25 Maggio 2021

Smart working in declino, si torna in ufficio

“La fine dell’ufficio [inteso come luogo fisico di lavoro] era stata pronosticata come imminente nei primi giorni di lock-down causati dalla pandemia. Ma la prospettiva che i distretti commerciali del centro si trasformino in moderne città fantasma adesso sembra molto meno probabile”.

Cosi incomincia un articolo di Axios del 21 maggio, fotografando una netta controtendenza rispetto alle previsioni che non più di 12 mesi fa gran parte della stampa ripeteva entusiasticamente a proposito dello smart working come ultima frontiera delle conquiste sociali, con l’inevitabile conseguenza della “morte” degli uffici come luogo di lavoro (ma anche di socializzazione etc etc).

Che questa prospettiva non fosse così rosea, come da elogi sperticati di media e analisti, si era già capito da alcuni segnali. Peraltro, va da sé che tali visioni futuristiche dimenticavano completamente di soffermarsi sulla tutela dei lavoratori, ovviamente più praticabile se non atomizzata e relegata in ambito domiciliare.

Si è visto che non pochi lavoratori, ai quali era stata prospettata la quiete domiciliare e la possibilità di poter intrecciare il proprio lavoro con hobby, passioni e impegni familiari, hanno scoperto che tale modalità di lavoro era in realtà claustrofobica e più impegnativa, con nocumento anche del rendimento lavorativo.

Soprattutto si è dimostrata poco interessante per le aziende, ché della salute, soprattutto mentale, dei lavoratori interessa a nessuno.

A iniziare a innestare la retromarcia sono stati i grandi colossi americani come Google e  J.P. Morgan, i primi a richiamare i propri dipendenti in ufficio, con un’iniziativa che ha iniziato ad aprire crepe nel muro della narrazione di cui sopra.

E così anche alcune delle Big Tech che hanno guidato la rivoluzione del lavoro a distanza all’inizio della pandemia, a iniziare da Facebook e Amazon, che hanno ricominciato a investire nel mattone e in uffici.

Di conseguenza, in America il mercato immobiliare per uffici sta crescendo in maniera significativa, con prospettive ben diverse da quelle previste solo 12 mesi fa.

E se è vero che in questo tempo a New York, paradigma di tanto mondo, “gli affitti effettivi degli uffici sono diminuiti del 2,4% nel 2020”, come scrive Axios, è altrettanto vero, prosegue, che le prospettive erano di gran lunga peggiori. Tanto che Moody’s si attendeva un calo dell’8,6%.

L’autorevole Agenzia di rating prevede una tendenza in calo anche per il 2021, pari al 7,5%, “significativo, ma non così grave come il calo dell’8,9% nel 2009 al culmine della crisi finanziaria”, come spiega Axios.

Vedremo nel tempo quanto si deprimerà realmente il mercato degli affitti. Previsioni sballate ne abbiamo viste anche troppe negli ultimi 18 mesi.

Ovviamente non tutto è da gettare alle ortiche, avverte Axios, e anche molta esperienza di lavoro a distanza potrà rivelarsi utile, tanto che molte aziende stanno pianificando il ritorno in ufficio in modalità ibrida, prevedendo cioè un maggiore distanziamento sociale, tendenza che aiuterà a compensare il calo della domanda di spazi per uffici.

La prospettiva di tante aziende, cioè, è quella di rimodulare gli uffici, per evitare i super-affollamenti che sembra siano controproducenti per la produttività (dea alquanto realistica).

Forse anche i dipendenti, che negli ultimi trent’anni si sono visti ridurre progressivamente gli spazi di lavoro – necessità aziendale per ridurre i costi degli affitti – potrebbero ricavarne qualcosa di buono i termini di vivibilità.

Il ritorno in ufficio, peraltro, serve a evitare il collasso del valore degli immobili, catastrofico sia per i possessori, sia per le banche e i fondi investimento che li usano per i loro giochi finanziari. Crollo che precipiterebbe l’economia globale in una nuova, cupa, crisi economica.

Certo, lo smart working rimarrà, ma in scala ridotta, come nuova modalità lavorativa in parallelo a quella tradizionale, e più per alcuni ambiti che per altri. Con buona pace dei tanti profeti che avevano già traghettato il mondo in un futuro distopico.