10 Aprile 2021

Il leader del Terrore: interessi comuni con l'America

Abu Mohammad al-Golani a sin durante l’intervista, a ds nei consueti abiti da lavoro

“Nella sua prima intervista con un giornalista americano, al Golani ha detto al corrispondente di Frontline Martin Smith che il suo ruolo nella lotta contro Assad e l’Isis, e nel gestire un’area abitata da milioni di siriani sfollati che potrebbero potenzialmente diventare rifugiati, rifletteva gli interessi comuni con gli Stati Uniti e l’Occidente“. In questo modo il sito Frontline sintetizza la prima intervista di un giornalista americano a  Abu Mohammad al-Golani, il leader di al Nusra, leggi al Qaeda, che controlla la regione siriana di Idlib, sottratta al controllo del governo di Damasco.

Poco da aggiungere, se non che la lunga carriera criminale del macellaio al Golani è nota. La raccontiamo riprendendo un articolo di Timesofisrael.

Nato in Siria, si trasferisce in Iraq, dove lavora presso l’allegra Macelleria guidata da Abu Mus’ab al-Zarqawi, il successore di Osama bin Laden alla guida di al Qaeda, quella delle Torri Gemelle.

“Dopo l’uccisione di al-Zarqawi, vittima di un attacco aereo statunitense nel 2006, al-Golani lascia l’Iraq, trasferendosi per poco tempo in Libano, dove offre supporto logistico al gruppo militante Jund al-Sham”, altro ramo di al Qaeda, specifica il giornale israeliano.

“Torna poi in Iraq per continuare a combattere, ma viene arrestato dalle forze armate statunitensi e detenuto a Camp Bucca”. La stessa prigione di al Baghdadi, il capo dell’Isis, una vera e propria fucina del Terrore internazionale questo carcere… (sul punto rimandiamo alla nota precedente sui rapporti tra l’attuale capo dell’Isis e l’Us Army).

“Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 2008 [anno in cui è rilasciato da Camp Bucca anche al Baghdadi ndr.], al-Golani riprende la militanza, questa volta al fianco di Abu Bakr al-Baghdadi, il capo di al-Qaeda in Iraq – noto anche come Stato islamico dell’Iraq [cioè l’Isis ndr]. Ed è presto nominato capo delle operazioni di al-Qaeda nella provincia di Mosul”.

Quando inizia la guerra siriana, nel 2011 torna in patria, dove, “fortemente sostenuto da al-Baghdadi, crea il Fronte Nusra, annunciato per la prima volta nel gennaio 2012”.

“[…] Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che ha inserito al Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche nel dicembre 2012, ha affermato che il gruppo ha rivendicato quasi 600 attacchi, tra i quali anche attacchi suicidi, operazioni con armi leggere e attentati nelle più importanti città” siriane.

Ai distratti, va ricordato il sangue sparso dall’Isis di al Baghdadi, quando ancora al Golani era al suo fianco, dall’Europa all’America, con stragi compiute con bombe, mitra, camion mandati a schiacciare innocenti. Che poi sono tecniche usate anche negli attentati contro i civili siriani, la più eclatante, per stare solo alle più recenti, nel dicembre scorso, con un’autobomba che ha ucciso decine di civili.

Di un’altra strage recente firmata dalla stessa Agenzia del Terrore dà notizia l’Onu nel gennaio scorso: “Secondo i media, domenica un’autobomba è esplosa nella città di Azaz, uccidendo quattro persone e ferendone almeno 22. Tra le vittime una ragazzina di 12 anni. L’attacco arriva appena un giorno dopo un altro attacco ad Afrin, sempre nella regione di Aleppo, anche qui un attentato con un’autobomba, che avrebbe ucciso sei civili, tre dei quali erano bambini” (l’intervista a Frontline arriva a pochi mesi da tali massacri… tant’è).

Senza contare poi che da Idlib, il cuore di tenebra del Terrore, continuano a piovere missili su Aleppo a intervalli regolari, su scuole, quartieri residenziali, ospedali e tanto altro.

Ma sono uomini, donne e bambini siriani a morire, non contano nulla. Anzi, sono anche sottoposti alle sanzioni emesse dall’Europa e dagli Usa per “punire” il reprobo Assad.

Sanzioni che non permettono alla popolazione civile di accedere alle medicine (cosa ancor più odiosa in tempo di Covid-19), la riducono alla fame e portano al collasso le infrastrutture vitali del Paese, oltre a produrre tante altre ristrettezze (se gli ospedali sono al collasso da noi si può immaginare là, che non possono ottenere neanche i pezzi di ricambio dei macchinari salvavita). Si tratta di bombe più silenziose, ma fanno stragi anche queste.

Ma per tornare ad al Golani, va ricordato che, al di là delle narrazioni mediatiche su una presunta rottura tra la Macelleria di al Nusra e quella l’Isis (ci torneremo), tra queste restano profonde convergenze operative: difficile rompere un patto col diavolo quando lo si è fatto.

Sul punto si ricordi la strage di Nizza del 2016, quando un agente del Terrore travolse e schiacciò sotto le ruote di un camion 87 persone: benché rivendicato dall’Isis, pronta a mettere il suo cappello su tutte le efferatezze del mondo, il killer risultò essere un militante di al Nusra, come provavano in maniera inequivocabile i contatti della sua agenda personale (anche allora al Nusra era guidata da al Golani).

Di al Golani, e della sua al Nusra, si può ricordare anche la bella pensata di mettere i civili siriani in grandi gabbie poste su dei camion messi in circolo per le vie di quel quartiere di Damasco perché fungessero da scudi umani..

Questo il bel personaggio che intervista Frontline e che parla di interessi comuni con l’America. Per l’intervista ha anche dismesso gli usuali panni da stratega del Terrore, optando per una mise più sobria, più adatta all’occasione…