3 Dicembre 2020

COVID-19: le prime tracce risalgono al 2019?

“Il primo caso confermato di coronavirus negli Stati Uniti è stato segnalato il 19 gennaio in un uomo di Washington al ritorno da Wuhan…Ora, i dati di un nuovo studio del governo dipingono un quadro diverso: il coronavirus potrebbe essersi diffuso silenziosamente in America già a dicembre 2019”.

Così inizia un articolo del Miami Herald del 1 dicembre che riprende una ricerca del Centers for Disease Control and Prevention, l’Istituto sanitario destinato a controllare la salute pubblica.

Lo studio del CDC, pubblicato sulla Clinical Infectious Diseases, ha individuato indicatori dell’infezione da COVID 19 in America due mesi prima di quanto si pensava finora.

“I ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention hanno raccolto 7.389 campioni di sangue provenienti da donazioni di routine alla Croce Rossa americana tra il 13 dicembre 2019 e il 17 gennaio 2020”.

“106 di tali campioni contenevano anticorpi contro il coronavirus, suggerendo che il sistema immunitario di quegli individui ha combattuto contro COVID-19.”

Il dubbio resta dato che: “uno studio pubblicato ad agosto ha scoperto che le persone che hanno avuto il comune raffreddore potrebbero avere cellule nel loro sistema immunitario che potrebbero essere in grado di riconoscere quelle del nuovo coronavirus“.

Dubbi che però possono venire, almeno parzialmente, fugati da altre ricerche  analoghe a quella del CDC svolte in altre. parti del mondo. Non ultima quella dell‘Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, i cui esiti sono stati pubblicati a fine ottobre.

Lo studio milanese riguardava 959 persone di età compresa  tra i 55 e 65 anni che si erano sottoposti a uno screening sul tumore al polmone . Con una certa sorpresa dei ricercatori, è emerso che l’11,6% (111 su 959) di queste persone aveva sviluppato gli anticorpi del coronavirus, di cui il 14% già a settembre e il 30% nella seconda settimana di febbraio 2020 (si ricordi che il primo caso riconosciuto in Italia è di fine febbraio).

Certo anche in questo caso c’è chi ha sollevato il “dubbio del raffreddore” e noi non possiamo che registrare questa ipotesi in attesa che qualche studio approfondito riesca a fare chiarezza.

Da ultimo dobbiamo rilevare le conseguenze che tali scoperte potrebbero portare con se. La narrativa mainstream ci sta bombardando da quasi un anno con la versione “cinese” della nascita del virus.

Non solo questo sarebbe fuoriuscito, dolosamente o colposamente, dal famigerato laboratorio di Wuhan, ma la Cina avrebbe poi volontariamente tenuto nascosto al mondo quanto stava accadendo, con i risultati che tutti conosciamo e le conseguenti gravissime responsabilità di Pechino.

È evidente che, se si dovesse dimostrare che il virus circolava in Occidente ben prima dei primi casi cinesi, tale narrativa verrebbe spazzata via. Occorre tener presente che Tale narrativa è parte dello scontro geopolitico Cina-Usa.

Di fatto, è un’arma di distruzione di massa contro la Cina, che da quando è iniziata la pandemia ha visto crollare la sua immagine internazionale. Si può immaginare quindi quali e quante opposizioni dovranno superare studi che possano in qualche modo mettere in crisi una narrazione tanto utile a così grandi interessi internazionali. Come si può notare dalla scarsa rilevanza che hanno sui media gli studi che individuano un’altra genesi della pandemia.

Ma prima o poi la storia del Covid-19 dovrà pur essere studiata a fondo, al di là delle ideologie e gli interessi del caso. Per il momento dobbiamo accontentarci della cronaca, con tutte le sue miopie.