2 Aprile 2021

Il Beli Andeo del monastero di Mileseva

di Giuseppe Frangi

Il monastero di Mileseva, nella parte sud-occidentale della Serbia, conserva al suo interno un ciclo di affreschi con la vita di Cristo, databili intorno al 1240. L’immagine più celebre è quella del “Beli Andeo”, il grande angelo bianco che presidia il sepolcro rimasto vuoto dopo la resurrezione di Cristo. È un angelo che è diventato quasi un’icona, e viene isolato senza tener conto che invece sta interloquendo con le donne arrivate al sepolcro.

Ed è proprio questo il dettaglio che più colpisce proprio perché resta sempre sotto traccia: sono solo due donne, che entrano dalla parte destra dell’affresco, come se la terza si fosse attardata e stesse ancora per arrivare. Mantengono una certa distanza dall’Angelo, anzi sembrano ritrarsi spaventate. «Videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura», riferisce infatti Marco nel suo Vangelo (che si legge in questo anno liturgico).

Ebbero paura. E neppure le parole rassicuranti dell’angelo le tranquillizzano. È sempre Marco a sottolinearlo: «Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento». E poi l’evangelista aggiunge che tornando a Gerusalemme per strada non dissero niente a nessuno, «perché avevano paura».

L’autore dell’affresco di Mileseva aderisce davvero alla lettera del racconto, rispettando questo risvolto psicologico. Le donne sono letteralmente investite da una notizia inattesa, ne vengono quasi sospinte all’indietro. Perciò le vediamo quasi spaventate da un’evidenza che ovviamente sopravanza la loro immaginazione, ma soprattutto sopravanza la loro stessa capacità di speranza.

C’è un’eccedenza in quello di cui sono state testimoni, davanti alla quale in prima istanza il cuore è preso da un timore. Tutto questo è molto vero, è molto umano: la “lieta novella” non è certo una favola. È una storia reale che accade, è un fatto preciso, circostanziato, documentato che però non sta dentro le nostre misure.

Se torniamo a guardare le due donne al sepolcro dipinte dall’ignoto artista di Mileseva, possiamo scorgere nei loro occhi oltre a uno stupore, per ora pieno di spavento, anche l’emergere, l’irrompere, di un primo cenno di commozione.

Ci vorrà un po’ di tempo per rendersi conto pienamente di quel che è accaduto, per “toccare con mano”, come farà Tommaso. Ma intanto quel primo indizio ha già aperto una breccia nei loro cuori.

 

Con questa pagina Piccolenote va in pausa. Buona Pasqua. Ci vediamo martedì