8 Dicembre 2012

Henri Matisse, L'escargot

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Si chiama L’Escargot, La Lumaca. È un papier collé, vale a dire un collage realizzato con carte però colorate dall’artista, cioé Henri Matisse. Quando Matisse lo realizzò nel 1953 aveva 83 anni ed era ormai costretto a letto dalla malattia. Ritagliava i pezzi di carta con le forbici e poi indicava alla sua infermiera come disporli sul foglio. Oggi quest’opera è alla Tate Gallery di Londra, che l’acquistò nel 1962 grazie ai fondi messi a disposizione dai suoi soci. Siccome in questi giorni il museo inglese ha convocato, come ogni anno, tutti i suoi sostenitori, in home page, quasi come segno di gratitudine, ha voluto mettere questa opera di Matisse acquisita grazie a loro.
È un’opera che dice tante cose. Innanzitutto che è sempre sbagliato mettere precondizioni all’arte. Ad un artista malato e prossimo alla morte in genere si attribuiscono meccanicamente opere drammatiche, cupe, spiritualistiche o pensose. L’ultima fase è automaticamente una fase “tragica”. Matisse smentisce in modo tranchant questo stereotipo: sofferente, in condizioni di totale dipendenza dagli altri, senza troppa vita davanti, pensa e confeziona un’opera che è una quintessenza di felicità. L’Escargot è visibilmente opera di un artista contento.
L’Escargot è anche un’opera molto semplice, che prende spunto da un dato di realtà, la forma di una chiocciola, e la traduce in quest’immagine, passandola attraverso lo sguardo e la fantasia di un grande artista. Matisse non aveva mai troppe preoccupazioni intellettuali. Non dipingeva “a tesi”: semplicemente seguiva ciò che la realtà gli suggeriva, ciò che della realtà lo colpiva. Anziano e malato e con chissà quale nostalgia dell’età bella della vita (Matisse è uno che se l’era sempre goduta) conserva, come per un dono, lo sguardo da bambino. Non vuole quindi dire la sua idea, ma vuole dare forma alla meraviglia che la realtà ha suscitato in lui. Si potrebbe pensare che quest’opera semplice e così facile da guardare, da capire e da godere, sia un’opera infantile. Non lo è. Perché la semplicità non è una posizione che liquida i mille fattori in gioco, trattenendone solo alcuni. La semplicità è capacità istintiva di sintesi, che condensa tutti i fattori.
Certamente L’Escargot di Matisse, è di una semplicità che è uno schianto. Ma osservandolo si capisce che chi l’ha realizzato ha una mano profondamente allenata a un ordine, ha introiettato un grande senso della misura. Il collage così “suona” come una partitura musicale; anzi “danza” davanti al nostro sguardo, e le singole tacche colorate sembrano indicare movimenti dei piedi e loro tempi. È stato un bel regalo aver avuto nel ‘900 un artista così felice e così imprevisto come Matisse.