10 Dicembre 2012

Siria, Damasco denuncia: armi chimiche ai ribelli per incolparci

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«In una lettera all’Onu la Siria ha avvertito che “alcuni Paesi” potrebbero fornire armi chimiche ai “terroristi” spingendoli ad utilizzarle, per affermare poi che “il governo siriano le ha usate”. Damasco ricorda “le accuse di possesso di armi di distruzione di massa rivolte all’Iraq per poterlo invadere”. I “terroristi”, cioè i ribelli, si sono inoltre impossessati di una fabbrica chimica a est di Aleppo dove sono depositate “tonnellate di cloro”. Lo afferma il governo siriano nella stessa lettera, mettendo in guardia i ribelli dal produrre con questo materiale armi chimiche “da usare contro il popolo siriano”».

Così inizia l’articolo del Messaggero. Sono mesi che da più parti, esponenti politici occidentali accusano il governo siriano di voler usare armi chimiche. Allarmi accompagnati da promesse: se così accadesse, l’Occidente sarebbe costretto a intervenire.

Ma se non si capisce perché Damasco dovrebbe usarle, queste armi: non le ha usate finora, anche in momenti in cui sembrava che il regime stesse collassando, con i ribelli padroni di interi quartieri di Damasco. Ora, invece, la guerra siriana (perché di questo si tratta e non di un semplice confronto armato tra ribelli e governativi) vive una fase di stallo: nessuno può vincere. Per Damasco una situazione favorevole: l’Occidente e i Paesi che appoggiano i ribelli stanno dissipando ingenti risorse per appoggiare forze che non giungono allo scopo (rovesciare Assad), con il rischio di incappare in qualche brutta sorpresa (il New York Times, di recente, ha rammentato come le armi fornite dall’Occidente ai ribelli libici siano servite a uccidere l’ambasciatore Usa in Libia Chris Stevens – vedi articolo su “mondo”). Damasco, forte del sostegno russo e iraniano (e non solo), gode di supremazia aerea e di capacità militari superiori agli avversari. Insomma uno stallo favorevole al regime.

Così la denuncia all’Onu da parte di Damasco giunge come un serio campanello d’allarme: si rischia che qualche apprendista stregone o qualche capo ribelle che intenda  forzare la mano all’Occidente compia il terribile passo. Sulla pelle del popolo siriano.

L’allargamento della guerra sarebbe inevitabile. L’Egitto, a causa delle serie turbolenze interne, non potrebbe far valere il suo peso stabilizzante come avvenuto durante la recente crisi di Gaza. Il Medio Oriente rischia di avvampare di nuovo. E, forse, il mondo.