28 Aprile 2021

L'armata social di Amazon addestrata per difendere Bezos

Il web è diventato il nuovo agone per le battaglie politiche e sociali e si vince o si perde a colpi di like e smile. Lo ha capito anche l’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, impegnato in una campagna per “rifarsi il trucco”, cioè allontanare da sé le accuse di sfruttare i lavoratori che da tempo gli piovono addosso un po’ da tutto il mondo.

La battaglia dell’Alabama

In parallelo agli spot televisivi che abbiamo imparato a conoscere, dove i lavoratori di Amazon ci raccontano come siano grati e devoti al loro munifico, ecologico e lungimirante datore di lavoro, Amazon ha creato un esercito di “ambasciatori social”.

Lo racconta The Intercept che pubblica un documento che narra le gesta di questo esercito, che ha conosciuto il suo momento di gloria nella battaglia che si è combattuta in questi giorni in Alabama, dove si è giocata una partita decisiva per Amazon, quando alcuni lavoratori hanno osato proporre l’introduzione dei sindacati.

Come spiega Noam Scheiber sul New York Times,”Amazon ha resistito con successo ai sindacati in tutte le sue strutture statunitensi”, riuscendo a evitare che i lavoratori potessero organizzarsi per chiedere migliori retribuzioni e condizioni di lavoro.

Le leggi degli Stati Uniti, spiega Sheiber, “danno ai datori di lavoro enormi vantaggi in una campagna sindacale. Possono sottoporre i lavoratori a un martellamento di retorica anti-sindacale con riunioni obbligatorie, e-mail, messaggi”.

“I sindacati non hanno spazi paragonabili per diffondere il loro messaggio. E le sanzioni raramente si traducono in qualcosa di più di uno schiaffo contro i datori di lavoro che licenziano i lavoratori per aver sostenuto un sindacato”.

La battaglia dell’Alabama era simbolica, segnala Sheiber: se i lavoratori avessero vinto in questo Stato, Amazon si sarebbe vista aprire fronti analoghi in tutta l’America.

Ambasciatori vs sindacati

Una battaglia, peraltro, che non riguardava solo il colosso dell’e-commerce, ma anche altre industrie, perché, come spiega sempre Sheiber, “quando Amazon entra in un settore, spesso costringe la concorrenza ad adottare pratiche di lavoro simili”.

Questa l’importanza della contesa dell’Alabama, dove i lavoratori sono stati chiamati a esprimere attraverso un referendum il proprio consenso o meno all’istituzione di un sindacato all’interno delle strutture Amazon.

In questa battaglia il colosso di Bezos ha gettato tutta la sua potenza di fuoco. E ha messo in campo gli “ambasciatori”.

“Il piccolo esercito di ‘ambasciatori’ di Amazon di Twitter è stato creato, nel riserbo assoluto, nel 2018, con il nome in codice ‘Veritas’, un progetto che aveva lo scopo di addestrare e rendere attivi alcuni dipendenti selezionati nelle trincee dei social media per difendere Amazon e il suo CEO, Jeff Bezos”.

I pretoriani social erano stati scelti in base al loro “grande senso dell’umorismo”, tecnica poi affinata con il programma Veritas, come evidenzia il documento pubblicato da Intercept, che offre vari esempi del loro dibattere ironico e tagliente.

“Il documento, redatto come parte del programma pilota nel 2018 e contrassegnato come ‘Amazon.com Riservato’, presenta anche esempi di come i suoi ambasciatori debbano rispondere con fermezza alle critiche dirette alla società e al suo CEO”.

“Per affrontare speculazioni e false affermazioni sui social media e nei forum online sulla qualità del lavoro degli addetti FC [Fulfillment Center-Centro Logistico], stiamo creando un nuovo team social composto da dipendenti FC attivi e di ruolo, che avranno il compito di ribattere in modo educato – ma schietto – a tutte le falsità'”. si legge nella descrizione del progetto. “FC Ambassadors (FCA) risponderà a tutti i post e commenti di clienti, influencer (anche politici) e media che mettono in dubbio il lavoro degli addetti FC'”.

Questi i dettami Veritas: “Tra i principi del programma c’è la promessa di non dare messaggi fuorvianti o falsi”; agli ambasciatori era infatti suggerito di dire “la tua verità”… inoltre, Veritas dava anche “istruzioni dettagliate” sugli argomenti da “ignorare” o dei quali era vietato parlare.

Ad esempio gli era vietato dibattere su questioni sindacali, rispondere ai media o interloquire su argomenti complessi, temi riservati “all’ufficio Pubbliche Relazioni di Amazon”.

Sanders, Biden e i diritti dei lavoratori

Il referendum dell’Alabama è stato vinto da Amazon. Bernie Sanders, che ha gettato tutto il suo peso politico nella mischia, ha dichiarato che l’azienda “ha speso enormi somme di denaro per battere i lavoratori”.

“Il fatto che l’azienda abbia potuto costringere i lavoratori a partecipare a riunioni anti-sindacali a porte chiuse – ha aggiunto – è solo uno dei motivi per cui abbiamo bisogno di una legislazione che dia finalmente ai lavoratori un’equa possibilità di vincere le elezioni. I lavoratori non dovrebbero essere intimiditi o perseguitati da un’azienda perché vogliono esercitare il loro diritto costituzionale di formare un sindacato”.

L’appello è stato raccolto da Biden, che ha creato una task force per rafforzare i diritti dei lavoratori (Politico). Una storia americana, ché da noi i sindacati hanno più agio, anche se spesso deludono attese. Ma che offre uno spaccato del liberismo selvaggio che sta dilagando anche in Europa.

Ma anche del rapporto tra Biden e Sanders, che molti ipotizzavano fosse conflittuale. Il “populista” Sanders ha perso la corsa per la Casa Bianca, ma ha ancora un peso nell’Impero. Anzi, non ha mai pesato tanto.