8 Febbraio 2021

NYT: è ora di fidarsi dei vaccini cinesi e russi

“È ora di fidarsi dei vaccini cinesi e russi”: così titola il New York Times del 5 febbraio. Un articolo scritto da Achal Prabhala e Chee Yoke Ling (1), che affronta in maniera decisa quello che fino a poco tempo fa era considerato un tabù.

I vaccini cinesi e russi funzionano bene, almeno altrettanto bene di quelli occidentali, spiega il NYT, che dettaglia: “da tempo si stanno accumulando prove che anche i vaccini di quei paesi funzionano bene. La più importante rivista medico-scientifica, Lancet, ha pubblicato questa settimana i risultati provvisori di studi in fase avanzata che dimostrano come lo Sputnik V, il vaccino russo, abbia un’efficacia del 91,6%. Risultati, peraltro, che erano stati pubblicati a metà dicembre dagli sviluppatori del vaccino, dal Centro Gamaleya e dal Fondo russo per gli investimenti diretti”, pubblicazioni che sono rimaste lettera morta.

Su tali vaccini, insomma, è calata una coltre di oblio, nonostante il fatto che, oltre ai dati scientifici pregressi, la loro efficacia sia ormai resa palese dalla campagna di vaccinazione in corso in diversi Paesi. Una campagna che sta dando risultati positivi, riscontrabili da tutti.

Vaccini: un problema politico
Tasto dolente. Come mai si arriva solo adesso (almeno in Occidente, che in gran parte del resto del mondo questo problema non è mai esistito (2) a considerare questi vaccini come soluzioni possibili? Questa la risposta del New York Times: “I vaccini cinesi e russi sono stati inizialmente respinti dai media occidentali e da altri media globali, per la percezione che fossero inferiori ai vaccini prodotti da Moderna, Pfizer-BioNtech o AstraZeneca. Una percezione che sembrava derivare in parte dal fatto che Cina e Russia sono Stati autoritari”.

In tal modo il NYT rileva – edulcorando, perché contro non erano solo i media, ma anche la comunità scientifica e la politica – che Europa e Stati Uniti non hanno valutato con la dovuta celerità e attenzione alcune armi efficaci contro la pandemia per motivi politici. Sarebbe di per sé sufficiente ad aprire un’inchiesta, come abbiamo già avuto occasione di scrivere, dato che tale decisione geopolitica ha perso vite, tante vite (vedi Piccolenote).

Dati scientifici e processi di autorizzazione
Continua il NYT: “Senza dubbio, ulteriori informazioni sui vaccini cinesi e russi devono essere rese pubbliche, ma lo stesso vale, in certa misura, anche per i vaccini occidentali. Infatti, non tutti i dettagli o i dati grezzi delle sperimentazioni dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna sono stai resi disponibili, nemmeno ai ricercatori”.

A facilitare il via libera ad alcuni vaccini (Pfizer-Moderna) e la condanna di altri (Sputnik V, Sinovac, AstraZeneca) anche la confusione di dati e informazioni, alimentata pure dalle diverse modalità di sperimentazione dei vaccini stessi, che variano da Paese a Paese.

Così “l’OMS – prosegue il NYT –  ha approvato il vaccino Pfizer-BioNTech alla fine del 2020, meno di due mesi dopo che la Casa farmaceutica ha presentato la domanda, e si prevede che questo mese deciderà sui vaccini Moderna e AstraZeneca. I vaccini cinesi e russi sono ancora in fila, nonostante il processo di verifica di questi ultimi sia stato avviato prima degli altri” (!).

La guerra delle licenze
In questa guerra dei vaccini, la ciliegina sulla torta: le aziende farmaceutiche d’Occidente, che hanno venduto i loro vaccini ai paesi ricchi, “si oppongono alla concessione della licenza” dei propri farmaci ad altri Paesi.

Ciò rende impervio a tali nazioni approvvigionarsi di questi farmaci. Così molti paesi si sono rivolti a russi e cinesi, che in alcuni casi, al contrario delle aziende di cui sopra, hanno sviluppato sinergie, consentendo ad altri di produrre in loco i loro farmaci anti-covid-19.

Il problema, nota il NYT, è anche strutturale, infatti “le regole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la certificazione dei vaccini sono a distorte a favore degli Stati ricchi, essenzialmente occidentali…”.

“Quando un vaccino viene sviluppato e approvato da un Paese che gode della fiducia dell’OMS, l’organizzazione di solito fa affidamento su tale valutazione per autorizzare rapidamente. Ma quando un produttore di vaccini di un Paese non fiduciario richiede la prequalifica, l’OMS esegue una valutazione completa, da zero, compresa anche l’ispezione fisica degli impianti di produzione”.

La strada sembra senza via di uscita. I vaccini riconosciuti e approvati sono pochi e la loro produzione procede a ritmi troppo lenti e con costi troppo alti per i bisogni del mondo.

L’OMS ha autorizzato velocemente solo i vaccini che arrivano dai paesi occidentali e altri vaccini che potrebbero dare un aiuto decisivo per contrastare la pandemia non sono né prodotti né autorizzati dall’occidente. Se si vuole uscire da questo circolo vizioso, conclude il NYT, “c’è una soluzione semplice, già a portata di mano: è ora di iniziare a fidarsi dei vaccini di altri paesi”.

 

(1) Achal Prabhala è il coordinatore di AccessIBSA, organismo nato per favorire l’accesso ai farmaci. Chee Yoke Ling è il direttore esecutivo di Third World Network, organizzazione internazionale di ricerca con sede a Penang, in Malesia.

(2) Sinovac ha già firmato accordi per esportare quest’anno più di 350 milioni di dosi del suo vaccino in 12 paesi; Sinopharm, circa 194 milioni di dosi in 11 paesi; Sputnik V, circa 400 milioni di dosi in 17 paesi. Inoltre, i tre i produttori hanno dichiarato di poter produrre fino a 1 miliardo di dosi ciascuno nel 2021.