9 Aprile 2021

Godzilla vs Kong: superpotenze contro, anzi alleate

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Attenzione – Spoiler. Di interesse l’interpretazione di Michael McCaffrey dell’astruso kolossal Godzilla vs Kong (ne ha scritto sul suo blog il 1 aprile scorso). Il film, diretto da Adam Wingard e uscito a fine marzo, in altri tempi sarebbe destinato al meritato oblio, per soggetto, trama e tanto altro.

Invece ha goduto di una vasta eco internazionale e riscosso grande successo, forse anche perché nelle sale non c’era altro. E in questo, anzitutto, risiede la sua importanza, che in tempi di lockdown si sia scelto di affidarlo alle sale cinematografiche, eludendo le sirene di Netflix, Amazon etc (che in realtà hanno prodotti un po’ più accattivanti). Significativo in tal senso un titolo di Vanity Fair: “Hollywood punta tutto su «Godzilla vs. Kong» per far ripartire il cinema (in sala)”.

Il film è il quarto della saga di Godzilla, iniziata nel 2014 e il primo in cui si incontrano i due mostri. Secondo McCaffrey la storia dello grande scimmia catturata su un’isola sperduta e portata a New York, con conseguenti sfracelli, ha un significato profondo.

Kong, infatti, “era un’allegoria del colonialismo e della schiavitù, perché Kong viene rapito dalla sua patria tropicale da estranei e portato in America in catene e qui sfruttato a scopo di lucro”.

Allegorico anche il suo rivale: “Nato cinematograficamente nel Giappone del dopoguerra […] Godzilla era una metafora dei pericoli delle armi atomiche e dell’imperialismo americano, e l’incarnazione dell’ansia dell’era nucleare”, tanto è vero che in questa saga era una lucertola mutata a causa delle radiazioni di un test atomico.

Ma, continua McCaffrey, il mondo è cambiato, e con esso anche il significato metaforico dei due mostri: “Kong è cresciuto fino a rappresentare, almeno agli occhi degli americani, gli Stati Uniti. È un primate, dal sangue caldo e dal cuore grande,  ferocemente protettivo nei confronti di coloro che ama, e ciò fa sì che gli americani rivedano [in lui] se stessi e le più nobili qualità della loro nazione”.

Nel tempo, anche “Godzilla si è trasformato, da minaccia dal cervello di lucertola a eroe […] la bestia a sangue freddo [è diventato] un guardiano dell’umanità e un protettore dell’ambiente”.

Godzilla vs Kong  è quindi una metafora “della transizione da un mondo unipolare, con l’America unica superpotenza, a uno multipolare, in cui Cina e Stati Uniti sono alla pari. Godzilla rappresenta la Cina e la sua scalata al dominio globale e Kong gli Stati Uniti che lottano per mantenere la loro posizione alfa”.

“La prova cinematografica a sostegno di questa tesi è che il beniamino dagli americani, Kong, è il protagonista principale della storia e che l’esercito americano combatte con Kong quando i due mostri lottano tra loro” (peraltro, la trasformazione di Kong in eroe buono e amico degli Usa è stata raccontata nel film che precede l’attuale Colossal, il dimenticabile Kong: Skull Island).

Hollywood mostra di tenere in un debito conto la potenza della Cina, tanto che Godzilla costringe Kong a sottomettersi e sconfigge la Us. Navy accorsa in suo aiuto.

Il fatto che la battaglia cruciale tra i due mostri si combatta a Hong Kong non è casuale, dato che la città, per la sua storia sospesa tra Occidente e Oriente, “può rappresentare nello stesso tempo” le due superpotenze e i rispettivi popoli, che sono poi i diretti “destinatari del film”.

Per gli americani, la battaglia a Hong Kong può essere interpretata come Kong (Usa) che combatte per la democrazia contro la tirannia della Cina. I cinesi la possono interpretare come il danno collaterale subito nella battaglia ad ampio raggio contro l’imperialismo occidentale.

Ma, ovviamente, il film termina con la vittoria di entrambi, che salvano il mondo dal vero cattivo, il cibernetico Mecha-Godzilla, che rappresenta i titani della Tecnologia che si ergono a padroni del mondo e che solo l’alleanza tra Kong (Usa) e Godzilla (Cina)  possono fermare.

“Tutti ne escono vittoriosi – conclude McCaffrey – e Hollywood sta semplicemente cercando di baciare due culi contemporaneamente e restare nelle grazie sia della Cina che degli Stati Uniti e del loro enorme pubblico”.

Chiosa alquanto discutibile, perché derubrica tutto a una questione di business e propaganda, che il critico dettaglia così: “Considerando che l’industria tecnologica, il governo statunitense e cinese e Hollywood sono come il malvagio mostro a tre teste Ghidorah, e insieme si adoperano per lucrare enormi profitti, in termini di potere e propaganda, questa interpretazione non è poi così convincente”.

A giudicare dagli incassi del film, aggiunge, si direbbe che “la bestia di Hollywood si stia risvegliando dal suo sonno Covid ed è di nuovo pronta a girare per il mondo affermando la sua influenza maligna. Sia il governo degli Stati Uniti che quello cinese saranno entusiasti di avere di nuovo in gioco Hollywood, il loro mostro da propaganda preferito, affidabile e flessibile”.

Se è vero che Hollywood nell’era pre-internet è stato il principale organo di propaganda degli Stati Uniti (ci torneremo), e che certo anche la Cina vi ha investito, con un’efficacia residuale, resta che l’influenza di Hollywood è preferibile a quella da Covid e ad altre minacce globali che necessiterebbero un approccio comune.

Si spera che Godzilla e Kong insieme vincano questa battaglia. E il fatto che il “Cinema” punti su questo film per ripartire, infonde speranza.