30 Novembre 2020

Mantegna, Madonna col bambino

di Giuseppe Frangi

È una storia alla rovescia quella di questo piccolo quadro di Andrea Mantegna conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Apparteneva a un grande conoscitore, Giovanni Morelli, che dovette cederlo a Gian Giacomo Poldi Pezzoli per saldare i suoi debiti di gioco.

Era il 1861. Il collezionista decise di far restaurare l’opera. E noi fino ad oggi l’abbiamo vista e conosciuta come lui ce l’ha lasciata. Quest’anno però il museo ha deciso di affidarla di nuovo ad un intervento di restauro, che ha potuto ripristinare una situazione che è molto diversa da quella precedente.

A metà ‘800 la preoccupazione era stata quella di addolcire la pittura di Mantegna, di normalizzarla con decori sulla veste di Maria e addirittura ridisegnando il braccio in modo da dare l’impressione che la scena si svolgesse davanti ad una finestra.

Ora invece ci ritroviamo davanti ad un’immagine molto diversa, molto meno “educata”, meno composta. I toni si sono fatti più ombrosi e assai meno gentili. Maria tiene stretto a sé il bambino con un gesto che, per esprimere l’intensità dell’affetto, diventa quasi sgraziato. 

Le sue mani non hanno la delicatezza che siamo abituati a vedere in tanti altri soggetti analoghi di quell’epoca (il quadro è databile intorno al 1490). Sono mani che sembrano quasi legarsi al corpo del Bambino, che lo toccano senza preoccuparsi di apparire poco delicate.

Mani che dicono che quel Bambino è reale; un corpo a cui la mamma guarda già nella silenziosa coscienza del destino che l’attende. A tutto questo si aggiunge lo spazio, che non è quello tranquillizzante di una finestra, ma è ben più drammatico e compresso.

Il genio di Mantegna fa una sintesi, che può apparire un po’ brutale nei modi: la sintesi di un rapporto, quello tra Maria e Gesù, che include fin dal primo respiro tutto il suo svolgersi.

È un quadro che esprime un affetto e insieme una coscienza. Un quadro che nell’attimo racchiude tutta una storia. Un quadro in cui la commozione è tanto intensa proprio perché custodisce una ferita.

Mantegna, per arrivare a dire questo, lascia da parte i “bei modi”. Vale per lui quel verso meraviglioso di cui siamo tutti grati a Michelangelo: «Ma che poss’io, Signor, s’a me non vieni coll’usata ineffabil cortesia?». C’è davvero da essere grati al Signore d’aver a che fare con geni così…

Giuseppe Frangi