11 Febbraio 2021

Lotta al COVID-19: nuove e vecchie cure

Dinnanzi all’interesse suscitato dalla corsa ai vaccini ogni altro argomento relativo al virus passa oggi in secondo piano. Ma nella lotta alla pandemia un aspetto importante, forse persino più importante dei vaccini, almeno fino a quando non sarà vaccinata una massa critica sufficiente ad arrestarla, sono le cure.

Ogni tanto qualche buona notizia la si coglie nei giornali, L’autorevole TimesofIsrael il 5 febbraio scorso titolava  “Il nuovo farmaco israeliano ha curato 29 dei 30 casi di COVID moderati / gravi in ​​pochi giorni”.

La nota dettagliava come il Tel Aviv’s Ichilov Medical Center abbia sviluppato un nuovo farmaco che ha completato con successo la  sperimentazione di fase 1 aiutando molti pazienti con sintomi moderati e gravi a guarire rapidamente.

Un enorme passo avanti, scrive il giornale israeliano, “le fonti ospedaliere hanno infatti riferito che “la sostanza EXO-CD24 individuata dal professor Nadir Arber è stata somministrata a 30 pazienti le cui condizioni erano moderate o gravi e 29 di loro si sono ripresi in 3-5 giorni”.

Il professor Nadir Arber ne spiega poi il meccanismo: “Il farmaco viene inalato una volta al giorno per pochi minuti, per cinque giorni […] esso agisce direttamente nel cuore della tempesta – i polmoni -, così, a differenza di altre medicine […] che causano molti effetti collaterali gravi, l’EXO-CD24 è somministrato localmente, ha un grande effetto e non comporta effetti collaterali”.

Per la serie “piccole buone notizie” registriamo negli ultimi giorni anche quella che sembra (speriamo) la parola fine ad un’altra storia molto italiana, quella degli anticorpi monoclonali.

“Sulla base delle indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del parere del Consiglio Superiore di Sanità ho appena firmato il decreto che autorizza la distribuzione, in via straordinaria, degli anticorpi monoclonali. Così, insieme ai vaccini, abbiamo una possibilità in più per contrastare il Covid 19″. Così, su Facebook, il ministro della Salute Roberto Speranza, post ripreso dall’Agenzia AGI il 6 febbraio.

Si tratta di una storia relativamente lunga. La BSP Pharmaceuticals di Latina da dicembre ha iniziato a produrre anticorpi monoclonali per la Eli Lilly, multinazionale americana, e spedisce questi famaci in molti paesi del mondo tra cui Stati Uniti, Canada, Israele, Germania, Inghilterra e Ungheria. Ma, fino a pochi giorni fa, non in Italia perché non erano autorizzati.

La vicenda dell’autorizzazione del farmaco di Latina è controversa e ancora oggi illustri virologi italiani ne contestano l’efficacia. Vedremo se hanno ragione. Ma quando tanti paesi ne decidono l’adozione almeno una domanda sulla loro reale efficacia ci sembra d’obbligo. L’AIFA ha negato a lungo l’autorizzazione, in attesa di una preventiva autorizzazione europea.

Certo, l’Italia non poteva procedere come la Gran Bretagna, che grazie alla Brexit ha evitato l’esoterica burocrazia europea. E però, forse poteva seguire l’esempio di alcuni Paesi della Ue, cioè Germania e l’Ungheria che, infischiandosene delle autorizzazioni dell’EMA, hanno adottato gli anticorpi monoclonali da tempo.

E dire che l’Italia avrebbe ha avuto addirittura l’occasione di precedere questi Paesi, dato che a ottobre la multinazionale, la BPS di Latina e le autorità italiane avevano provato a procedere con un’autorizzazione “in deroga”. Purtroppo la procedura non è mai andato in porto per il diniego dell’AIFA.

Detto questo, nonostante la situazione da allora non sia mutata, dato che non c’è ancora l’autorizzazione europea, l’AIFA si è decisa a concedere la sospirata autorizzazione. Misteri dolorosi della burocrazia.

Una nota a margine crediamo meriti l’iniziativa di circa 200 medici, per lo più di base, che a inizio pandemia hanno messo insieme le loro conoscenze per affrontare la nuova malattia.

Una banale chat che ha messo in comunicazione conoscenze e casistiche e che ha permesso ai dottori che vi hanno partecipato di approntare una qualche cura domiciliare ai loro assistiti.

Ne parla il dottor Andrea Mangiagalli in un video alquanto convincente, nel quale spiega le medicine che hanno usato, per lo più generiche, e i risultati: solo il 5 per cento dei loro assistiti ha subito un ricovero, gli altri sono guariti.

Tanti i misteri di questa pandemia. Come tanti e altrettanto dolorosi i misteri  dell’informazione, che ci ha letteralmente bombardato con virologi, epidemiologi, cartomanti, apprendisti stregoni e tanto altro invece di interpellare i medici che hanno lottato corpo a corpo con il virus.

E che magari ne sapevano più dei tanti soloni intervistati, che hanno generato la pandemia informativa e alimentato il terrore conseguente.