23 Febbraio 2021

COVID-19: di nuove varianti e procurato allarme

La nuova moda è “terrorizzare con la variante“, scrive il celebre professor Burioni sulla sua pagina Facebook (ripresa poi anche dal Corriere della Sera) lo scorso 17 febbraio. “Vorrei farvi notare – continua il post – che varianti virali emergono continuamente e, fino a prova contraria, non rappresentano un pericolo”.

Vale per le varianti quello che vale per i cittadini: innocenti fino a prova contraria.
In particolare non c’è nessun elemento che ci faccia pensare che quelle già individuate sfuggano all’azione dei vaccini più potenti. Anzi, dati preliminari sembrano suggerire il contrario, anche se poi naturalmente dovremo vedere cosa succede in concreto. Per esempio, in concreto in Israele la variante ‘inglese’ è contrastata impeccabilmente dal vaccino…”

Lo spauracchio delle varianti e la letteratura scientifica

Non ci siamo sentiti spesso in sintonia con Burioni, ma questa volta riteniamo che abbia messo il dito su una piaga particolare. Ovviamente non possiamo sapere come evolverà il virus in futuro. Ci ricorda, però, il professore che il vaccino contro il morbillo, per ricordarne uno, è stato messo a punto 60 anni fa e ancora funziona, nonostante tale virus sia molto più “mutevole” del Covid-19.

Fino a prova contraria le varianti non rappresentano un pericolo nuovo rispetto al precedente, ma un’evoluzione usuale di tutti i virus (basti pensare all’influenza, sempre diversa ogni anno e sempre uguale a sé stessa).

È la stessa cosa che l’Antidiplomatico ci racconta nel suo articolo del 16 febbraio scorso, a firma di Rosemary Frei: “Si scopre che il caso della contagiosità e della pericolosità delle varianti si incentra in gran parte sugli effetti teorici di un solo cambiamento che si dice derivi da una mutazione nei geni del virus. E, come mostrerò in questo articolo, quel caso è molto traballante…”.

Vale la pena leggere con attenzione l’attenta disamina che l’autore fa delle pubblicazioni scientifiche che si sono occupate finora delle varianti. Questi  “Non-Peer-Reviewed Theoretical-Modeling Papers” sono alla base del diluvio di articoli allarmistici che ci ha sommerso negli ultimi tempi.

La conclusione dell’Antidiplomatico è simile a quella del professor Burioni, non si può escludere nulla, ma non ci sono basi scientifiche per terrorizzare ulteriormente tutti noi: “Le dichiarazioni sul grave pericolo rappresentato dalle nuove varianti non sono basate su un solido fondamento scientifico”.

“Sembrano mirare più a spaventare il pubblico a sottomettersi a restrizioni più dure e più lunghe che a contribuire a creare politiche realmente basate sull’evidenza… Non lasciate che il vostro ragionamento venga spazzato via dal ciclo di notizie 24 ore su 24, 7 giorni su 7, colmo di paura e allarmismo.”

Procurato allarme 

In effetti, in questo tempo pandemico è dilagata la paura. Alla paura reale si è aggiunta quella “percepita”, creata da un’informazione troppo spesso declinata in modalità catastrofista.

Non è una novità, dato che il sensazionalismo/catastrofismo è parte integrante del sistema informativo (le notizia tragiche si vendono meglio). Ma l’applicazione di tale registro alle notizie sulla pandemia ha avuto effetti devastanti.

A questo proposito crediamo meriti un cenno l’infortunio capitato al professor Galli, virologo di grande fama che si pone ai vertici delle classifiche per numero di interviste e apparizioni in tv.

In un’intervista della scorsa settimana, il primario dell’ospedale Sacco di Milano ha dichiarato: “Io mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri…”.

Tempo 24 ore e un comunicato ufficiale del suo ospedale precisa, per non dire smentisce, quanto riferito: “Nel periodo dal 23 dicembre 2020 al 4 febbraio 2021, sono stati ricoverati 314 pazienti positivi al Covid. I dati raccolti hanno rilevato la presenza di 6 pazienti positivi alla variante UK su un totale di 50 casi che, in ragione delle loro caratteristiche, sono stati sottoposti a sequenziamento”.

E ancora: “Si specifica, inoltre che fino ad oggi nel Laboratorio dell’Asst è stata identificata esclusivamente la cosiddetta variante inglese. Al momento, nessun sequenziamento ha evidenziato la variante brasiliana o sudafricana”.

Una cosa è il dibattito sul Covid-19 andato in scena in questo lungo anno, con ipotesi catastrofiste opposte che potrebbero avere un qualche fondamento scientifico o meno. Un’altra è dare un’informazione del tutto infondata, che produce inutile panico.

Citiamo l’art. 658 del codice penale che definisce i termini del reato di procurato allarme: “Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti e persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516″.

Non sappiamo se le parole del professor Galli ricadano in questa specie di reato, né entriamo nel dibattito sull’obbligatorietà dell’azione penale (che, per esempio, nel caso di un allarme bomba infondato trova applicazione). Però ci permettiamo di porre domande in proposito.

Detto questo, e a prescindere dall’infortunio capitato al professor Galli, e ai tanti ascoltatori del programma televisivo, non possiamo non sperare in una comunicazione più sobria sul tema.

Inoltre riteniamo sia ineludibile una seria riflessione sul corto circuito creato dall’eccessivo protagonismo di certi esperti, o sedicenti tali, e dalla deriva sensazionalista di certa informazione, che ha incrementato in maniera indebita il Terrore di questo tempo pandemico.