5 Marzo 2021

Vaccini: Big Pharma detta legge, la salute non conta

Big Pharma si è attivata pesantemente per impedire che i propri vaccini siano prodotti da altri, interessati a far fronte alla pandemia. Le società farmaceutiche hanno chiesto formalmente all’amministrazione Biden, allegando una monumentale mole di documenti, di sanzionare l’Ungheria, la Colombia, il Cile e altri Paesi per aver cercato di aumentare la produzione di vaccini senza il loro permesso.

Per Big Pharma si tratta di una minaccia alla Sicurezza nazionale, dato che è in ballo la “protezione della proprietà intellettuale” dell’industria americana e posti di lavoro americani.

A rilevare la querelle è The Intercept, che aggiunge: “L’industria farmaceutica ha criticato aspramente qualsiasi tentativo di condividere i brevetti dei vaccini o la conoscenza tecnologica necessaria per produrli, nonostante la necessità globale”.

“Secondo una stima, i paesi ricchi, che rappresentano solo il 16% della popolazione mondiale, si sono già assicurati più della metà di tutti i contratti del vaccino Covid-19. E le proiezioni attuali mostrano che per gran parte del mondo a reddito medio e in via di sviluppo ci vorranno anni per ottenere una vaccinazione di massa”.

Nel rilevare l’indignazione dei colossi farmaceutici americani, The Intercept spiega che se la pressione andrà in porto, come purtroppo probabile, si metteranno a rischio milioni, anzi miliardi, di persone.

Infatti, oltre alla salute dei poveri, che importa nulla a nessuno, ci sarà una ricaduta anche per la salute dei cittadini dei Paesi ricchi, tema che potrebbe suscitare qualche interesse, dato che lasciar dilagare il virus nel mondo favorirà la genesi di nuove varianti, con rischi conseguenti anche per le nazioni più sviluppate.

Ad oggi l’unica possibilità per i Paesi meno sviluppati per accedere ai vaccini sono le donazioni, che ovviamente non possono soddisfare la richiesta massiva, e la cosiddetta COVAX Facility, una partnership pubblico-privato che compra vaccini dalle società farmaceutiche e le distribuisce, in alcuni casi strappando l’autorizzazione per una produzione localizzata, ma anche in questo caso, ovviamente, con i ferrei limiti imposti dalle società in questione.

Benvenuti, dunque, nella realtà pandemica, dalla quale molti assicuravano sarebbe uscito un mondo migliore… Né, in questo contesto, possiamo dimenticare le laudi sperticate che al momento dell’annuncio furono indirizzate alle imprese che hanno sviluppato i vaccini, i cui dirigenti sono stati identificati come salvatori del mondo.

Certo, il sospiro di sollievo non era del tutto malriposto, ma osservare l’attuale spettacolo miserevole interpella anche sul pregresso. Peraltro, non si può non rilevare che queste aziende sono state lautamente finanziate dallo Stato, e giustamente, per riuscire nel sospirato obiettivo.

Così l’idea che lo Stato debba semplicemente sottostare ai loro interessi non appare del tutto legittima.

Preoccupazioni analoghe sono state avanzate a Bruxelles dove, a quanto pare, c’è ancora qualche politico. L’eurodeputata Manon Aubry, esponente di France Insoumis, co-presidente del gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, in un suo intervento ha rilevato gli errori commessi dalla Commissione europea nella gestione della vaccinazione.

Errori dovuti non solo a incapacità, ma anche all’evidente genuflessione dei dirigenti della Ue a Big Pharma (si ricordi che il vaccino Pfizer è co-prodotto dai tedeschi).

L’intervento della Aubry è stato un vero e proprio atto di accusa verso la presidente della Commissione europea, Ursula Van der Leyen, ed è riportato nel video che pubblichiamo in calce alla nota.

Ovviamente la Van der Leyen non è l’unica responsabile del disastro, ché tanti hanno contribuito o fatto anche di peggio. Ieri la critica del virologo Roberto Burioni a Sandra Gallina, professione interprete, che ha gestito, in qualità di direttrice generale della Salute della Commissione Ue, la contrattazione e l’acquisto dei vaccini.

Di oggi un articolo del Corriere della Sera che tenta di difenderla. Ma la di là delle querelle in questione, ci sono due certezze.

La prima è che il governo e i funzionari dell’Unione europea hanno fallito, incrementando a dismisura gli effetti di un disastro epocale. Il secondo è che nessun esponente di questo governo, né nessuno dei suoi alti funzionari, subirà alcuna conseguenza per i danni arrecati.

Continueranno a sedere al loro posto, ché non esiste nessun meccanismo per una rimozione e le dinamiche di Casta non contemplano imbarazzo e dimissioni.

Quando si parla o scrive che i Paesi devono cedere parte della loro sovranità alla Ue, c’è da intendersi su cosa sia tale cessione: se parte di tale sovranità sia da riservarsi a una sovranità più alta, condivisa, o se sia cederla a una Casta non elettiva.

Ammettendo che il secondo caso non si dia, perché neanche i fautori elegiaci dell’Unione potranno mai ammettere esplicitamente tale totalitarismo, si tratta del primo caso.

E però resta che in democrazia la sovranità appartiene ai cittadini, e che i rappresentanti di questi a loro rispondano. Nella Ue tale interazione è nulla e i rappresentanti non si sa bene chi rappresentino. L’unica certezza è che non rappresentano i cittadini dei Paesi membri dell’Unione.

Questo il meccanismo opaco che andrebbe rimesso a posto per poter parlare di sovranità e di Unione europea in termini meno mistici e misteriosofici.

Ps. Il contratto pieno di omissis che la deputata francese sventola nell’aula del Parlamento europeo merita l’attenzione del caso.