29 Dicembre 2020

Gli attacchi di Manchester 2017, l'MI5 e la guerra in Libia

Persone depongono fiori in St Ann’s Square, Manchester, in occasione del primo anniversario dell’attentato alla Manchester Arena

“Quattro giorni dopo l’atrocità terroristica alla Manchester Arena il 22 maggio 2017, che ha ucciso 22 persone, Jeremy Corbyn ha pronunciato il discorso più coraggioso della sua carriera”.

“L’allora leader laburista andò ben oltre le condanne proforma della barbarie terroristica consueta a seguito di tali attacchi”.

“Ha sollevato il tema proibito della politica estera britannica. Corbyn ha evidenziato una connessione tra «le guerre che il nostro governo ha sostenuto o combattuto in altri paesi e il terrorismo qui in patria»”.

Così un recente articolo del Global Research parla di quello che agli occhi dei più è evidente: esiste un “innegabile legame tra l’avventurismo straniero e il cosiddetto contraccolpo a casa”.

Nel caso dell’attentato di Manchester “l’elefante nella stanza” che tutti fingono di non vedere è la guerra in Libia e la caduta di Gheddafi e la cosiddetta  “«politica della porta aperta»” britannica, che ha consentito agli esuli libici e ai cittadini britannici libici, la maggior parte dei quali viveva a Manchester, di unirsi alla rivolta del 2011.” con tanto di organizzazione del MI5 (i servizi di sicurezza britannici che si occupano di interni) che provvedeva loro per tutte le necessità del caso.

Naturalmente MI5 badava a questi migranti non per spirito di servizio ma perché questi fossero liberi di andare a combattere in Libia  “Un articolo di  Middle East Eye ha  intervistato i libici che hanno affermato che il servizio di sicurezza interna britannico, MI5, ha tirato le fila per consentire loro di viaggiare in Libia e combattere “senza fare domande”.

“In altre parole, il Regno Unito consentiva alle persone sospettate di coinvolgimento in attività terroristiche di recarsi in Libia e unirsi a gruppi islamici radicali, compreso il Libyan Islamic Fighting Group”, cioè al Qaeda.

Dati i trascorsi di questi personaggi, ben noti ai servizi, è difficile che questi sospetti di terrorismo potessero semplicemente essere sottovalutati.

Continua il  Global Reserch: “Alcuni combattenti del LIFG in Libia nel 2011 avevano precedentemente  combattuto a  fianco dello Stato islamico dell’Iraq, l’entità di al-Qaeda che ha continuato a stabilire una presenza in Siria e poi è diventata Stato islamico”.

“In altre parole, le forze collegate a Qaeda erano gli stivali della Gran Bretagna sul campo nella guerra contro Gheddafi…”.

“Dopo la caduta del regime di Gheddafi, la Libia è sprofondato nel caos ed è diventato una base per il terrorismo e una rampa di lancio per gli attacchi terroristici in Europa”.

Gli stessi servizi segreti britannici, spiega ancora il Global Research, hanno continuato a monitorare questi ambiti, seguendo anche i tanti terroristi tornati a Manchester grazie alle porte aperte, rimaste tali. Da quella porta è passato anche Salman Ramadan Abedi, il terrorista che, dopo aver combattuto in Libia, ha fatto strage a Manchester.

La domanda del Global Reserch è: “Gli innocenti cittadini di Manchester hanno pagato il prezzo del sangue per la cinica politica britannica realizzata sei anni prima? Lo stesso Stato britannico in ultima analisi, aveva a che fare con l’apparato del terrore che uccise persone innocenti a Manchester?”. 

Su tale attentato è in corso un’inchiesta nel Regno Unito, ma apre finestre sui tanti attentati compiuti in questi anni sul suolo europeo. Tanti i miliziani partiti per la Siria, per rovesciare Assad, come volevano i potenti d’Occidente, che hanno poi sparso sangue innocente anche da noi (anche il sangue dei cittadini siriani vale, non va dimenticato).

Stivali di terra delle guerre sporche aperte in questi anni dai neocon e loro succubi politici. Miliziani partiti col placet dei servizi segreti d’Occidente, che hanno chiuso un occhio, anzi due, sui loro addestratori, sui soldi del Terrore, necessari ad acquistare armi e pagare i soldati, e tanto altro.

C’era l’interesse a cambiare il volto del mondo arabo. Il Terrore è stato un mezzo necessario. Con conseguenze sotto gli occhi di tutti. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, tanto deve ancora emergere della follia di questi anni, che è costata sangue innocente, da noi come nelle terre d’arabia.