29 Aprile 2021

La sfida della Cheney e le convergenze parallele Biden-Trump

Liz e Dick Cheney

La nuova sfida di Liz Cheney, la figlia del celebre Dick – il Vice che usò dell’attentato alle Torri Gemelle per farsi imperatore al posto del debole George W. Bush – rilancia il ruolo dei neocon all’interno del Partito Repubblicano.

Non se ne sentiva nostalgia, ma gli orfani di John Bolton hanno deciso di dare un colpo. In verità, il colpo non è stato granché, dato che la chiama di Liz in Florida per preparare la sua candidatura per le presidenziali del 2024, ha attirato solo un manipolo di repubblicani.

Trump è più attivo che mai

Non per questo il raduno è passato inosservato. Ampio lo spazio che gli è stato riservato sui media statunitensi, anch’essi, in gran parte, orfani dei bellicosi adoratori del caos. E, con loro, altri e importanti. Anche per questo il summit in Florida non va sottovalutato.

Finora sono rimasti fermi, in attesa degli eventi. Reputavano, e non del tutto a torto, che Trump sarebbe rimasto incenerito dalla sconfitta elettorale e dal successivo assalto al Campidoglio, e che i democratici andassero avanti nella loro opera di demolizione del puzzone, che ritenevano destinato alle patrie galere.

Non è andata così. anche perché l’ala liberal dei democratici, sponda “sinistra” dei neocon, è in difficoltà, come dimostra la recente pubblicazione delle foto del pedofilo Jeffrey Epstein alla Casa Bianca, ospite d’onore di Bill Clinton (chissà chi le ha tirate fuori..).

Trump non solo ha resistito, ma è ancora lui il playmaker del Great Old Party: chi vorrà candidarsi alle prossime elezioni avrà ancora bisogno dei suoi voti.

Perché l’elettorato repubblicano ha nel puzzone il suo nume tutelare. D’altronde, si può dire di tutto di Trump, ma il tribuno della plebe lo sa fare. E se riuscirà anche a creare un suo network, come da tempo si ipotizza, avrà ancor più influenza.

La Cheney, e i neocon con lei, vogliono farlo fuori. Sono influenti, e potenti, come dimostra la coincidenza temporale tra il raduno della Cheney e la perquisizione dell’ufficio di Rudolph Giuliani, che si era prestato a far da avvocato a Trump.

Ma, pur potendo tanto, non sono onnipotenti come credono. E in questo margine di impotenza si è rifugiato Trump, che dal suo bunker di Mar-e-Lago è più attivo che mai.

Vista la mala parata, i neocon avevano anche tentato un accordo, inviando a Mar-e-Lago la loro ancella sanguinaria, la “feroce” Nikki Haley (così Weekley Standard). Approccio rigettato al mittente: Trump non ha voluto nemmeno riceverla (The Hill).

La guerrafondaia

Da qui il tentativo della Cheney, che Trump ha irriso. Una ironia significativa la sua, perché fa capire tante cose, non solo degli interna corporis del GOP, ma anche delle dinamiche che, sottotraccia, pulsano nel cuore dell’Impero.

Così, al di là dell’ironia sulla rivale, che secondo Trump non ha alcun consenso tra gli elettori repubblicani e che, se davvero correrà alle presidenziali, riuscirà solo a “mettere in imbarazzo la sua famiglia”, l’ex presidente ha detto anche altro e ben più significativo.

“Questa sciocca guerrafondaia – ha dichiarato – vuole rimanere in Medio Oriente e in Afghanistan per altri 19 anni, ma non considera il quadro generale: Russia e Cina!” (BusinessInsider).

Cenno eloquente, perché ricorda le sue direttrici di politica estera. Guarda caso, su tali direttrici si sta muovendo Biden, anche se con modalità meno dirompenti del suo predecessore e non senza le ambiguità del caso, dovute al contrasto che esse incontrano tra le élite dell’Impero, come sperimentato dallo stesso Trump, che dovette cedere alla loro pressione (in particolare su Iran e Siria).

Così, di fatto, Trump ha implicitamente appoggiato la mossa di Biden di ritirarsi dall’Afghanistan (iniziativa peraltro già avviata da lui) e la sua idea di riformulare la presenza Usa in Medio oriente, che se non sarà ritiro, potrebbe vedere un ridimensionamento.

Anche a questo serve, infatti, l’accordo sul nucleare iraniano, che Biden sta perseguendo nonostante le ostilità e i tentativi di sabotaggio.

Biden ha così nel suo antagonista Trump, dal quale pure lo separa tanto, una sponda importante. Ciò spiega perché, nonostante gli esponenti del GOP continuino a opporsi alle sue decisioni, il presidente non trova grande contrasto nelle sue iniziative di politica estera, ché i repubblicani, sul punto, per lo più abbaiano, ma non mordono.

In tal senso è istruttivo rileggere il titolo di un articolo del National Interest successivo all’assoluzione di Trump al Congresso Usa: “Il vero vincitore del procedimento di impeachment di Trump è Biden”.

Sempre su questa linea, val la pena ricordare che la Cheney ebbe un ruolo decisivo nell’impedire a Trump di chiudere la guerra afghana: fu lei, infatti, come riporta National File, a cavalcare la storia delle taglie che i russi avrebbero messo sulla testa dei soldati americani in Afghanistan.

Taglie che sarebbero servite per invitare i talebani a uccidere i fantaccini Usa. Una bufala, come appurato poi dall’amministrazione Biden, che però impedì a Trump di procedere. Così è la politica, che vive di trame oscure, ma a volte anche di nascoste armonie.