10 Marzo 2021

Usa, Cina, Russia: l'era della competizione tra potenze

La nuova Guerra Fredda sarà sempre più glaciale. Interesserà, infatti, un’area che in passato non aveva quasi nessuna rilevanza, cioè l’Artico. Lo spiega un dettagliato articolo del National Interest, che descrive così i motivi e i termini della contesa: “L’era della ‘competizione tra grandi potenze’ è arrivata e si sta svolgendo tra Stati Uniti, Russia e Cina nell’Artico”.

“Tale regione vitale non interessa solo le rotte marittime strategiche che si stanno aprendo a causa dei cambiamenti determinati dal clima, ma è interessante anche perché possiede enormi riserve di risorse energetiche, metalli preziosi e giacimenti di terre rare”.

I nuovi orizzonti artici 

L’articolo è scritto da Robert O’Brien, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, e annota come la precedente amministrazione si sia accorta dell’importanza strategica dell’Artico e abbia preso coscienza, in ritardo, dei passi avanti fatti dalla Russia per sfruttarne le ricchezze, e sia così corsa ai ripari.

Gli Stati Uniti hanno quindi rivisto la loro dottrina artica, cercando di porre rimedio al ritardo, tanto grave da costringerli ad affittare due navi rompighiaccio, una novità per la U.S. Navy, che non ha mai cercato altrove i propri vascelli.

La sfida con Russia e Cina sarà dura, e sarà combattuta su tutti i fronti, sia a livello commerciale che militare. Si prospetta, anzi, è già iniziata una militarizzazione nuova sui ghiacci del Nord.

Tale sfida ha conosciuto anche un capitolo esilarante, quando Donald Trump chiese pubblicamente alla Danimarca di vendere la Groenlandia agli Usa, incontrando un indignato rifiuto.

Base della nuova flotta statunitense sarà, ovviamente, l’Alaska, ma Washington sa bene che non può competere con la Russia solo basandosi sulle proprie forze, dato che Mosca affaccia sull’Artico per migliaia di chilometri grazie alla Siberia (area che Mosca ha sempre considerato strategicamente secondaria, ma che negli ultimi anni sta assumendo, anche per la questione di cui sopra sempre più rilevanza).

Da qui la necessità di creare una politica comune con i Paesi alleati che siedono nel Consiglio Artico, sede nella quale vengono dettate regole e discusse controversie riguardanti la regione.

In tale sede Washington può contare sui suoi storici alleati, dato che vi siedono rappresentanze di Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Federazione Russa, Svezia e Stati Uniti. Insomma, il Consiglio sta tutto con questi ultimi, Russia a parte.

Ma c’è il problema della Cina, che sta cooperando attivamente con i russi, cosa che preoccupa non poco gli americani, come sottolinea O’Brien, il quale ritiene che Pechino possa essere esclusa dal gioco artico, perché non è un membro del Consiglio, ma solo un osservatore.

Considerazione, invero, alquanto inane, dato che osservatori sono anche Olanda, Polonia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Italia, che difenderanno il loro diritto di interlocuzione, seppur a latere, sostenendo così le ragioni della Cina.

Peraltro, Pechino non ha bisogno di autorizzazioni del Consiglio, dato che, a differenza di quanto immagina O’Brien, le basta la cooperazione con Mosca, ormai avviata: anche se gli interessi delle due potenze sull’Artico divergono, è anche vero che ormai il partenariato tra esse è stato reso inscindibile dall’aggressività  americana nei loro confronti, che ha reso necessaria l’unione delle loro forze.

L’alleanza spaziale tra Russia e Cina

Proprio di recente nelle cancellerie occidentali si è parlato molto della costituzione di una vera e propria alleanza militare tra le due potenze, data come ormai inevitabile.

In realtà, sia Cina che Russia hanno evitato di fare questo passo formale. Come spiega il Global Times, Pechino e Mosca non hanno bisogno della stipula di un trattato militare: non lo ritengono necessario, anche perché la cooperazione militare è nei fatti.

Non solo non necessario, ma deleterio, perché depotenzierebbe le possibilità di entrambi i partner, a detrimento anche delle potenzialità comuni. Lo si è visto con la rischiosa querelle di confine tra India e Cina, nella quale la Russia ha potuto svolgere un tacito ruolo di mediazione che ha posto le basi per la rappacificazione tra i duellanti.

Tale partnership si è recentemente estesa anche allo spazio, con la Russia che ha abbandonato il progetto Artemis, patrocinato dalla Nasa per dar vita a una presenza permanente sulla Luna, per un progetto ancora più ambizioso in collaborazione con la Cina.

Mosca e Pechino, infatti, intendono installare “una base robotica al Polo Sud lunare“. Tale base dovrebbe essere creata a partire dal 2030, nella prospettiva di renderla capace di ospitare una presenza umana entro il 2040.

Inutile aggiungere che alla base di tale spinta spaziale ci sono interessi giganteschi. Pechino e Mosca sperano di riuscire ad avviare lo sfruttamento del suolo lunare e di farne un hub di partenza per lo sfruttamento delle risorse dello spazio, che hanno potenzialità ancora maggiori.

Non per nulla Trump ha istituito la United States Space Force, che dovrebbe portare l’America a raggiungere analoghi obiettivi. Una competizione tutta da vedere che presenta però un nefasto rovescio della medaglia, cioè la militarizzazione dello spazio, che Trattati precedenti avevano escluso.

Insomma, l’era della competizione tra grandi potenze è ormai avviata. Si giocherà su vari livelli, in cielo, in terra, in mare… e nello spazio, dove “nessuno può sentirti urlare“, come recitava il trailer cult di Alien.