22 Dicembre 2020

Vaccini: un miracolo per Big Pharma

“…da quando l’industria farmaceutica è intervenuta con i vaccini, sembra che anni e anni di pessima reputazione si stiano dissolvendo. L’anno scorso, il sondaggio Gallup  classificava l’industria farmaceutica come la più antipatica in America, al di sotto sia delle grandi compagnie petrolifere che di quelle governative. A settembre, anche prima dell’arrivo dei vaccini, il tasso di approvazione dell’industria stava già migliorando“.

Questo il focus di un articolo del New York Times del 17 dicembre. Il “miracolo” del vaccino contro il COVID-19, il cui arrivo solo pochi mesi fa era previsto per l’autunno del 2021, ha rovesciato la pessima immagine che le Big Pharma avevano in tutto il mondo.

“È un incredibile colpo di stato nelle pubbliche relazioni per un’industria che cerca disperatamente di salvare la propria immagine. Proprio il mese scorso, Purdue Pharma si è dichiarata colpevole e ha accettato sanzioni per oltre $ 8 miliardi dopo essere stata perseguita per il suo ruolo nell’orribile crisi degli oppioidi in America”. 

“Pfizer aveva stabilito il record precedente grazie a un accordo per frode nell’industria farmaceutica nel 2009 per $ 2,3 miliardi… La turpitudine dell’industria farmaceutica è così comune che è diventata parte dello sfondo culturale… Nel romanzo di John le Carré del 2001 “The Constant Gardner”, un diplomatico britannico scopre un gigante farmaceutico che sta testando farmaci pericolosi su poveri africani… la sua trama fa eco a un caso reale che coinvolge Pfizer in Nigeria. (L’azienda ha negato qualsiasi illecito, avendo però risolto in via extragiudiziale la causa intentata dalle famiglie dei bambini deceduti durante i test.).”

L’amministratore delegato di Eli Lilly, un’azienda farmaceutica che ha prodotto una terapia con anticorpi per il Covid-19, ha detto agli investitori che la pandemia offriva “un’opportunità unica per reimpostare la reputazione del settore”.

Ancora una volta questo disastro viene definito “opportunità”. Ancora una volta a farlo è qualcuno che guida una multinazionale. Quando sentiremo dire la stessa cosa da un lavoratore dipendente o da un piccolo imprenditore? Probabilmente mai.

P.S. qualche giorno fa Piero Di Lorenzo, è presidente della Irbm di Pomezia, che ha prodotto materialmente il vaccino di AstraZeneca ha rilasciato un’intervista a Repubblica, riportata da Dagospia, in cui denuncia pesanti attacchi di hacker dall’estero. Ne riportiamo uno stralcio che ci sembra interessante per chiarire che in gioco non c’è solo l’opportunità di ripulire immagini offuscate ma, per citare il NYT, “turpitudini così comuni” che ogni colpo, basso o illecito che sia, diventa normale.

D – Il lavoro procede normalmente?

R – No. La normalità è finita da quando è stato reso pubblico quale sarebbe stato il prezzo di vendita del vaccino (2,80 euro a dose, ndr ). Da allora abbiamo cominciato a subire attacchi hacker professionali violentissimi, che si sono intensificati quando è stata resa pubblica la quantità di oltre tre miliardi di dosi che sarebbe stata prodotta. Ne abbiamo avuti sette molto pesanti».

D – Posso solo dire che sono stati lanciati dall’ estero

R – Entrare nel server dell’ Irbm, rubare i dati sensibili dell’ operazione vaccino….Ma pensi che ora non possiamo più utilizzare mail e telefoni per tutte le comunicazioni di dati sensibili e le garantisco che è un bel granello di sabbia nell’ ingranaggio».

D – La tempistica fa pensare al movente “politico”, per indebolire la posizione di un vaccino che è economico e facile da trasportare.

R – Beh, sarei ipocrita se rispondessi che non ho pensato al gioco geopolitico che potrebbe essere dietro a questi fatti, di cui ho sentito parlare da alcuni opinionisti. Ma, siccome passa un chilometro sopra le nostre teste, preferisco scacciare i brutti pensieri».