18 Marzo 2021

Assisi, San Giuseppe

di Giuseppe Frangi

Siamo nella basilica inferiore di Assisi. Nel transetto di destra sulla volta possiamo vedere un ciclo con le storie dell’infanzia di Gesù, attribuibile a Giotto e alla sua bottega e databile intorno al 1311.

Nella sequenza delle scene, dopo quella della Disputa con i Dottori della Legge, troviamo un riquadro che documenta una circostanza che nessuno aveva mai rappresentato: si vede la carovana con in testa Giuseppe, Gesù e Maria, che si è lasciata Gerusalemme alle spalle e si incammina per tornare verso la Galilea.

Sono appena usciti dalla porta della città, che viene restituita in tutta la sua grandiosità e che occupa gran parte della superficie affrescata. Loro sono ai margini: anzi Giuseppe è già con un piede oltre il riquadro. Dopo la tensione per lo smarrimento e il testa a testa con Maria nel momento del ritrovamento, l’armonia sembra davvero essere tornata in famiglia.

Maria osserva suo figlio con uno sguardo pieno di amore e di consapevolezza. L’attenzione di Gesù però è tutta per Giuseppe: lo guarda dal basso in alto e Giuseppe lo ricambia voltando la testa indietro, rispetto alla direzione del cammino. Così nella semplicità prosaica di questo momento quasi banale, un momento per così dire “a luci spente”, fa breccia questa tensione affettiva sincera, istintiva.

Gesù, con un gesto che dice tutto, con la mano sinistra si tiene attaccato alla veste di Giuseppe. Un gesto pieno di obbedienza e di vera stima. Nell’altra tiene ancora il rotolo dei testi sacri di cui aveva discusso con i dottori nel tempio. Nel breve scambio con Maria aveva fatto riferimento alla volontà del Padre, che non era evidentemente Giuseppe.

Ora però lo vediamo seguire Giuseppe, proprio con la naturalezza e la fiducia con cui un ragazzino segue suo padre. È un dettaglio, un momento minore: eppure sono questi i momenti in cui trapelano intese profonde che per manifestarsi non hanno bisogno né di parole né di gesti particolari.

Così possiamo immaginare fosse il rapporto tra Gesù e Giuseppe: li legava un affetto concorde e consapevole, tanto più intenso quanto più era chiamato a restare sotto traccia.

P.S. Un pensiero di gratitudine agli artisti, quando come Giotto sanno reimmaginare in modo così aderente al vero ciò che davvero deve essere accaduto e che nessuno però ha raccontato.