9 Dicembre 2020

Biden sceglie il Capo della Difesa e manda a vuoto i falchi

Lloyd Austin con Joe Biden

L’ex generale Lloyd Austin dovrebbe essere il prossimo Segretario della Difesa degli Stati Uniti, così almeno vorrebbe Biden che in questi giorni sta costruendo la sua squadra. Nomina che dà modo di ipotizzare le direttrici di politica estera dell’Impero dei prossimi anni.

Nel riferire la nomina abbiamo usato il condizionale, scelta obbligata dal fatto che deve essere ratificata dal Congresso, passaggio che potrebbe essere ostico.

Infatti, la legge prevede che un militare non può ricoprire l’incarico di Capo del Pentagono se non siano trascorsi almeno sette anni dal suo congedo, mentre Austin è in pensione da poco.

Ma il Congresso può ratificarlo in deroga alla norma, come accadde per l’ex generale James Mattis, scelto in tale ruolo da Trump.

Ma nel caso di Austin la cosa sembra un po’ più complicata. Non tanto per il curriculum, avendo egli preso parte alla macelleria dell’invasione dell’Iraq, passaggio che lo rende accetto all’establishement, quanto perché si voleva altro.

L’inutile assalto dei falchi

La scelta di Biden, infatti, ha scontentato i falchi, che avevano puntato su Michèle A. Flournoy, che da tempo presta servizio alla Difesa sotto l’ala protettiva dei Clinton, tanto che, secondo il New York Times, se Hillary avesse vinto le presidenziali del 2016 l’avrebbe nominata Segretario della Difesa.

Il giornale della Grande Mela rivela che secondo gli ambiti vicini a Biden “l’idea che la signora Flournoy fosse la front-runner [per la Difesa] è il prodotto di un’impressionante campagna di lobbying da parte dei suoi sostenitori […] svolta attraverso dichiarazioni pubbliche, articoli di opinione e tweet”.

Per rafforzare l’ipotesi si era anche ricorsi all’usuale tema del “genere”, dato che sarebbe stata la prima donna a ricoprire tale incarico.

Ma Biden ha già scelto una donna per un incarico apicale, la vicepresidente Kamala Harris, cosa che gli ha reso meno difficile rintuzzare le pressioni. E peraltro ha fatto una scelta altrettanto “politicamente corretta” nominando un afroamericano, il primo a ricoprire quel ruolo.

Se ci dilunghiamo su tali dettagli è per sottolineare lo sventato pericolo. Il Nyt, infatti, ricorda come la Flournoy abbia supportato il piano del generale McChrystal per intensificare  la guerra in Afghanistan, ipotesi alla quale Biden si oppose.

Ma per capire il personaggio basta ricordare l’articolo che ebbe a scrivere per Foreign Policy, nel quale sosteneva la necessità di rafforzare l’apparato militare Usa per poter “minacciare in modo credibile di affondare tutte le navi militari, i sottomarini e le navi mercantili cinesi nel Mar Cinese Meridionale in 72 ore“.

Il fatto che tanti ambiti Usa abbiano sponsorizzato una persona che ha messo nero su bianco tale assurdità rende l’idea della follia che alberga nelle alte sfere dell’establishement.

Sospiro di sollievo a Pechino

Anche Pechino sembra sollevata dalla scampato pericolo. Tanto il Global Times ricorda appunto la nota bellicosa, e peraltro “irrealizzabile”, della Flournoy, elogiando la decisione di Biden di escludere una figura tanto “radicale che sostiene politiche militari estreme”.

Al contrario, Austin, annota GT, “è un ufficiale militare tradizionale e pragmatico, quindi le sue politiche militari saranno razionali”. Tale scelta, continua il GT, indica che gli Usa vorranno focalizzare la propria attenzione sul Medio oriente, la regione nella quale l’ex generale ha svolto il suo incarico, nell’idea di contrastare la nuova proiezione della Russia nella regione.

Certo, continua il GT, “la pressione strategica complessiva degli Stati Uniti verso la Cina difficilmente cambierà”, ma “l’attuale feroce retorica si ridurrà e si riapriranno i canali di contatto tra i due eserciti” e “il dialogo e le interazioni probabilmente aumenteranno. Ciò ridurrà almeno le possibilità di valutazioni errate e rischi inutili”.

Austin e l’Iran

Ma le manovre di liberal e neocon per affondare il prescelto da Biden vanno annotate con la serietà del caso, perché indicano la distanza tra il presidente e tali ambiti bellicisti, che non porta bene ai presidenti Usa.

Molti hanno esecrato il fatto che Austin, in congedo, sia stato cooptato nel Cda di un’industria di armi. Purtroppo, è la dinamica infernale dell’apparato militar industriale Usa. Registriamo, anche, con certa curiosità che, in parallelo, era stato cooptato anche in una società a carattere sanitario, la Tenet Healthcare Corporation. Nome suggestivo (Piccolenote)…

Al di là delle spigolature, attendersi un figlio di Maria a Capo del Pentagono è vano irenismo. Austin è un generale uso alla guerra e tale resta. Come rimarrà, anzi si rilancerà, il confronto a tutto campo tra grandi potenze, con conseguenze incresciose per il mondo. Ma almeno si è evitato di aggiungere follia a follia con la Flournoy.

Infine, va registrato il forte legame tra Austin e Beau Biden, il figlio perso da Joe a causa di un cancro (Washington Post), particolare che fa dell’ex generale un uomo fidato del futuro (?) presidente.

La prima grande grana che dovrà affrontare Biden sarà il confronto con l’Iran, che egli vorrebbe normalizzare col ripristino dell’accordo sul nucleare e altri vorrebbero precipitasse in guerra. Avere un uomo fidato al Pentagono lo aiuterà a districarsi in un ginepraio a così alto rischio.

Sempre che Austin venga confermato, dato che già alcuni esponenti democratici, tra cui la clintoniana Warren, hanno dichiarato il loro voto contrario al Congresso.