19 Aprile 2021

Gates, Big Pharma e il suprematismo dei vaccini

“Secondo il Wall Street Journal, l’azienda americana Johnson & Johnson ha contattato privatamente gli altri produttori di vaccini per chiedere loro di unire gli sforzi per la ricerca sui rischi di coaguli di sangue. Il quotidiano racconta che la J&J voleva creare un’alleanza con le altre aziende per comunicare con una sola voce benefici e rischi dei vaccini e dei coaguli di sangue. Ma solo AstraZeneca – che in Europa è da settimane al centro di una controversia sui rischi di coaguli del sangue – ha aderito. I dirigenti di Pfizer e Moderna, invece, hanno declinato l’invito. Il loro vaccino, ritengono le due aziende, è sicuro, e unirsi al progetto potrebbe macchiare la loro reputazione“.

Vaccini, il tentativo di un’alleanza mondiale

Così una nota su Dagospia racconta una nuova puntata della guerra dei vaccini che si combatte sulla nostra pelle. La notizia del tentativo di Johnson & Johnson per riaprire un tavolo di collaborazione per migliorare l’efficacia dei vaccini è respinta dagli stessi che sono diventati, di fatto, i monopolisti nel mercato dell’Occidente, il più ricco.

Insomma, la partita più importante che il sistema sanitario mondiale si sia mai trovato a combattere, invece di produrre la grande alleanza che molti all’inizio auspicavano, ha alimentato una folle guerra che ha avuto come conseguenza l’aumento dei decessi e tutto quel che consegue.

La contesa per la supremazia dei vaccini è partita più di un anno fa quando ancora nessuno, al di fuori degli addetti ai lavori, aveva sentore di quanto stesse per accadere.

Come scrive Alexander Zaitchik su The New Republic, l’11 febbraio 2020, quando in Italia mancavano ancora 10 giorni alla scoperta del primo caso ufficiale di COVID-19 e quasi un mese prima della dichiarazione ufficiale di pandemia, gli esperti della salute pubblica e malattie infettive si sono riuniti a centinaia a Ginevra presso la sede dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e hanno lavorato alacremente per sviluppare un “progetto di ricerca e sviluppo” che riassumeva lo stato della ricerca sul coronavirus e proponeva modi per individuare e curare oltre che per la ricerca di un vaccino.

La premessa di fondo era che il mondo si sarebbe unito contro il virus. La comunità scientifica avrebbe mantenuto aperti i canali di comunicazione nella certezza (scientifica) che la collaborazione internazionale avrebbe ridotto i tempi per sviluppare terapie e vaccini, a beneficio della comunità mondiale.

La difesa della proprietà intellettuale, il ruolo di Bill Gates

Ma il documento redatto per l’occasione non menzionava un tema: “la proprietà intellettuale. Se la pandemia fosse scoppiata, gli esperti e i ricercatori davano per scontato che la risposta globale si sarebbe prodotta attraverso una convergenza e che l’OMS avrebbe svolto un ruolo centrale. Non sembrava possibile che le aziende farmaceutiche e i governi avessero preoccupazioni riguardo alla proprietà intellettuale”. Invece è andata esattamente così.

Continua Alexander Zaitchik: l’Oms avviò la cooperazione internazionale, ciò prevedeva che “Istituzioni pubbliche e privati ​​avrebbero condotto le ricerche e affidato la proprietà intellettuale a un fondo di ricerca globale per tutta la durata della pandemia. L’idea è diventata realtà alla fine di maggio con il lancio del WHO Covid-19 Technology Access Pool, o C-TAP”.

Ma in aprile Bill Gates lancia il progetto alternativo, l'”Acceleratore ACT Covid-19“. Come altre iniziative di Gates nel campo della sanità, l’ACT si basa su una partnership pubblico-privato, un mix di filantropia e produzione industriale. Fondamentalmente, e in contrasto con il C-TAP, il progetto di Gates lasciava la proprietà intellettuale delle scoperte appannaggio delle aziende.

“I suoi argomenti – che i diritti della proprietà intellettuale non avrebbero comportato problemi nel soddisfare la domanda globale o nel garantire un accesso equo [ai farmaci, ndr] e quindi avrebbero dovuto essere protetti anche durante la pandemia – furono supportati dall’enorme peso della reputazione di Gates come leader saggio, benefico e profetico”.

Il dominus della sanità mondiale

Peraltro, Bill Gates non è solo una sorta di guru: nel settore sanitario è una vera potenza, come raccontava anche l’autorevole Politico, media non certo consegnato alla dietrologia, che nel 2017 descriveva la sua enorme influenza nell’OMS, tanto che per diventare presidente di tale organizzazione è necessario passare da lui.

Un’influenza criticata da tanti, scriveva Politico, “perché il denaro della Fondazione Gates proviene da investimenti di grandi imprese [in particolare Big Pharma, ovviamente, ndr] e può diventare un cavallo di Troia per perseguire gli interessi di tali aziende, minando così il ruolo dell’OMS nella definizione del suo modus operandi e delle politiche sanitarie”. Esattamente quel che è accaduto durante la pandemia, al di là delle asserite “buone intenzioni” che pure Politico accredita a Gates.

Come sappiamo, a vincere la contesa sull’approccio globale alla pandemia sono stati Bill Gates e Big Pharma e tutto è rimasto in mano ai privati, con tutte le conseguenze del caso. Un dramma non solo per quanto riguarda la ricerca e la produzione di terapie e vaccini, ma anche per la distribuzione di questi ai Paesi poveri, i quali si devono attaccare, nel senso lato del termine, al Covax.

Finanziato da organismi internazionali, Paesi ricchi e privati, il Covax prevede l’acquisizione di vaccini dalle aziende per distribuirle ai Paesi poveri. Ad oggi, nonostante qualcuno ne sbandieri un’illusoria l’efficacia, non ha prodotto quasi nulla.

Peraltro, quanto sia filantropica e benefica Big pharma lo abbiamo scritto su queste pagine qualche settimana fa. Tali aziende “hanno chiesto formalmente all’amministrazione Biden […] di sanzionare l’Ungheria, la Colombia, il Cile e altri Paesi per aver cercato di aumentare la produzione di vaccini senza il loro permesso… Per Big Pharma si tratta di una minaccia alla Sicurezza nazionale, dato che è in ballo la “protezione della proprietà intellettuale” dell’industria americana e posti di lavoro americani.

Certo, il tentativo di Johnson & Johnson e AstraZeneca, di cui abbiamo dato conto all’inizio dell’articolo, di una convergenza tra aziende per ottimizzare i farmaci, dice che non tutto il mondo sanitario è allineato dietro la lobby Gates-Pfizer e soci. Ma i Signori del vaccino, avendo fatto fuori la concorrenza, hanno buon agio a rigettare il dialogo.

Con Gates ha vinto il suprematismo dei vaccini, più spietato di altri.