13 Aprile 2021

Netanyahu sta portando al parossismo lo scontro con l'Iran

Netanyhu potrebbe scatenare una guerra per conservare il potere. Questo il dubbio esposto su Haaretz da Yossi Verter, che riferisce le preoccupazioni degli ambiti della Difesa israeliana, i quali stanno “perdendo il sonno” a causa di tale rovello.

Netanyahu, scrive Verter, in Israele passa per un fine calcolatore: nella sua lunga reggenza del Paese ha usato la forza, ma ha sempre saputo gestirla. Ha sempre saputo cioè fermarsi al momento opportuno, per evitare conflitti duraturi deleteri per il Paese e la sua immagine personale.

Ma ora sta attraversando il momento più difficile della sua carriera: ha serie difficoltà a dar vita al suo ennesimo governo, con una situazione politica bloccata dai veti incrociati, e il processo a suo carico sta avendo sviluppi pesanti. Tanto che, secondo Verter, è a rischio non solo la sua presa sulla politica israeliana, ma anche la sua libertà personale.

Questo spiegherebbe, secondo Verter, l’avventurismo di questi ultimi giorni, nei quali le forze israeliane non solo hanno compiuto operazioni spericolate contro l’Iran, ma le hanno addirittura rivendicate, anche se non a livello ufficiale, come non ha mai fatto prima per evitare di costringere l’antagonista regionale a una risposta militare.

“La serie di incidenti che coinvolgono l’Iran e le fughe di notizie [riportate dai media internazionali ndr.] che non lasciano dubbi su chi ci sia dietro – scrive Verter -, danno la sensazione che Netanyahu abbia perso l’ultimo controllo che aveva. Nel mondo della politica e della sicurezza si è aperto una dibattito acceso: il primo ministro cerca di iniziare una guerra con l’Iran o con Hezbollah in Libano per dar vita a un governo di emergenza?”.

Sul punto, Verter vede una stretta analogia su quanto avvenuto dopo le elezioni del marzo scorso. Anche quelle avevano dato un esito non favorevole a Netanyahu, consegnandogli una maggioranza relativa, ma non sufficiente a formare un governo.

Secondo Verter, Netanyahu allora usò l’emergenza Covid-19 per sbloccare la situazione: “il Paese posto in un blocco ermetico e draconico quando ancora i pazienti con coronavirus erano pochi. L’atmosfera apocalittica che ha creato (“decine di migliaia di morti”) ha convinto Benny Gantz a entrare nel governo. Ora non ha più la crisi coronavirus, ma ha sempre l’Iran”.

Quanto scrive Verter è corroborato da un altro articolo, sempre su Haaretz, a firma di Yaniv Kubovich, che riferisce la grande preoccupazione che circola negli ambiti della Sicurezza israeliana per il “volume” della fuga di notizie sulle operazioni segrete della sua intelligence, che potrebbe costringere Teheran a rispondere.

Preoccupazioni condivise da Benny Gantz, vice Primo ministro, che ha chiesto un’indagine sulla fuga di notizie, che però, come scrive Verter, è destinata a non dare risultati; ciò secondo Verter, perché la fonte sarebbe “immune” da indagini, alludendo, a quanto pare, allo stesso Netanyahu.

Allo stesso tempo, Gantz, sta cercando di gettare acqua sul fuoco, bollando le indiscrezioni giornalistiche come “favole”. Sa perfettamente di negare l’evidenza, e che tale smentita non avrà alcun credito.

Ma non per questo è inutile. Si tratta di inviare un segnale all’Iran, far sapere all’antagonista regionale che a Tel Aviv c’è chi sta lottando per evitare una guerra aperta, che al di là di altre considerazioni, sarebbe catastrofica per la stessa Israele. Immaginare, infatti, che essa esca indenne da uno scontro aperto con Teheran è pura follia.

Intanto, i responsabili della Sicurezza americana e israeliana, Jake Sullivan e Meir Ben Shabbat, supportati dai capi di varie agenzie di intelligence, hanno dato vita a un summit sull’Iran.

Nel riferire la notizia, Axios spiega che non è la prima volta che la Sicurezza della nuova amministrazione Usa dialoga con la controparte, e che nelle precedenti sessioni si era stabilito che ci fosse uno scambio di informazioni reciproco, tale da evitare “sorprese” all’alleato. Evidentemente il pregresso non è bastato a evitarle, vedremo per il futuro.