23 Dicembre 2020

Israele va a elezioni. Netanyahu contro le destre

Benjamin Netanyahu e Benny Gantz

Israele va di nuovo alle elezioni anticipate. L’accordo di governo tra Gantz e Netanyahu si infrange e tanti analisti hanno visto in tale rottura la decisione del premier di interrompere la convivenza prima che scattassero i fatidici due anni, al termine dei quali, come da accordi, avrebbe dovuto cedere al suo partner-rivale la poltrona da primo ministro.

Un copione già scritto

Uno sviluppo peraltro anticipato da tanti analisti israeliani, che fin dall’inizio del nuovo governo avevano predetto che Netanyahu si sarebbe cucinato a fuoco lento l’ex generale prestato alla politica per poi dargli il benservito.

Ma c’è un altro motivo per cui Netanyahu vuole queste elezioni: ritiene che in questo momento possa incassare il massimo dei voti, tesaurizzando i suoi successi in politica estera: la normalizzazione con i Paesi arabi sunniti e la conseguente derubricazione della causa palestinese a problema secondario della politica internazionale.

Inoltre vuol prendere il tempo alla presidenza Biden, riuscire cioè a portare a buon fine un impenetrabile arrocco prima che questa si consolidi e possa così offrire una sponda ai suoi avversari interni e internazionali, cioè il centro-sinistra israeliano, supportato da tante comunità e organizzazioni ebraiche americane a lui avverse, e l’Iran, che la nuova presidenza Usa non vede come un nemico da incenerire, come egli vorrebbe.

Abile pokerista della politica, Netanyahu ha fatto i suoi calcoli e attraversato il Rubicone, portando Gantz dove voleva, cioè a decretare la fine del governo a causa del mancato accordo sulle legge riguardante il bilancio dello Stato. Sicuro di vincere ancora una volta la partita.

Il tempo dirà se il calcolo sia giusto. Ma tutte queste cose le avevamo già accennate in una nota del 2 dicembre, nella quale avevamo anticipato la caduta del suo governo e la sua fuga per la vittoria, dato che i numeri sono implacabili e danno per inevitabile una vittoria delle destre di cui egli si considera il leader necessario.

L’insidia a destra

Concludevamo quella nota accennando alle possibili variabili che possono far perdere mano e partita anche ai pokeristi più abili.

Tra queste, oltre a quelle accennate (a causa dellla nuova presidenza Usa), ce ne sono altre che forse il premier non aveva preventivato, annotate sia da Haaretz che da Timesofisrael.

La prima è la fuoriuscita dal suo partito del potente Gideon Sa’ar, che ha dato vita a una nuova formazione politica che potrebbe diventare punto di riferimento di altri transfughi (come in parte già accaduto, vedi ad es. Timesofisrael) erodendone l’elettorato.

La seconda è che per la prima volta Netanyahu non potrà adottare le usate formule magiche che gli hanno consentito in passato di accedere a più o meno facili vittorie.

Il suo confronto non sarà, infatti, come al solito con il centro-sinistra, dal momento che i suoi principali rilavali saranno i partiti di destra, quello guidato da Sa’ar e Yamina, l’ultra-destra di Naftali Bennet. E ciò cambia le carte in tavola.

«Benjamin Netanyahu – scrive sul punto Yossi Verter su Haaretz – è abituato a condurre le sue campagne contro un unico principale rivale di centro-sinistra. Era facile per lui fare accuse malvagie e false contro i suoi rivali, giungendo al limite di imputare loro il tradimento. È così che ha attirato a sé gli elettori di destra, presi dal panico all’idea di un “governo di sinistra”».

Netanyahu deve guardarsi da un’altra insidia, il processo nel quale è impelagato da tempo. Insidia che contava di risolvere con una legge ad hoc, che però non arriva.

Sul punto soccorre ancora la nota di Verter: «Sa’ar ha promesso di non assecondare le manovre volte alla distruzione della democrazia israeliana. Bennett ha fatto lo stesso lunedì sera. I puristi di sinistra che sono costernati dall’aumento del numero dei sondaggi di tale coppia farebbero bene a prestare attenzione anche a questo».

In pratica sia Sa’ar che Bennet hanno promesso di non votare alcuna legge salva-Netanyahu, anzi potrebbero portare alla Knesset una legge che l’affossa ancor di più. E sul punto troverebbero i voti del centro-sinistra; una manovra a tenaglia che Netanyahu non potrebbe parare.

La rivolta dei numeri due

D’altronde sia Bennet che Sa’ar sono stati a lungo competitor a destra del premier e possono, per la prima volta, non solo evitarsi l’usuale ruolo ancillare, ma anche aspirare e guidare il Paese.

Il punto, per Netanyahu, è che nella sua ossessione di presentarsi come “unico” politico in grado di salvare la patria, incenerendo di volta in volta quanti hanno provato a emergere nell’agone politico, si è inimicato tutti i protagonisti della politica israeliana. Il reuccio ha tante frecce al suo arco, ma stavolta la navigazione in solitaria rischia gli scogli.

Infine, una nota su Gantz, oggetto di scherno e riprovazione del centro-sinistra, che aveva illuso con la sua strenua opposizione a Netanyahu, rimasti basiti quando poi si era accordato con lui. Il suo tradimento non sarà perdonato e per questo non prenderà un voto, spiegano i media di riferimento di tale ambito politico.

Nessuno ricorda che egli compì il fatidico passo all’apparire dell’incubo coronavirus. Ex generale votato a servire la patria, reputò necessario dare un governo al Paese nella tragica emergenza. Nella vita la gratitudine è merce rara, nella politica di più.