19 Maggio 2021

Mattatoio Gaza

Amira Hass verga un durissimo atto di accusa contro i bombardamenti di Gaza in una nota pubblicata da Haaretz dal titolo: “Gaza viene cancellata: Israele sta spazzando via intere famiglie di proposito”.

Secondo la Hass, che si rifà a fonti dell’organizzazione israeliana B’Tselem e delle Nazioni Unite, nel corso dei bombardamenti alcuni edifici sono stati abbattuti, “per quanto è noto, senza alcun preavviso” che permettesse agli occupanti di “evacuare le case prese di mira”, come invece è accaduto per altri target, come ad esempio la Torre che ospitava al Jazeera, l’Associated Press e altri media internazionali.

Da qui l’alto numero dei civili uccisi, di cui molti bambini. “Spazzare via intere famiglie attraverso i bombardamenti israeliani è stata una delle caratteristiche della guerra del 2014″, scrive la Hass.

“Nei circa 50 giorni di guerra, i dati delle Nazioni Unite dicono che 142 famiglie palestinesi furono cancellate (742 persone in totale). I numerosi incidenti di ieri e di oggi attestano che non si trattava di errori: e che il bombardamento di una casa con tutti i suoi occupanti ancora al suo interno dipende da una decisione dall’alto, esaminata e approvata dai giuristi che supportano i militari”.

Nessun preavviso

Nel 2014, scrive la Hass, tante vittime innocenti furono causate dal fatto “che l’esercito israeliano non ha fornito alcun preavviso ai proprietari della casa [presa di mira] né agli inquilini; o dal fatto che l’avviso non ha raggiunto l’indirizzo corretto in tempo”.

Quindi, dopo aver elencato vari casi in cui i bombardamenti sono stati preceduti da un preavviso per salvare i civili, spiega: “Il fatto stesso che l’esercito israeliano e lo Shin Bet [l’intelligence militare ndr] si preoccupino di chiamare e ordinare l’evacuazione delle case dimostra che le autorità israeliane hanno i numeri di telefono correnti degli abitanti di ogni struttura che stanno per distruggere. E hanno i numeri di telefono dei parenti delle persone sospettate o note per essere attiviste di Hamas o della Jihad islamica”.

“Il registro della popolazione palestinese, compreso quello di Gaza, è nelle mani del ministero dell’Interno israeliano. e ha dettagli come nomi, età, parenti e indirizzi”. Ciò perché l’Autorità palestinese deve comunicare a Israele nuovi nati, indirizzi e quanto altro, continua la Hass.

Informazioni che prima di essere ufficializzate devono “ricevere l’approvazione israeliana, perché senza di essa i palestinesi non possono ricevere la carta d’identità quando sarà il momento o, nel caso di minori, non potranno viaggiare da soli o con i loro genitori attraverso i valichi di frontiera controllati da Israele”, viaggi necessari per quanti si recano a lavorare fuori dalle ristrettezze economiche della Striscia o altro.

“È chiaro, quindi, che l’esercito conosce il numero e i nomi dei bambini, delle donne e degli anziani che vivono in ogni edificio residenziale che bombarda”, conclude la Hass.

Di obiettivi militari e non

L’altro corno della questione riguarda il motivo per cui un edificio viene abbattuto, cioè la sua definizione di “obiettivo militare”, riguardo al quale non è previsto alcun preavviso ovviamente, che prevede uno spettro molto ampio di possibilità.

La Hass spiega che alcuni degli edifici abbattuti “sono stati individuati come infrastrutture operative o di comando e controllo dell’organizzazione o infrastrutture terroristiche, anche se tutto ciò che avevano era un telefono o semplicemente aveva ospitato una riunione” di membri dell’organizzazione.

Infine, flessibile è anche il concetto di “proporzionalità” sul quale si basano le operazioni dell’esercito israeliano, che soppesa anche la possibilità e l’entità dei “danni collaterali” dei bombardamenti.

“Una volta che l”importanza’ di un membro di Hamas è considerata alta e la sua residenza è identificata come obiettivo legittimo per i bombardamenti, il danno collaterale ‘ammissibile’,- in altre parole il numero di persone innocenti uccise, compresi bambini e neonati – diventa molto ampio”.

Commovente la nota della Hass, che elenca nomi e cognomi dei civili innocenti morti a Gaza: ad oggi sono 213, di cui 63 bambini. Resta che anche Hamas non è che lanci fiori sul territorio israeliano, e che i civili innocenti ebrei sono altrettanto importanti, sia i vivi che, purtroppo, i morti, che sono

Detto questo Hamas non ha armi di precisione: un razzo al massimo può essere indirizzato verso una città, non su un obiettivo più specifico, al contrario della controparte, che sa dove e quando colpire.

Importante un altro articolo di Haaretz, firmato da Amos Harel, che spiega come nel corso dei colloqui intercorsi in questi giorni tra i più importanti esponenti politici israeliani e i capi dell’esercito è emerso che la “stragrande maggioranza di essi ritiene che l’operazione a Gaza sia prossima alla conclusione” .

Gli obiettivi strategici sarebbero cioè stati conseguiti, dato che all’esercito era stato dato mandato di tagliare le unghie ad Hamas e ripristinare la deterrenza, non altro e più radicale.

Ma, spiega, Harel, Netanyahu vuole una “vittoria netta”, un successo che si riverberi anche nell’ambito politico israeliano. A tale proposito ricorda che il suo rivale Yair Lapid ha ancora due settimane di tempo per cercare di formare un governo alternativo al suo, come da mandato del presidente di Israele. “Nulla di nuovo sotto il sole”, conclude Harel, conclusione alla quale ci associamo. Il mattatoio continua.