle previsioni.

Anche le profezie di sventura che hanno accompagnato la festa scudetto degli interisti in piazza del Duomo sono state seccamente smentite. Riprendiamo le parole di un nerazzurro Doc, Enrico Mentana, che nel suo profilo Instagram scrive: “Eccovi serviti: il 2 maggio, giorno della festa scudetto in piazza del Duomo, c’erano stati nella provincia di Milano 375 nuovi casi. Due settimane dopo, oggi, giorno dell’attesa punizione del virus, sono stati 247. Gli assennati diranno che il rischio era stato un po’ troppo enfatizzato, gli irriducibili che anche il Covid è interista”.

Il paragone fra i due festeggiamenti avvenuti quasi a un anno di distanza va valutato anche alla luce della situazione odierna, che sembra molto più rassicurante di quella del giugno scorso (il numero di italiani infettati, e quindi con gli anticorpi, che sono tra gli undici e i 16 milioni, circa il 28% della popolazione, ai quali vanno aggiunti gli immunizzati tramite vaccino. A oggi sono state somministrate oltre 28 milioni di dosi, con 19 milioni di cittadini che hanno ricevuto almeno la prima. Una percentuale di copertura che diventa elevatissima per i cittadini al di sopra dei settant’anni – vedi Corriere delle Sera).

Ma, al netto della situazione mutata, resta che le conseguenze della due feste di piazza sono state praticamente identiche, cioè nulle. Perché all’aperto i rischi di diffusione del coronavirus, come oramai acclarato da diversi studi, sono meno che minimi.

Titola a questo proposito il Corriere della Sera del 7 aprile: “Covid e contagi all’aperto, solo una persona su mille si infetta fuori dagli ambienti chiusi: le conferme da una ricerca irlandese“.

Ricerca ripresa anche dal Messaggero che riporta il commento di Antonio Ferro, presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva e sanità pubblica: “È un dato scientifico ormai assodato  che la contagiosità del virus dipenda dalla sua concentrazione nell’aria, che però all’aperto si riduce in maniera esponenziale”.

Per finire riportiamo in merito un parere “istituzionale”, quello del prof. Burioni alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Dal min 2:05 del suo intervento l’ormai celebre professore spiega come all’aperto il contagio sia molto difficile, tanto da indicare il “ricambio dell’aria” come rimedio più efficace per gli ambienti chiusi.

Certamente la prudenza non è mai abbastanza, soprattutto in questo periodo. Ma la prudenza si dovrebbe utilizzare anche nella comunicazione per evitare l’impatto devastante – da psicosi – di certe dichiarazioni terrorizzanti. Così non è stato, ché anzi i media hanno in genere privilegiato i profeti di sventura, emarginando analisti di buon senso (e magari più preparati).

Il fatto è anche che la “terrorizzazione “dell’informazione è ormai prassi, basti pensare ai tanti normali acquazzoni presentati come allarme meteo. La paura fa audience, fa vendere copie e aumentare i “clic”.

Parafrasando un noto proverbio, un albero che cade fa più notizia di una foresta che cresce. Nella pandemia tale meccanismo mediatico ha giocato un ruolo chiave, rendendo distopica l’informazione e portando al parossismo le legittime apprensioni dei cittadini. Sarebbe il caso, ora che la polvere della guerra pandemica inizia a diradarsi, che si considerasse una seria riflessione sul punto. Ma lo scetticismo, sul punto, è d’obbligo.

 

Ps. Non analizzato nella nota l’impatto che invece ebbe, come assodato, la partita Atalanta – Valencia, sulla diffusione del virus a Bergamo. Ma in quel caso la diffusione è avvenuta al chiuso: i tifosi dell’Atalanta, infatti, saranno andati a San Siro (si giocava a Milano) in gruppi più o meno numerosi e in ambiti chiusi come aerei, autobus, treni… da qui il differente esito.