1 Marzo 2021

Cina - India: il duro confronto è finito

“Una telefonata tra i ministri degli esteri indiano e cinese segnala la fine del confronto e mostra la determinazione a ricostruire i legami bilaterali”. Questo il titolo di una nota del Global Times che racconta la fine dello scontro che per mesi ha visto i due Paesi contrapposti.

Tutto era iniziato nel giugno 2020 con uno scontro tra militari cinesi e indiani sul tormentato confine tibetano, di fatto indefiniti fin da quando i comunisti hanno preso il potere in Cina.

Uno scontro di basso profilo, quello avvenuto nei pressi del fiume Galwan, dato che in fondo ha comportato un numero esiguo di vittime (poco più di una ventina).

Eppure, pur contenuto, il confronto ha portato al parossismo la tensione tra i giganti asiatici, trascinandoli sull’orlo di uno scontro militare. Pechino e New Delhi hanno infatti iniziato ad ammassare truppe sul confine conteso, con corollario di accuse e minacce reciproche.

Una tensione alimentata dall’esterno, nel tentativo di obliterare l’esperimento iniziato da Nerendra Modi, che in nome del nazionalismo indiano aveva tagliato il cordone ombelicale che ancora legava New Delhi a vecchi e nuovi padroni coloniali, per tentare di dare al suo Paese una politica indipendente dagli interessi altrui.

Da qui anche l’avvio di un dialogo con la Cina, la fabbrica del mondo che il destino aveva messo a ridosso del suo Paese e che i vecchi padroni coloniali avevano reso un paria per i dirigenti indiani, dato che New Delhi, nei loro disegni, rappresenta solo una pedina (fondamentale) per contenere il Dragone.

Prospettiva, quest’ultima che l’incidente tibetano aveva rilanciato, portando al collasso la nuova stagione di dialogo avviata da Modi.

Non solo le spinte esterne. I leader dei due Paesi hanno dovuto faticare non poco per sedare i rispettivi falchi che, dall’interno, chiedevano a gran voce di non rilassare i muscoli, anzi di infliggere una lezione definitiva ai vicini.

Lezione che però sarebbe costata cara ad ambedue i contendenti, come ben sapevano Modi e Xi Jinping. Da qui un processo distensivo lungo, faticoso, fatto di stop and go, che, però sembra sia andato felicemente in porto.

Di interesse notare che, proprio quando i rapporti tra i due Paesi sono tornati sui binari della normalità, è stato reso pubblico un esplosivo rapporto di Recorded Future, la più importante Agenzia di intelligence per la sicurezza aziendale del mondo. Secondo l’Agenzia, dietro il blackout che nell’ottobre scorso ha messo in ginocchio Mumbai ci sarebbe la mano di hacker cinesi.

La notizia è stata rilanciata ovviamente con enfasi dai media d’Occidente, a iniziare dal New York Times, e indica ancora una volta quanto sia facile ormai non solo creare nuovi motivi di attrito (le firme digitali sono aleatorie almeno quanto la neutralità dei decrittatori), ma anche quanto sia inviso a certi ambiti internazionali il dialogo tra i due Paesi.

È ovvio che se tra Pechino e New Delhi si avviasse una sinergia, l’attuale sistema di potere economico-finanziario del mondo ne sarebbe travolto. Si aprirebbe il “Secolo asiatico”, prospettiva che, proprio per la sua carica dirompente, gli attuali padroni del mondo cercano di contrastare in tutti i modi.

E, però, la distensione sul confine tibetano indica che i dirigenti politici due giganti asiatici sono ben consci delle possibilità che possono aprirsi da questo dialogo e del contrasto che esso necessariamente incontra. E hanno dimostrato di saper cavalcare i venti contrari e addirittura sopirli.

Di interesse un cenno della nota citata del GT: “La conversazione telefonica è la continuazione politica dell’incontro tra i due ministri degli Esteri avvenuto a Mosca nel settembre 2020”. Un cenno che evidenzia il ruolo di mediazione svolto nel segreto dalla Russia di Putin, partner di ambedue i Paesi, che si sta ritagliando un ruolo da playmaker della geopolitica asiatica (vedi Piccolenote).

Come di interesse anche il cenno conclusivo della nota, nel quale si riferisce che nell’ultimo anno il commercio bilaterale tra Cina e India ha raggiunto un valore di 77,7 miliardi di dollari. “Sostituendo gli Stati Uniti – scrive il GT -, la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India nel 2020, ha riferito Bloomberg, citando dati ufficiali indiani”. Non è un particolare da poco.